Settanta acrilico trenta lana - Viola Di Grado - copertina

Settanta acrilico trenta lana

Viola Di Grado

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Editore: E/O
Collana: Tascabili e/o
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
In commercio dal: 10 maggio 2012
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788866320913
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Premio Campiello Opera Prima 2011. Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "l'inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c'era prima", in una casa assediata dalla multa. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno però Camelia incontra Wen, un ragazzo cinese che comincia a insegnarle la sua lingua: gli ideogrammi. Assegnando nuovi significati alle cose, apriranno un varco di bellezza e mistero nella vita buia di Camelia. Ma Wen nasconde un segreto, assieme a uno strano fratello che dietro una porta deturpa vestiti...
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    Silvia

    25/02/2019 10:15:54

    Non mi identifico nè nei detrattori di questo libro nè in chi, leggendolo, ha gridato al miracolo come se fosse improvvisamente rinata la vera letteratura italiana. Lo stile di questa autrice, all'epoca molto giovane, è molto buono, vivido, scabro, sarcastico, forse un po' troppo auto-compiaciuto. Il problema è che nella seconda metà del libro la storia inizia fare acqua da tutte le parti, troviamo sperma dappertutto (mentre nella prima parte la protagonista non pareva così attratta dal sesso) e la soluzione della storia viene affidata ad un personaggio che 'spunta' all'ultimo, tipo deus ex machina senza il quale sembra che l'autrice non sapesse come finirla. Lo consiglio come lettura, ma senza lodi nè infamia.

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    francesco v

    24/05/2015 08:58:12

    Tanta la caratterizzazione dello stile, la particolarità del linguaggio metaforico, la adeguatezza della forma, che non riesco a pensare come l'autrice possa scrivere altri libri dopo questo che sembra già il risultato finale di un processo di formazione lungo anni. Un libro meraviglioso, che descrive in maniera divinamente claustrofobica il senso di sconfitta, la inadeguatezza e la deriva autistica di chi non riesce a comunicare con il mondo perché non vi si riconosce. Follemente luridamente e fastidiosamente bello

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    Massimo

    01/10/2014 09:43:22

    Viola Di Grado è un'autentica Scrittrice. Punto. E Settanta acrilico trenta lana è un autentico Romanzo. Punto. In una parola, anzi, in due: GRANDE LETTERATURA. Chi non riesce a comprenderla-apprezzarla, semplicemente, si rivolga altrove (Moccia, Volo, Faletti, ecc.)

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    Tijean

    15/06/2014 22:19:12

    sarà che non ho più vent'anni, ma lo ricorderò a lungo come il peggiore libro mai letto. mi sono violentato per arrivare alla fine e l'ho finito solo perché si tratta del regalo di un'amica... semplicemente osceno. una storiaccia senza capo né coda scritta da una ventitreenne pseudo-nichilista. se ne poteva fare a meno, senz'altro. non capisco la critica entusiasta. viene da pensare a chi la sponsorizza.

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    Norma

    08/04/2014 15:54:23

    Deludente e angosciante. Incuriosita da una recensione su un giornale ho letto questo assurdo romanzo, uno dei libri peggiori letti finora. Cupo e deprimente.

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    Eli

    14/03/2014 13:03:47

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato nella biblioteca comunale, mi ha incuriosita il titolo, l'introduzione e l'ambientazione a Leeds, perchè ho vissuto quattro anni vicino Manchester. Il libro non mi è piaciuto per niente, mi sono sforzata di finirlo saltando interi paragrafi e pagine, senza per questo intaccare il senso della storia. La protagonista l'ho trovata irritante, tipica ragazza che gioca a fare la ribelle, solo perchè usa parole a sfondo sessuale e pratica autolesionismo. Il finale patetico. Forse sono troppo vecchia per questo tipo di libri, forse adatto a lettori ventenni.

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    Debora G.

    29/10/2013 13:04:11

    Alcune pagine sono belle. Altre sono fuffa, fuffa, fuffa. Siccome hanno parlato di "miracolo letterario" avevo grosse aspettative e ovviamente al 50% sono state deluse.

