Categorie

Rodrigo Rey Rosa

Traduttore: D. Manera
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2012
Pagine: 109 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018985
  Di Rodrigo Rey Rosa (1958), prolifico autore guatemalteco di origini piemontesi, considerato nel mondo di lingua spagnola un maestro della narrativa breve, l'editoria italiana si è finora interessata in modo sporadico e incostante. Sono usciti Quel che sognò Sebastián (Mondadori, 1999), Il tempo concesso (Mondadori, 2001) e Giungla di pietra (Cargo, 2006). Ora da Feltrinelli è uscito il suo ultimo Severina, anche se nel frattempo, con cadenza quasi annuale, lo scrittore ha pubblicato diversi altri romanzi e libri di racconti. Formatosi alla scuola di arti visive a New York, e poi a Tangeri, dove ha frequentato i seminari dello scrittore Paul Bowles (della cui opera ha ereditato i diritti dopo averlo tradotto in spagnolo ed essere stato a sua volta tradotto da lui), Rey Rosa è un autore che si tiene un po' in margine rispetto ad alcuni filoni in voga in America Latina, e non si colloca né fra gli epigoni del realismo magico, né fra i postmoderni. Ambienta le sue storie preferibilmente nel suo paese, salvo per alcune opere dedicate all'esperienza africana, e il suo stile è caratterizzato da una prosa esatta e concisa, così come le sue storie sono sempre intessute intorno a qualche sottile mistero o talora scatenate da incidenti minimi che ingenerano sproporzionate conseguenze. Sullo sfondo, sempre qualche riferimento a certe situazioni di violenza e di sopruso che affliggono il Guatemala sia urbano sia rurale. Il tono di perplessità o di denuncia nei confronti di una società malata lo si trova anche in Severina: "Ho sentito che sono successe molte cose in quei giorni (nei villaggi dell'interno si sono moltiplicati i linciaggi, si è verificato un colpo di stato in un paese vicino, la coca ha guadagnato posizioni nel campionato globale delle sostanze controllate", oppure: "Era ancora una bambina, ma il suo volto aspro mi ha ricordato la bruttezza acquisita dagli adolescenti contadini trasformati da un giorno all'altro in soldati". Ciononostante, quasi per contrasto, il tema di questo romanzo è un altro. Si potrebbe definire l'intreccio di due passioni: da un lato l'amore sentimentale, e dall'altro quello per i libri, malgrado la marginalità che si presuppone abbia questo culto in un paese afflitto da gravi problematiche sociali ed economiche. E tuttavia, in parole di Roberto Bolaño: "In Guatemala ci sono una miseria e una violenza da far rizzare i capelli in testa. Nessuno dovrebbe scrivere, dovrebbero essere tutti analfabeti. Eppure ogni trenta o quarant'anni salta fuori uno scrittore straordinario: Miguel -ngel Asturias, Arturo Monterroso, Rodrigo Rey Rosa". Come altri romanzi dello scrittore guatemalteco anche questo è costruito intorno a un piccolo enigma. È la storia, narrata in prima persona, di un libraio aspirante scrittore – che come tale si definisce di "una specie malinconica" ‒, il quale finisce per innamorarsi di una ladra di libri che compare sporadicamente nel suo negozio durante certi incontri di poesia da lui organizzati insieme ad altri bibliofili. La giovane donna è di un fascino e bellezza tali che all'inizio il protagonista la lascia fare limitandosi ad annotare i raffinati titoli che di volta in volta lei sottrae riuscendo a eludere il sistema antitaccheggio: miniature di traduzioni giapponesi e russe, i tre tomi de Le mille e una notte nella versione francese di Galland, un'edizione rilegata di Le palme selvagge di Faulkner tradotto da Borges… L'uomo comincia ad attendere ansiosamente l'arrivo della ladra in libreria, poi prende a pedinarla, infine le parla e la smaschera dopo averla messa all'angolo e perquisita in una scena carica di valenze erotiche che termina in un bacio. Così, da potenziale nemica, Severina, questo è il suo nome, si trasforma in un'ossessione poiché l'averla avvicinata non dipana il mistero che ne avvolge l'esistenza e i gesti, bensì rivela una dimensione ancora più sfuggente in cui nulla è come sembra, al punto che il delirio del libraio assume connotazioni allucinatorie. Severina è legata a un uomo anziano, forse il padre, il marito o addirittura il nonno, vive con lui in condizioni precarie, in una modesta pensione, ed è costantemente in fuga dai librai che finiscono per innamorarsi di lei. Oltre non si può rivelare di ciò che accadrà più avanti, anche se non sarà necessariamente un finale tragico, ma soltanto inatteso, enigmatico, vagamente borgesiano. Di certo Rey Rosa è andato sempre più perfezionando questa sua arte della sintesi romanzesca, riuscendo a cristallizzare in appena un centinaio di pagine l'essenziale di ciò che si chiede a un romanzo: una prosa limpida, quasi minimalista, un intreccio avvincente, personaggi credibili, una dose di intertestualità o dialogo con altri libri, una dimensione metaforica e, perché no, una lezione filosofica, senza mancare di intesservi una serie di folgoranti aforismi, di quelli che inducono a leggere con una matita in mano. Vittoria Martinetto

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    MIKARLO

    07/06/2012 15.23.24

    Consigliato a chi adora i libri e le storie semplici. Una piacevole lettura intrigante e spensierata. Un sorbetto al limone nel pranzo nuziale della letteratura.

  • User Icon

    Tiziana

    07/06/2012 07.48.37

    sulla fascetta attorno al libro si legge: "il miglior tessitore di storie, la stella più luminosa della mia generazione" firmato Roberto Bolano. ehm.... resto basita! francamente non conoscevo Rey Rosa ma se devo basarmi su questo libretto per farmene un'idea, penso che in futuro lo eviterò. è una storia raffazzonata, priva di spessore, senza dialoghi di rilievo, campata per aria. non affascina, non ha poesia, sebbene il soggetto sembrasse ben sviluppabile. credo ci vogliano molte più creatività e sensibilità a scrivere una storia, seppur brevissima, per l'infanza, di quante ne abbia usate l'autore in questo libro. non lo consiglio per nulla.

  • User Icon

    Federica

    21/05/2012 10.08.54

    Anch'io mi sono sentita un Findus! Questo romanzo non mi ha suscitato emozioni...solo il dispiacere di averlo comprato.

  • User Icon

    Massimo Gatta

    11/05/2012 08.47.10

    Tanto rumore per nulla. Nonostante le parole entusistiche del grande Roberto Bolano sull'autore, stampate sulla fascetta editoriale, questo breve racconto di Rey Rosa mi lascia surgelato come un bastoncino Findus, e dopo averne atteso la pubblicazione col batticuore del lettore curioso, amante di queste storie paraletterarie. Invece è un compitino semplice semplice, senza alcuna lama che ti entra nell'anima, senza clangori e luminosità, con dialoghi da terza media e un plot al limite del risibile. Questa moda italiota di tradurre da tempo quasi tutta la letteratura di lingua spagnola dove ci porterà? cominciamo ad essere meno provinciali, cancelliamo tanti nomi e diamo la possibilità ai nostri talenti (ma ci sono?) di pubblicare. L'editoria in Italia sta da anni assumendo la fisionomia delle squadre di calcio: su 11 giocatori 10 sono stranieri, così i vivai muoiono di asfissia, come le belle, corpose narrazioni che nessuno leggerà mai.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione