La settimana bianca - Emmanuel Carrère - copertina

La settimana bianca

Emmanuel Carrère

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Traduttore: Maurizia Balmelli
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 7 maggio 2014
Pagine: 139 p., Brossura
  • EAN: 9788845928901
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Gaia la libraia

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"Ero solo, in una casetta in Bretagna, davanti al computer," ha raccontato una volta Emmanuel Carrère "e a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato". All'inizio, infatti, il piccolo Nicolas ha tutta l'aria di un bambino normale. Anche se allo chalet in cui trascorrerà la settimana bianca ci arriva in macchina, portato dal padre, e non in pullman insieme ai compagni. E anche se, rispetto a loro, appare più chiuso, più fragile, più bisognoso di protezione. Ben presto, poi, scopriamo che le sue notti sono abitate da incubi, che di nascosto dai genitori legge un libro, dal quale è morbosamente attratto, intitolato Storie spaventose, e che, con una sorta di torbido compiacimento, insegue altre storie, partorite dalla sua fosca immaginazione: storie di assassini, di rapimenti, di orfanità. E sentiamo, con vaga ma crescente angoscia, che su di lui incombe un'oscura minaccia - quella che i suoi incubi possano, da un momento all'altro, assumere una forma reale, travolgendo ogni possibile difesa, condannandolo a vivere per sempre nell'inferno di quei mostri infantili. Questo perturbante, stringatissimo noir è da molti considerato il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère - l'ultimo da lui scritto prima di scegliere una strada diversa dalla narrativa di invenzione.
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    giovanni

    12/05/2020 14:23:29

    Si tratta di un romanzo in cui l’elemento psicologico gioca un ruolo essenziale, nonchè predominante, in una vicenda di per sè abbastanza banale, ossia il resoconto di una settimana bianca che vede coinvolti gli alunni di una scuola elementare. Carrere è bravissimo mantenere alte la tensione e l’angoscia che caratterizzano pensieri e azioni del giovane protagonista. Non accade nulla di eccezionale, ma ad un certo punto si sente proprio la necessità di capire che cosa c’è che non va solo per liberarsi dell’ansia che si va via via accumulando pagina dopo pagina. La conclusione arriverà in maniera tutt’altro che eclatante lasciando, tuttavia, attoniti di fronte al fatto compiuto. Davvero un’ottima lettura

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    Ant43

    11/03/2019 22:09:39

    Carrère ha un'abilità straordinaria a tratteggiare i particolari, ogni dettaglio è curato con le parole giuste, creando un'atmosfera vivida all'interno delle sue pagine. Ma più di ogni altra cosa ha un talento straordinario nel descrivere le sensazioni e i sentimenti, specie quelli più torbidi e reconditi, giocando sulle paure ataviche, sull'interiorità dei propri personaggi. Così è anche in questo romanzo, un noir "al contrario" che fa dell'ansia la sua arma di forza, perché tutto giocato all'interno della vittima indiretta. Il male ci viene raccontato tramite gli occhi di un bambino, Nicholas, tramite i suoi turbamenti, le sue pulsioni e fantasie. Ogni pagina scava sempre di più nel suo abisso interiore, dando una forma palpabile all'angoscia e alla percezione del male, contagiandoci a livello psichico e trasportandoci in un'atmosfera ansiogena ma magnetica, da cui è impossibile staccarsi fino alla fine.