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    revel

    14/07/2013 17:38:54

    a tratti (troppo brevi) piacevole. la cosa che ho apprezzato di più di questo romanzo breve è appunto la brevità!!!!! l'ho finito ma non mi ha lasciato nulla.. che è la cosa più brutta si possa dire commentando un libro

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    Monica

    15/05/2013 18:11:54

    Contrariamente a "Cuore cavo", questo libro d'esordio della Di Grado non sono riuscita a finirlo.Quando un testo mi annoia porto pazienza dalle venti alle cinquanta pagine, a seconda di quanto è corposo il libro,poi, se continuo ad annoiarmi mollo tutto.Forse sarò in grado di apprezzarlo in un altro momento.

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    luca

    29/11/2012 10:31:09

    Non un capolavoro forse.. ma che senso a dire "mi ha deluso/a, da quanto letto recensioni mi aspettavo di più"? E poi molti a dire 'storia insulsa' o qualcosa del genere. A me sembra un libro veramente capace di richiamare lo stato confusionale e ancora poco strutturato dell'età adolescenziale... ed in questo riesce benissimo! E la storia non è assolutamente insulsa e vuota...il senso di spirale e di avvitamento nella disperazione della non accettazione è lacerante... Consigliato a chi ama le ballate nere di Nick Cave o le melodie strazianti e magari un po' sgraziate di Jeff Buckley... Astenersi chi gradisce sonorità piane di facile masticazione

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    akaspecials

    09/06/2012 15:55:03

    Una storia stranissima e originale, molto brava, la disparità dei commenti qui è segno che si tratta di un libro che ha aperto una varietà eterogenea di riflessioni personali, e questo costituisce sempre un bella cosa. A me è piaciuto parecchio.

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    Carla

    04/12/2011 07:31:20

    Un libro insulso. Questo è quello che mi viene da dire. Sì, l'autrice sa usare la penna, ma questo non basta. Tutte quelle metafore dopo un pò stancano, sono ripetitive, non aggiungono qualcosa al testo, lo rendono noioso semmai. Va bene che l'autrice ha solo 23 anni, ma non per questo si deve gridare al miracolo. L'età di una persona non deve essere presa a merito. Un libro inutile, che non mi ha lasciato nulla.

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    francesco

    28/11/2011 14:02:06

    Un esordio straordinario, così come straordinaria è la capacità di questa giovanissima autrice di modellare un linguaggio denso e ardito. Originale e ben delineata la storia con i suoi personaggi.

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    giacomo

    26/11/2011 18:44:04

    Una scrittura dessamente bipolare, che si ferisce di formule mai sperimentare e/o sentite e che, pur tuttavia, si sporca finanche di "banalità". Come se a scrivere fossero quattro mani che non riescono a trovare una sintesi hegeliana. Sono soprattutto i discorsi diretti di Camelia a peccare di prevedibilità e ingenuità, come se di punto in bianco si assistesse ad un work in regress. In egual misura ci troviamo di fronte ad una scrittura "barebacking", senza cioè le protezioni della retorica e che, con deufemismi, arriva senza filtri direttamente dallo stomaco. È un romanzo circolare, che potrebbe anche essere letto a ritroso cominciando proprio da quella "fine non fine" che ristabilisce i confini di un inferno non così terribile perché ivi le protagoniste sanno farsi carnefici e andare in brodo di giuggiole grazie a quel sadismo di espressioni che sanno farsi musica nel silenzio di uno sguardo che non ha bisogno di ridursi in logore parole. E se logos c'è - l'epifania è nel mezzo del romanzo- è solo un espediente per aizzare l'animo contro l'inadeguatezza delle stesse e denunciare l'omologazione della apparente normalità transazionale. Parlare di capolavoro è un iperbole alla quale mi sottraggo volentieri. Certo: si respira aria diversa sebbene acerba e sconsolante.

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    Bruno C.

    09/10/2011 12:25:29

    Mi domando il perché sia stato tanto premiato e ben recesito questo romanzo che ho trovato inutile. Non ti lascia niente, e nella lettura non mi ha emoxioanto un solo istante. é un libro a mio parere vuoto, poco importa l'autrice si sia affaticata nel trovare frasi d'effetto, è come una donna brutta questo libro, che tenta di rendersi bella ricoprendosi di stoffe sgargianti. inoltre nulla di nuovo, il poco nuovo presente in questo libro è mi preso in prestito. Sconsigliato.

