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Settembre 1972

Imre Oravecz

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Traduttore: Vera Gheno
Editore: Anfora
Edizione: 2
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 30 maggio 2019
Pagine: 132 p., Brossura
  • EAN: 9788889076446
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Settembre 1972 è uno dei testi più originali e più geniali della letteratura contemporanea ungherese.

«In un libro travolgente come Settembre 1972 possiamo leggere la testimonianza dolorosa e la spietata storia di sofferenza dell’uomo che dalla sua esperienza dell’assoggettamento amoroso comprende che non può mai capire il suo assoggettamento, deve soltanto subirlo.»La Lettura

«Settembre 1972» è un romanzo in versi che racconta in 99 istantanee la storia di un amore, dal suo prologo al suo epilogo. Pubblicato per la prima volta nel 1988 in Ungheria, le copie vennero esaurite in tempi brevissimi e il libro divenne un caso letterario. Una donna e un uomo si conoscono, si innamorano, si sposano, hanno un figlio e poi si separano perché la donna non può vivere con l'uomo, che anche lei ama, ma non sopporta di essere proprietà di un solo uomo, anche se è padre del loro figlio. Il testo racconta minuziosamente i fatti. Il primo incontro, i primi amplessi, le prime gelosie e i primi tradimenti, di lui e di lei. Poi segue la storia della separazione fisica e spirituale. Il ciclo di poesie di Imre Oravecz descrive tante donne, ma solo un desiderio, quello che ci spinge verso l'oggetto del desiderio, verso l'unica donna.
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    Nitro

    19/05/2020 08:17:25

    Sicuramente in fase di traduzione qualcosa è andato storto. Il testo è completamente diverso rispetto all'originale e nel libro ci sono almeno 2o3 errori grammaticali/di battitura di cui si deve prendere atto. Il libro potenzialmente magari non sarebbe stato nemmeno male ma così è un'opera decisamente scarica.

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    gerardo

    17/05/2020 14:13:34

    Uno dei libri più belli che abbia letto ma anche uno dei più dolorosi, duri ed originali. Una storia d’amore dal primo incontro alla fine disastrosa, senza nascondere nulla e senza addolcire ciò che in rapporto intimo è duro e senza filtri. Un tentativo di dare forma al dolore, non di esorcizzarlo, né di riviverlo, né di dargli un senso o una spiegazione. Tentativo portato avanti con onestà intellettuale e di sentimenti, senza puntare il dito accusatorio ma ammettendo i difetti della donna amata ed accentadoli come parte del corpo e dell'animo tanto amati. Letto tutto d'un fiato, amato e consigliato!

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    Lucrezia

    17/05/2020 14:08:31

    Il dolore del protagonista che narra in prima persona emerge reale e concreto attraverso frammenti di un discorso non lineare e solo a posteriori, nella mente del lettore, la vicenda acquisterà una continuità temporale. L'opera travolge il lettore come un fiume in piena. Un fiume fatto di pensieri, parole, riflessioni e sentimenti. L'originalità dello stile fa in modo che il lettore non si stacchi dalla storia ma che la viva in pieno. La storia di un amore vissuto con grande passione, a pieno, che tortura, che sfinisce ma che resta indimenticabile anche se le donne che non sono "lei" si susseguono nel letto e nella del protagonista.

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    Paolo

    17/05/2020 14:01:33

    "... poi gli anni passarono, nei miei organi sensori lentamente cessò l'effetto risucchiante dell'infinito, ti dimenticai completamente, e diventati del tutto astratta, insensata, come una parola in disuso che ancora ripeto ma ormai non so cosa significhi." Bisogna lasciare che "Settembre 1972" si sedimenti nella mente e nel cuore del lettore, prima di parlarne perché non è un libro facile. "Settembre 1972" è composto da istantanee, dei fermo immagine che complessivamente compongono il quadro di un amore. Dal primo incontro, ai primi approcci, alla monotonia, alla gelosia, passando per i tradimenti per arrivare alla separazione fisica che non corrisponde a quella spirituale.

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    Emanuela

    15/05/2020 11:45:38

    "... Che sarebbe stato se con la nostra pazienza, la nostra serenità e mitezza avessimo svergognato l'impaziente, cupa e prepotente morte, che sarebbe stato?" Poco più di cento pagine che mi sono trascinata per un mese, per poter apprezzare meglio il sentimento che le riempe. Il dolore, la perdita e il pentimento fanno da protagonisti. Ma soprattutto mi son resa conto che ciò che è descritto in queste pagine è pressoché universale.