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    Matteo

    11/03/2019 18:47:39

    La vita letteraria di Carrère è divisa in due, da una parte gli scritti da narratore puro, dall'altra quelli che Capote chiamava "romanzi-verità". La linea di demarcazione sta proprio in questi due titoli: L'Avversario, che segna il nuovo passaggio; La settimana bianca, punto culmine della sua attività narrativa. Ciò che spesso ho notato è che si è soliti giudicare questo autore solo in parte, accettandone solo uno stile letterario a discapito dell'altro. Naturalmente questa scelta è di carattere puramente soggettivo, c'è chi preferisce la sua scrittura di fantasia e chi quella "vera", in base anche a quelli che sono i propri gusti, e su questo alzo le mani. Ciò che però mi sento di affermare è - comunque la si veda - che siamo di fronte ad un autore dalla maestria indiscutibile. Carrère ha un'abilità straordinaria a tratteggiare i particolari, ogni dettaglio è curato con le parole giuste, creando un'atmosfera vivida all'interno delle sue pagine. Ma più di ogni altra cosa ha un talento straordinario nel descrivere le sensazioni e i sentimenti, specie quelli più torbidi e reconditi, giocando sulle paure ataviche, sull'interiorità dei propri personaggi. Così è anche in questo romanzo, un noir "al contrario" che fa dell'ansia la sua arma di forza, perché tutto giocato all'interno della vittima indiretta. Il male ci viene raccontato tramite gli occhi di un bambino, Nicholas, tramite i suoi turbamenti, le sue pulsioni e fantasie. Ogni pagina scava sempre di più nel suo abisso interiore, dando una forma palpabile all'angoscia e alla percezione del male, contagiandoci a livello psichico e trasportandoci in un'atmosfera ansiogena ma magnetica, da cui è impossibile staccarsi fino alla fine. Per concludere: non scelgo né il Carrére narratore, né il Carrére documentarista, ma scelgo il Carrére scrittore in toto, perché mi rendo conto di trovarmi davanti a una penna eccelsa che riesce a catturarmi in tutte le sue forme.

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    Damiano

    10/03/2019 16:31:39

    Quando arriva il momento di fare la prima lezione di sci, Nicolas si rende conto di aver dimenticato lo zaino nell’automobile del padre e si ritrova dunque costretto a rinunciare ai suoi effetti personali, poiché il telefono dell’uomo è irreperibile. Non resta che sperare che se ne accorga e torni indietro. Eppure qualcosa di strano aleggia attorno a Nicolas, qualcosa gli impedisce di partecipare alle attività con gli altri ragazzi: non ha gli sci alla prima lezione, ha la febbre prima delle successive escursioni e, quando tutto sembra finalmente passato, arriva una telefonata dalla madre: Nicolas deve tornare a casa. Ciò che più affascina di questo personaggio è certamente il lato debole e fanciullesco, nel quale ognuno di noi può rispecchiarsi. Tutti, affrontando viaggi in età infantile, abbiamo vissuto le nostre paure e il timore che potessero manifestarsi agli altri. Nicolas è debole e lo sa. Sa anche che gli altri lo sanno, ma ha paura che capiscano quanto lui sia debole. In questo misto di paura e angoscia Nicolas non trova pace neanche nel sonno, sempre disturbato da incubi e sonnambulismo. La caratteristica che più ho apprezzato in questo romanzo è la costante ansia. In sottofondo c’è sempre qualcosa di strano, si ha di continuo l’impressione che da un momento all’altro possa succedere qualcosa di irreparabile a Nicolas o ai suoi compagni. Carrère è stato bravissimo a gestire questa sensazione, che costringe il lettore a mantenere sempre alta l’attenzione e dunque non gli permette di perdersi o distrarsi.

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    paola

    26/01/2019 08:26:23

    Libro ben scritto e con una buona trama, il problema è che non mi ha trasmesso nessuna suspense e anche il finale non era poi così misterioso.

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    Adele

    05/01/2019 23:44:32

    Carino, lettura veloce e piacevole. Mistero e suspence qua e là, il finale è una doccia gelata

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    Manuela

    21/09/2018 16:49:02

    Una storia tutta giocata sul non esplicitamente detto e sul tentativo di allontanare ciò che si fa sempre più dolorosamente evidente. La consapevolezza di Nicolas, il piccolo protagonista, che pure già c’è e pesa come un macigno, viene abilmente tenuta a bada, nella speranza di poter evitare la presa di coscienza. Un’attesa che è angoscia, ma anche illusione di trovare una via d’uscita. Una narrazione ben calibrata e attenta ai particolari sino all’inevitabile conclusione e alla definitiva perdita dell’innocenza.