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    concetta

    22/09/2011 02:29:30

    pessimo. l'autrice si capisce che conosce il mestiere, e tuttavia non ha proprio niente da dire. la sua tanto decantata originalità consiste semplicemente nel formulare stranezze che "infastidiscano" di per se stesse, proprio perchè a metterle su carta non ci vuole di certo talento, ma solo una buona dose di "faccia tosta". sconsigliato, in buona sostanza, a chiunque senta dentro di sè quel certo disagio a sentir decantare l'artisticità intrinseca di certa arte moderna... e di certi scarabocchi sconclusionati e pretenziosi, ma a quanto pare pluripremiati.

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    lella pari

    21/09/2011 17:46:08

    Trovo la scrittura di questa nuova autrice eccezionale. Sicuramente lo stile, nuovo, ardito, ricchissimo di metafore fantasiose e mai scontate, è il punto di forza. La trama invece scivola nel finale poco credibile, un po' raffazzonato e ingiustificato. Ma lei dice che la trama è simbolica e come tale va interpretata. Unico dubbio: avete letto il romanzo della madre, Elvira Seminara, L'indecenza? Un'autrice di notevole levatura, purtroppo poco conosciuta, dalla cifra stilistica inconfondibile. Sia nella trama, sia nel personaggio protagonista e nella scelta dello stesso finale improbabile e poco credibile, ma soprattutto nello stile, trovo molti punti di contatto tra "L'indecenza" e il libro d'esordio della figlia. Tanto che all'inizio mi sembrava addirittura di leggere un romanzo della Seminara, se si escludono alcune soluzioni più giovanilistiche. Un'influenza materna c'è senza dubbio ed è forte (certe immagini, certe soluzioni, quel modo stralunato della protagonista di estraniarsi dalla realtà e di vedere gli oggetti come esseri animati, partecipi di una vita parallela). Mi terrò il dubbio, ma in ogni caso il romanzo della Di Grado è un esperimento linguistico perfettamente riuscito a parte il neo del finale poco probabile.

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    francesco

    17/09/2011 14:56:28

    In assoluto il migliore erordio letterario degli ultimi anni. Un libro vivo e intenso ben scritto.

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    Ehipi

    03/09/2011 13:07:14

    E' da apprezzare un po' tutto in questo libro, poiché appunto è il primo. Deve ancora fare esperienza,affinare al tecnica. Non dite che il libro rappresenta un falso solo perché si ispira ad altri autori. Esiste l'intertestualità, ed è anche giusto ispirarsi ad altri autori per poter partire, senza questo non esisterebbe nulla. Non mi ha fatto impazzire come libro, perchè ok, la scrittura è particolare, certe trovate sono originali, però la storia in sé è un po' morta. Non si riesce ad avere quella simpatia per i personaggi, nemmeno per Camelia, e alla fine, come accade raramente, non ti mancano per nulla. Però secondo me è da ammirare ugualmente, senza quell'esagerazione che ha definito questo libro il miglior libro dopo anni.

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    Erica

    23/08/2011 14:25:52

    Allora...la storia per come è posta non ha niente di interessante e profondo, non lascia granchè e nemmeno i personaggi. Verte tutto su di lei, il ragazzo, l'altro, la madre depressa, gli ideogrammi cinesi, i buchi (si, i buchi! come non citarli?!?). Il tutto scritto e condito con frasi ed elementi (descrizioni, ma anche personaggi e loro azioni) eccentrici, sopra le righe e in chiave depressa. Un po' sconfusionati, soprattutto all'inizio quando si ha il primo impatto con il libro non si capisce molto bene dove si voglia andare a parare finchè poi la storia ingrana e si riesce a collegare gli elementi e ad abituarsi allo stile. Tutto sommato carino e si legge in poco tempo, è scorrevole. 16 euro comunque non gleli darei MAI. Andate in biblioteca.

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  • Viola Di Grado Cover

    Viola Di Grado è figlia di Antonio Di Grado, italianista e uno dei massimi studiosi di Sciascia e De Roberto, e di Elvira Seminara, scrittrice. Si è laureata in lingue orientali a Torino. È stata in Erasmus a Leeds. Ha viaggiato in Cina e Giappone specializzandosi in filosofia cinese a Londra. Il suo primo romanzo Settanta acrilico trenta lana è stato pubblicato da e/o nel 2011. Approfondisci
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