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    anna

    11/05/2020 19:26:03

    “Settembre 1972” di Imre Oravecz è una raccolta di istantanee che ripercorrono, nella sua interezza, una storia d’amore come tante dal suo prologo al suo epilogo. • Ricondividerei le parole di quest'opera solo o per permettervi di condividerle nella vostra vita quando il male di vivere vi affligge. • Lo farei perché voglio che vi lasciate incantare dalla loro bellezza, che piangiate, ridiate ed esclamiate “è successo anche a me”. E poi lo leggiate. Solo questo e nulla più. In una parola: è meraviglioso

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    Daniela

    11/05/2020 15:56:10

    Che dire di "Settembre 1972"? Definirlo un colpo al cuore o una pugnalata nell'anima, è poco. La storia d'amore qui narrata, dalla sua nascita alla sua morte passando per la sua evoluzione, è emblematica e vi si può riconoscere chiunque. Quanto dolore, quante lacrime, quanti ricordi, quanti amarcord ha scatenato in me questo piccolo libriccino! Oravecz dimostra una sensibilità rara, un incredibile stile poetico e una onesta e vibrante capacità descrittiva. Consigliatissimo!!!

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    Tonia

    17/11/2019 20:08:24

    Un libro breve, ma intenso. Bellissimo. Consigliatissimo. ❤️

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    Il kunderista

    11/11/2019 18:52:28

    Un uomo de "Le notti bianche", uno stilnovista nel sogno ma che parla come mangia, anche un uomo di carne, di bisogni fisici e materiali ma con una coscienza sempre vigile e desta. I capitoli sono leggeri, le frasi-pagina scorrono senza difficiltá grazie all'assenza di subordinate complesse e grazie a una traduttrice magistrale: la sociolinguista Vera Gheno. Giá dalle prime pagine si ha la percezione di trovarsi di fronte a un classico: Oravecz non si riferisce mai a un contesto storico e geograficio troppo precisi, aspetto che lascia la possibilitá a chiunque, uomini e donne, ungheresi e non, di immedesimarsi col poeta. Un libello per chiunque abbia mai sofferto per amore, senza inutili idealismi, senza nocivi macismi.

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    furetto60

    11/11/2019 10:44:58

    L’impressione prevalente provata nel corso della lettura di quest’opera senz’altro insolita e originale è stata la noia. Noia derivante da scelte lessicali che nemmeno alla lunga ma da subito si rivelano un cappio: ogni capitolo è composto da un’unica frase, c’è un unico punto finale, il che costringe l’autore a spargere a piene man la e (congiunzione) anche quando se ne potrebbe fare a meno, oltre all’ossessiva insistenza dell’anafora, che può essere stimolante ma se utilizzata con parsimonia, invece anche questa, al pari della “e”, straripante. A ciò si aggiungono insistiti ragionamenti speculari tra la voce narrante e la sua amata persa. Ne risulta insomma una lettura pesante, poco coinvolgente ed altrettanto poco salvano alcune, poche, chiusure ben riuscite.

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    ginny

    21/09/2019 13:12:00

    "Settembre 1972" è un'opera molto particolare, tanto che già darle una definizione diventa difficile. In essa, infatti, sono contenute 99 istantanee in cui prosa e poesia si mescolano e si incastrano tra loro, creando un prosimetro molto armonioso ed evocativo. Ad essere protagonista di questo romanzo dalla particolare forma narrativa è una coppia semplice, che il lettore impara a conoscere seguendo il corso della loro storia d'amore dal suo prologo al suo epilogo. Emozionante e consigliatissimo!

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    anna

    19/09/2019 23:23:27

    “Non mi ami più ma vedo che cerchi di sopportarmi, anche se non stai con me, almeno vivi nelle mie vicinanze, anche se non ti interessa la mia occupazione, almeno mi esorti a lavorare, anche se non chiedi di farne parte, almeno lasci che sogni un futuro comune, anche se non hai bisogno di quel che ricevi da me, almeno non lo rifiuti, anche se non mi doni niente [...] anche se non hai fiducia che un giorno andrà tutto a posto, almeno non uccidi in me la speranza, e credimi, io sono grato del tuo sforzo, e apprezzo a dovere ciò che fai per me, perché so che non è facile amare se si è amati, come non era facile nemmeno per me quando ancora mi amavi e io non ti amavo ancora". • "Settembre 1972" è un'opera molto particolare, tanto che già darle una definizione diventa difficile. In essa, infatti, sono contenute 99 istantanee in cui prosa e poesia si mescolano e si incastrano tra loro, creando un prosimetro molto armonioso ed evocativo. • Questo romanzo dalla particolare forma narrativa ha per oggetto la relazione di una semplice coppia, che il lettore impara a conoscere seguendo il corso di questa storia d'amore dal suo prologo al suo epilogo. • La cosa particolare è che, utilizzando una tavolozza piena di sentimenti misti e spesso contrastanti, è proprio il protagonista-narratore a raccontare con degli istantanei flussi di coscienza i moti del suo animo, non mettendo mai il punto tra un'emozione e l'altra, ma ponendolo solo alla fine di quel monologo interiore, talmente intimo e profondo da logorare e commuovere qualsiasi lettore. • Quest'opera mi ha logorato l'anima e mi ha condotta sull'orlo delle lacrime più volte.

