Il senso di Smilla per la neve

Peter Høeg

Editore: Mondadori
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804413837

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Recensioni dei clienti

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    Barbara

    12/07/2017 11:39:55

    Ho iniziato a leggerlo con fervore ed interesse ma, purtroppo, dopo poco entrambi si sono spenti. Il racconto è troppo articolato, i personaggi sono troppi e poco interessati, l'eroina Smilla è "troppa" e non risulta simpatica. Non ne consiglio la lettura se non per la descrizione di una parte di mondo così poco conosciuta: il libro mi ha spinto a cercare in internet i luoghi e le storie di questo spazio a nord del mondo.

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    Evgenij Eleutheros

    17/11/2015 13:55:51

    Smilla Qaavigaaq Jaspersen ha 37 anni e vive a Copenaghen, ma non ha mai dimenticato la Groenlandia, terra d'origine sua e di sua madre. Studiosa di glaciologia e appassionata di matematica, fa amicizia con il piccolo Esajas, anche lui groenlandese, da poco orfano di padre e trascurato dalla madre Juliane, disoccupata e alcolizzata. L'improvvisa morte del bambino, apparentemente accidentale, scatena i dubbi e i sospetti di Smilla, che in un'indomita ricerca di indizi e tracce nascoste riuscirà a svelare il mistero della morte di Esajas, finito senza saperlo in qualcosa di molto più grande di lui. L'agile narrazione - è la protagonista a raccontare in prima persona - conduce il lettore attraverso le luci e le ombre del rapporto fra la Danimarca e la sua (ex-?)colonia circondata dai ghiacci dell'Artico, una storia di sfruttamento economico, di assimilazione culturale ed emarginazione sociale ai danni dei nativi Inuit, benché il benessere europeo abbia senza dubbio lambito anche le loro vite. In questa cornice si inseriscono le tessere della vita della protagonista: Smilla è una donna affascinante, forte della propria fragilità, fiera della propria solitudine, intelligente e mordace, disposta ad andare fino in fondo e a mettere in pericolo se stessa per amore della verità e per dare giustizia a Esajas. Un bel thriller dall'ambientazione molto accattivante, trasposto sul grande schermo nel 1997 dal regista danese Bille August, con l'ottima interpretazione di Julia Ormond nelle vesti di Smilla. Un romanzo che valica i confini del giallo, tingendosi delle tonalità fosche della denuncia sociale e della critica ai mali dell'uomo europeo.

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    ely

    23/10/2015 07:43:48

    ne avevo sentito parlar bene, cosi ho cominciato a leggerlo.. nn lavessi mai fatto! nn ho mai sbadigliato tanto davanti a un libro! la storia di x se e pure carina e intrigante, ma piu ke un romanzo sembra di leggere un documetario o.o sono finita a guardarmi il film per riuscire a capire meglio certi dettagli.. e poi e scritto in un modo tutto strano, che ti fa perdere il filo del discorso.. nn mi e piaciuto granche.. =(

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    Nicola59

    08/02/2015 12:04:09

    Sinceramente mi aspettavo di più, in qualche punto mi sono 'perso' e penso che accorciandolo di un centinaio di pagine non sarebbe stato male. Peccato.

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    ago

    07/10/2014 15:01:18

    Inizio promettentissimo, ma, in poco tempo, ci si impantana... in una coltre di neve. Noioso, "lento", deludente.

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    Claudio S.

    10/09/2014 12:51:48

    Smilla Jaspersson è un signor personaggio, originale e difficile da ritrovare in letteratura. La trama, in effetti è complicata e i personaggi sono tanti; non è una lettura facile e, quindi, astenersi chi non ha voglia di fare un po' di fatica. I rapporti Danimarca/Groenlandia sono descritti in modo strepitoso e la materia è scarsamente conosciuta.

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    vania

    27/06/2014 21:41:33

    raramente ho letto un libro cosi' brutto e noioso - la storia inesistente, confusa, mal sviluppata- i nomi dei tanti personaggi sono difficili da ricordare e la storia talmente confusa e intervallata da interminabili considerazioni che nulla hanno a che vedere con la vicenda, che alla fine ci si perde e non ci si ricorda piu' da dove si era partiti - oltre 400 noiosissime pagine, inconcludenti e senza un filo logico. terribile....