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    Sara

    19/09/2018 11:36:41

    il racconto inizia con un viaggio in macchina padre e figlio, destinazione montagna. Dalle prime pagine si capisce che qualcosa negli ingranaggi di questo rapporto non funziona come dovrebbe, il padre, molto protettivo, sta accompagnando il figlio alla destinazione della gita scolastica che tutti gli altri compagni hanno raggiunto con il pullman. Nicholas ha però tutta l'aria di essere un bambino normale, forse insicuro forse più fragile. Più si prosegue nella lettura più i suoi pensieri diventano sempre più angoscianti, morbosi, forse inspiegati, fino ad una terribile scoperta che si rivela ancor più macabra sul finale. il libro è ricco di silenzi e di neve, Carrere magistrale.

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    LelaCosini

    18/09/2018 18:59:41

    "Inquietante" è la prima parola che mi viene in mente ripensando a questo romanzo. Non è sicuramente un horror: inquieta il punto di vista del bambino, Nicholas, che, oppresso dai genitori e reduce dal trasferimento in una nuova città, si ritrova in gita per una settimana con i nuovi compagni di classe senza zaino, dimenticato nel bagagliaio dell'auto del padre. Davvero suggestiva la scrittura, che mi ha fatto sentire una bambina in una scuola nuova senza amici e senza pigiama e spazzolino, costretta a chiedere aiuto ad altri bambini che mi ritengono debole perché i miei genitori insistono a tenermi sotto la loro ala impedendomi di fare amicizia. Quella che inizialmente avevo scambiato per semplice timidezza si svela piano piano in una serie di complessi proprio causati dalla chiusura dei genitori e si sa che i bambini sono curiosi e se gli si nasconde qualcosa vorranno saperla a ogni costo. Non posso dire di più perché il libro è abbastanza breve, ma, come ho detto, inquietante. Consigliato.

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    silvia

    06/08/2018 09:58:33

    "La settimana bianca" è un romanzo pulsante, condensato, intessuto di atmosfere claustrofobiche, in cui accade tutto e niente. Una volta adulti tendiamo ad avvolgere i ricordi d'infanzia in un'aura d'incanto, a depurarli dalle spietate vessazioni dei coetanei, dalla paura di essere diversi dagli altri membri del gruppo, di dare nell'occhio... è nel mettere a fuoco queste sensazioni ormai in ombra che risiede il valore di un romanzo altrimenti non paragonabile a "L'avversario". Carrère ricostruisce il modo di ragionare dell'infanzia, costellato di timori infondati e fantasie, una fase della vita in cui alla spensieratezza si contrappone il doversi rimettere alla volontà degli altri, se si tratta di individui cupi e loschi tanto peggio. Carrère ci rammenta soprattutto l'irreparabile ed enorme risonanza che l'operato degli adulti può suscitare sulle menti non ancora strutturate dei bambini. Data la maestria dell'autore, il climax era già all'apice senza necessità di tirare in ballo la tragedia a ogni costo.

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    jane

    15/02/2016 18:10:19

    Fin dall'inizio lo scrittore crea un' atmosfera di disagio e di ansia che diventa attesa angosciosa di una tragedia che è nell'aria. Il protagonista così fragile e solo, con i suoi dubbi, problemi, insicurezze, fantasie è descritto con grande finezza psicologica e suscita tanta pena e tristezza. Un "noir" a tutti gli effetti, ma di gran classe.

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    Lina

    29/01/2016 19:41:07

    un noir perfetto, dove tensione e orrore non vengono pianamente raccontati ma abilmente suscitati nella mente del lettore. finalmente un Carrere che merita la lettura!

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    AdrianaT.