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    bbp

    13/06/2019 10:58:35

    Settembre 1972 - Imre Oravecz Un libro veramente particolare: dalla seconda di copertina "è un romanzo in versi che racconta in 99 istantanee la storia di un amore." Infatti ogni pagina inizia con un titolo che si fonde poi con una lunga frase, un lungo periodo con un solo punto finale. Una specie di monologo dove il Lui si rivolge a una Lei mai nominata. E' un grande e profondo amore che, come talvolta succede, dura in eterno; ma che è anche, come talvolta succede, un amore impossibile, un amore che rischia di soffocare uno dei due, un amore a un senso unico. Bellissimo, è un libriccino di 126 pagine che va letto con lentezza, assaporando le parole, metabolizzando il dolore. Solitamente non amo gli "amori impossibili", forse perché non ci credo veramente (e sicuramente sbaglio); questo però, forse per il modo in cui è scritto, ti rende partecipe, così partecipe che in certi momenti sentivo quasi la voce dello scrittore. "....e non ci sarà più né passato, né presente, né piacere, né sofferenza, e non ci sarai nemmeno tu, perché non vorrò che tu ci sia, ci sarà solo un futuro, bello e impietoso." chelibro chelibro chelibro

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Che storia eterna e universale ha scritto l’ungherese Imre Oravecz! Due destini come tanti di quelli che ci piombano addosso, vediamo in giro, interpretiamo o abbiamo interpretato. Vita, morte e miracoli di un amore, si potrebbe dire. Prima un dolore atroce, quello della fine del matrimonio, poi una graduale accettazione. Il risultato, pubblicato dalle edizioni Anfora, è Settembre 1972 (132 pagine, 15,50 euro), nella bella traduzione di Vera Gheno: l’originale risale al 1988. Un libro che in terra magiara è stato accompagnato da totale entusiasmo. A ragione.

Toccano il cielo e toccano il fondo i protagonisti di questo romanzo di Oravecz che sarebbe forse meglio definire un poemetto narrativo. Dalla passione alle nozze, dalla meraviglia di diventare genitori ai tradimenti e all’epilogo della separazione, prima inammissibile e sofferta, poi conclamata e incassata.

«… cosicché tu sei ormai per me tutte le donne che sono state, e tutte le donne mi lasceranno definitivamente se tu mi lasci»

«… ti dimenticai completamente, e diventasti del tutto astratta, insensata, come una parola in disuso che ancora ripeto ma ormai non so cosa significhi»

«… e c’è da temere che ne rimanga sopraffatto, e allora davvero sarò tale e quale mio vedi, allora sarò come te»

Sprazzi brutali e lirici, concreti e sognanti si susseguono, quelli dei grandi amori impossibili e perduti. Brevi paragrafi lunghi mezza paginetta, una o poco più, in cui il punto arriva solo alla fine. La cronologia non è lineare. La malinconia totale, un filo rosso, una patina che non va via nemmeno nei momenti belli. Un io che narra e che si rivolge a un tu (ma è davvero sempre lo stesso?), un caos di ricordi, sentimenti che accecano e che abbattono, infine.

Il lungo addio dalla felicità al rancore è un percorso di enorme difficoltà, un limbo di apatia da cui non è facile riemergere, è una sfida lunga di pensieri fissi (dove sarà? ci incontreremo? con chi sta? ci sono speranze di riconciliazione? arriverà una telefonata? una lettera?) come fosse un percorso di disintossicazione da una dipendenza, una battaglia psicologica giornaliera, narrata a cuore nuda, senza maschere di forza, ma con estrema debolezza e lucidità, con punte di depressione, di delirio, da anima in pena. Anche quando inizia a frequentare altre donne, s’afferma come scrittore, deve occuparsi del figlio frutto di quel grande amore.

Il libro, intimo e commovente, consta di una novantina di fotografie, annotazioni di una sofferenza in cui non è difficile riconoscersi. Sono moti dell’animo così condivisibili che il rischio di bagnarsi di cliché è concreto, anche se Oravecz apre un ombrello ampio. Senza banalizzare tutto, senza passaggi a vuoto: il lettore potrà godersi un volumetto compiuto, emozionante, fatto, come la vita vera, di speranze e umiliazioni, di rabbia e di fuoco che non vuol spegnersi, quando l’amore finisce.

Recensione di Arturo Bollino

 

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