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    bruna

    18/04/2014 10:02:59

    Da anni sento parlare di questo libro e finalmente ho deciso di leggerlo...che dire? Orribile, noioso, confuso. Non si capisce quasi nulla e il finale? C'è un finale?

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    annalis

    24/02/2014 11:53:34

    Do un voto alto a questo libro, mi è piaciuto molto! dopo aver letto le recensioni, alcune negative, mi aspettavo una delusione, che non è mai arrivata. E' un vero romanzo (non solo un "giallo"), con un personaggio centrale molto ben delineato, e una storia davvero avvincente. L'ambientazione è unica -siamo "nella lunga notte nordica", tra la danimarca e i ghiacci della groenlandia, e smilla se ne intende molto di neve, ha vissuto l'infanzia tra gli eschimesi, e anche per questo ha un punto di vista unico, anche sulla cultura occidentale. Ed è anche molto ben scritto, a mio parere. E' raro che un libro mi appassioni così, eppure questo ci è riuscito!

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    claudia

    31/01/2014 19:13:01

    Se ci fosse il voto 0 non avrei avuto dubbi.. uno dei libri peggiori che abbia mai avuto la sfortuna di leggere. Noioso, storia con finale assurdo.. ho avuto l'idea di aver sprecato il mio tempo, per cui non leggetelo!

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    mary

    10/12/2013 19:13:10

    Un thriller ambientato fra Danimarca e Groenlandia da cui è stato tratto un film con un cast eccezionale tra cui il grande Richard Harris. Il mistero si snoda attraverso tutto il libro, scritto in maniera asciutta alla maniera nordica. Quello che, pero', mi preme sottolineare e per il quale vi consiglio il libro è il sentimento che anima i danesi verso i groenlandesi: per i danesi la Groenlandia è paradossalmente il Sud, l'Africa, e relegano i suoi abitanti in quartieri ghetto alla periferia di Copenaghen. Un modo diverso di vedere e "leggere" il razzismo a longitudini diverse in questi giorni di ......lacrime, finte lacrime, silenzi, discorsoni urlati, distese azzurre e file e file di bare bianche.

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    Sebastiano

    27/08/2013 17:44:40

    Partiamo dicendo che Smilla (la protagonista del romanzo) può, a mio avviso, essere considerata l'antenata della Lisbeth Salander della trilogia di Stieg Larsson. Detto ciò, le differenze tra i due libri finiscono qui (se si esclude la Scandinavia come luogo di ambientazione del romanzo). Venendo al libro, devo dire - in accordo con quanto scritto da altri lettori prima di me - che mi ha deluso! Si è fatto un gran parlare di questo "capostipite" del genere ma, francamente, ho trovato un abisso tra questo e gli altri libri letti. A tratti è confuso, altre volte si adopera un linguaggio troppo tecnico (senza un disegno oppure una minima conoscenza delle navi, della seconda parte si capisce ben poco), si perde in dettagli poco importanti ai fini della narrazione, i personaggi sono poco o troppo (non esiste una via di mezzo) delineati ed, infine, il finale è veramente imbarazzante. Sembra quasi che l'Autore si sia quasi stancato del libro ed abbia voluto affrettare la fine! Delusione!

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    Teta

    22/08/2013 08:24:16

    L'idea è buona ma narrata in modo troppo tecnico e impersonale. Smilla è una donna forte che non riesce ad appassionarci fino in fondo.

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    Alix

    06/05/2013 18:17:53

    Non é facile da leggere perchè a volte diventa un po noioso ma non lascia di essere interessante perché il ritmo é tale e quale la vita scandinava. Ci sono state delle frasi che mi colpirono: sulla rinuncia. A volte si rinuncia tanto ed spesso che se finisce per essere allenato.