    01/04/2015 10:52:47

    Quando essere piccoli può essere un incubo da attraversare ogni giorno con la paura di vivere, e ogni notte con la paura di sognare; Quando essere piccoli vuol dire sentirsi in costante attesa, in balia degli umori e della prepotenza degli indecifrabili adulti tanto quanto quella dei perfidi pari; Quando l'infanzia, violata nella sua spensieratezza, non genera altro che il desiderio che finisca presto, proiettandosi verso un'adultità per sempre segnata e forgiata dai suoi demoni - allora è una pesante ipoteca sulla possibilità di una futura vita minimamente serena; una macchia che si riuscirà, a fatica, soltanto a sbiadire, se si è fortunati, perché quello che viene inciso sulla tabula rasa dell'anima di un bambino è indelebile; Quando l'apprensione, la tensione e l'ansia di compiacere, di essere accettati sono così insostenibili da darla vinta allo schiacciante senso di inferiorità, insicurezza e di smarrimento, desiderarando così, di passare inosservati, rendersi invisibili e muti, annullarsi, annichilirsi e sparire - allora è la soppressione dell'istinto; è la morte ancor prima di nascere, a meno che non si abbia la fortuna di incontrare qualcuno assieme al quale sentirsi 'il re del petrolio' e farsi portare dall'immaginazione in realtà parallele in cui riacquistare forza, avere un ruolo, un senso, un'identità, ma in cui si può ritrovare anche l'orrore stesso della vita vera. Quando la ormai collaudata efficacia della scrittura forte di Carrère ti tira dentro anche dove non ti interessa particolarmente andare e ti emoziona, allora comprendi una volta di più, che tutti possono scrivere su tutto, ma che solo qualcuno ti tocca tutte le volte.

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    Roberta

    22/02/2015 16:31:17

    E' la prima volta che leggo Carrere e ammetto di averlo trovato sorprendente! Nulla del genere prima d'ora, un romanzo noir che non mi sarei mai aspettata, concentrato in poche pagine di assoluta perfezione. Struggente, commovente, inquietante, lo e' ancor di piu' se si pensa che il protagonista e' un bambino sopraffatto da paure, incubi, minacce, fantasie. Un romanzo psicologico che tiene con il fiato sospeso fino all'ultima riga e lascia un velo di mistero che interroga il lettore anche dopo averlo terminato! Assolutamente d'effetto!

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    Loris

    29/10/2014 09:52:21

    La lettura nasce dalla curiosità di verificare le capacità di Carrère alle prese con il romanzo 'puro', privo delle successive contaminazioni con l'auto-fiction. La narrazione sposa il punto di vista del protagonista, mantenendo però il distacco della terza persona. Si ha la sensazione di entrare progressivamente nella psiche di Nicolas, partecipando alle sue paure e alle sue fantasie, fino a farsi travolgere dal senso di angoscia che segna l'epilogo. Racconti dell'orrore e fiabe vengono fagocitati e rielaborati, riverberano ulteriori suggestioni su questa storia di formazione adolescenziale virata in nero. Di certo non è una lettura che regala serenità, ma è una conferma dell'abilità dell'autore.

  • User Icon

    lorena

    04/09/2014 13:47:02

    Questo romanzo è un condensato di tristezza. La fragilità del protagonista, il piccolo Nicolas, il suo costante bisogno di affetto e considerazione, le sue paure, le molteplici fantasie mi hanno toccata dentro a tal punto che avrei voluto costantemente tenerlo tra le braccia per coccolarlo. La scrittura è molto pungente, tiene sempre il lettore in stato di allerta, come se dovesse accadere una catastrofe da un momento all'altro. Lo consiglio.

Vedi tutte le 16 recensioni cliente
  • Emmanuel Carrère Cover

    Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.Laureato all'Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d'Encausse, prima donna ad essere eletta nell'Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982. Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L'amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivo Bravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato... Approfondisci
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