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    Cristina72

    19/06/2012 14:58:55

    Il romanzo mi sembra un'occasione mancata. Smilla è una figura di donna toccante che non passa inosservata. Diffidente e aggressiva con i suoi simili, lotta con tutte le sue forze per arrivare alla verità sulla morte apparentemente accidentale di un bambino eschimese, che trascurato dalla madre alcolizzata l'aveva scelta come amica. Il ricordo struggente del suo piccolo e unico amico e dei momenti di tenerezza silenziosa condivisi con lui, la forza e il coraggio della donna, la neve, sua alleata nell'indagine, sono la parte migliore del libro. Peccato che fin dall'inizio si ha come l'impressione che si cerchi qualcosa che si conosce già, un percorso già tracciato che si rivelerà fin troppo arzigogolato. E poi l'autore si perde nei sensazionalismi e nel linguaggio tecnico, snocciolando ogni venti righe cifre che lasciano a bocca aperta più per gli sbadigli che per lo stupore. Alla fine sembra di guardare un videogioco, con la protagonista che riceve botte da tutte le parti e si rialza sempre. Avrei gradito una trama più semplice e descrizioni di ambienti meno dettagliate.

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    Lucia

    15/03/2012 12:29:15

    Ho comprato questo libro attratta dal titolo e dalla recensione del "Corriere della Sera" stampata sulla copertina (Un capolavoro. Il capostipite del thriller scandinavo. Un best seller planetario lodato anche dalla critica). Ho trovato la lettura noiosissima, scontata ed inverosimile. Un consiglio: NON leggetelo.

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    alice

    31/01/2012 17:22:54

    semplicemente un capolavoro. Il mio libro preferito. Fantastiche le ambientazioni; l'ordinata Danimarca e la selvaggia e desolata Groenlandia spazzata dalla neve. Smilla è una donna che vive "ai margini" senza famiglia, senza un lavoro fisso, ma con un padre, un ricco e famoso medico, che la mantiene più che bene. E' il frutto dell'amore tra una solitaria cacciatrice Inuit (la parola con cui gli eschimesi di autodefiniscono, è offensivo per loro la parola eschimese) e un celebre medico danese, un'unione improbabile ma incandescente, stroncata dalla morte della madre di Smilla durante un incidente di caccia. Il libro è imperniato sulla morte apparentemente accidentale di un piccolo groenlandese amico e vicino di casa di Smilla, che sa "leggere" la neve e alla ricerca della verità si imbarca su una nave che la riporta nel suo Paese natale. Questo libro ti fa sognare un viaggio in Groenlandia!!! Stupendo!

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    Marco

    09/11/2010 16:16:06

    Quando ero ragazzino portando giù il quadrupede e vedevo appeso ovunque il manifesto della locandina, dopo 13 anni per casualità lo trovai usato su uno scaffale del libraccio e dopo un anno finalmente lo lessi... devo ammettere che come storia è particolarmente interessante ma anche incredibilmente tortuosa nella lettura, non è un libro in cui puoi far finta di stare attento e perderti qualche pagina, senò non ci si ritrova. la storia dopotutto è avvincente con svariati luoghi di ambientazione, dalla Danimarca alla nave e alla fine in Groellandia con un finale veramente impossibile da immaginare anche se la fine vera è propria viene lasciata un pò interpretare. ma comunque un buon libro

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    Marco

    14/04/2010 17:55:11

    Ho letto migliaia di romanzi di tutti i generi, "Il senso di Smilla per la neve" è in assoluto quanto di peggio mi sia capitato di leggere. L'ho terminato solo per verificare se il livello scadentissimo migliorasse almeno un po'. Al contrario: di peggio in peggio. Un solo consiglio non iniziatelo nemmeno.

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    Simone

    26/03/2010 14:19:05

    Trovo questo libro nella vecchia libreria dei miei genitori, leggo la trama, leggo la storia del miracoloso caso editoriale che ha rappresentato quando è uscito e senza perdere tempo comincio a leggerlo. Comincio ma non finirò mai: arrivato a pagina 101, la noia, l'eccessiva lunghezza delle descrizioni, la carenza di fatti mi costringono ad abbandonare per la prima volta nella mia vita la lettura di un romanzo.

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recensione di Papuzzi, A., L'Indice 1994, n.11
(recensione pubblicata per l'edizione del 1994)

"Erano quasi le undici di una mattina di mezzo ottobre, senza sole e con una minaccia di pioggia torrenziale nell'aria troppo tersa sopra le colline. Portavo il mio completo color carta da zucchero, con camicia, cravatta e fazzolettino blu scuro, scarpe nere e calze nere di lana, con 'baghette' blu scuro. Ero ordinato, pulito, ben raso e compassato, e non mi importava che lo si notasse. Sembravo il figurino dell'investigatore privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari". Le avete riconosciute? Sono le prime otto righe del "Grande sonno" di Raymond Chandler, nella crepitante traduzione di Ida Omboni, un cult del giallo, che vide la luce nel 1939 e arrivò da noi nel 1948, dopo essere diventato film con un memorabile Bogart nei panni di Marlowe.
"C'è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica, e nella lingua che non è più mia la neve è 'qanik', grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato. L'oscurità di dicembre sale dalla fossa che sembra illimitata come il cielo che ci sovrasta. In questa oscurità i nostri volti sono solo dischi di pallida luce, ma riesco ugualmente a percepire la disapprovazione del pastore e del becchino per le mie calze nere a rete... ". Queste invece sono le prime otto righe d'un thriller apparso due anni fa in lingua danese, tradotto in diciassette paesi, messo da "Time" in cima ai Best Books del 1993, ribattezzato dagli amanti del genere col semplice nome della protagonista: Smilla.
A proporre l'analogia fra un monumento come Raymond Chandler e Peter Hoeg, non ancora quarantenne e fino a ieri praticamente sconosciuto, è stato in particolare Alessandro Baricco, nella sua favorevolissima recensione a "Il senso di Smilla per la neve" (su "Tuttolibri" n. 925). Però, però: non sembra anche a voi che ci sia una differenza ineludibile, anche solo limitandosi agli incipit? Lo stile di Chandler è nervoso e ironico, quello di Hoeg è descrittivo e romantico. La scrittura rispecchia due opposte concezioni del giallo. Si può dirla in questo modo: Marlowe è inutile e sa di esserlo, Smilla è decisiva e sa di esserlo. Marlowe è inutile perché è buono, mentre la realtà, specie quella degli investigatori privati, è fatta di ometti da quattro soldi. L'ironia e l'autoironia sono essenziali per la sua identità. È come se Chandler - che viene sostanzialmente dopo Hammett - dicesse al lettore: il mondo fa schifo, non si salva niente, le favole non esistono, l'unico eroe possibile è quello che non crede negli eroi. Smilla al contrario è tutto ciò che può essere l'eroina di un mondo che alle favole vuole assolutamente credere, da Andersen a Crichton (è Baricco a citare entrambi su "Tuttolibri"). Dunque Smilla è romantica, malinconica, patetica, coraggiosa, intelligente, sofferente, scientificamente curiosa e vagamente misteriosa, e dolcemente affascinante per il desiderio di maternità che è molla del 'plot'.
Ciò non significa che "Il senso di Smilla per la neve" non sia un thriller con gli ingredienti giusti: l'ambiente e la vastità del Grande Nord, la sua solitudine, la sua luce sono forse la componente più affascinante del romanzo, da cui si sprigiona un'angoscia sottile, che avvolge gli scarni fatti - la morte d'un bambino, un progetto scientifico, una spedizione tra i ghiacci; dall'esito violento. Semmai lasciano perplessi, a un patito del noir classico, i meccanismi della sua suspense, troppo diluiti a mio giudizio fra pignole descrizioni e riflessioni moraleggianti, mentre tu vorresti sapere se succede qualcosa di nuovo. Tra il primo e il secondo evento luttuoso passa un'eternità. D'altronde Hoeg ha scritto quasi cinquecento pagine, secondo una conclamata regola del best-seller, mentre le disavveuture di Marlowe non superavano mai le duecento. Ma qui è questione di gusti, forse anche di generazioni di lettori. È un dato li fatto che i thriller tendono a essere sempre più voluminosi: sarà tornato di moda, sotto mentite spoglie, il romanzo d'appendice?