Categorie

Antonio Franchini

Editore: Marsilio
Anno edizione: 2010
Pagine: 127 p. , Rilegato
  • EAN: 9788831706117
In treno da Benares a Rishikesh, nell'India del nord. Poi la marcia nella valle di Yamuna, sacra a Visnu, verso il passo di Har Ki Dun e le sorgenti del Gange. Infine, il rafting sulla corrente del fiume sacro. L'ultimo libro di Antonio Franchini è il racconto di un viaggio "verso la cuna del mondo". Perché il viaggio verso e dentro l'India è sempre un movimento "anadromo". Quello che per Furio Jesi (in Egitto) era come un "andare verso la morte", "verso il limite della distruzione che coincide con il senso della rinascita". E proprio al dio indiano della "distruzione e della rinascita", Śiva, sono dedicati il titolo e il significato ultimo del libro. Perché il sentimental journey di Franchini appartiene senz'altro alla robusta corrente postmoderna che dallo "shivaismo" hindu ha ricavato suggestioni e motivi d'ispirazione forti. D'accordo: "Il libro di Franchini non è un saggio su Śiva" (quarta di copertina). Ma come non pensare alla "Biblioteca orientale" e "Ramo d'oro" Adelphi, agli dei di Calasso? Come ignorare il debito che Franchini dichiara nella nota finale con Alain Danielou e Wendy Doniger? Materia che entra in modo diretto, esplicito, nel tessuto della scrittura di Signore delle lacrime, con ampie citazioni corsive, parallele a quelle delle Upanisad e del Libro tibetano dei morti. Insomma: il libro elabora una serie di studi raffinati e complessi sulla quella religione misteriosa e antichissima che mise radici nella valle dell'Indo, ancora prima della calata degli Arii. Una religione oggi ignorata dall'India borghese, ma praticata dal popolo e dagli intellettuali, con i suoi culti "tantrici", che utilizzano la fisiologia animale per oltrepassare le barriere che separano l'umano dal divino.
Non sarà un caso che Franchini ponga subito la sua esperienza indiana sotto il segno della "prova iniziatica", del "novizio errante" che ha il compito di acquisire "il sapere e la conoscenza": "Il 'viaggio' è sempre un simbolo di prova iniziatica. Si chiama Brahmacārin il novizio che cerca di acquisire il sapere e la conoscenza". E se è vero che "tout récit est un récit de voyage" (de Certeau), è proprio l'"indecidibilità" della scrittura di viaggio (come classificare Le voci di Marrakesch di Canetti, In Patagonia di Chatwin?) a nutrire la sostanza "esoterica" di Signore delle lacrime. Un libro costruito attorno al nucleo segreto di un'"ascesi", visto che – dice Franchini con Meister Eckhart – "una sola opera ci compete: l'annientamento di noi stessi".
Il diario è costruito in "dissolvenza" e incrocia, lasciando spesso un senso di vertigine, tempi, persone, luoghi diversi e lontani. Capodimonte e lo Swiss Cottage di Rishikesh, il ghat di Benares, "saccheggiato dalle persone che fotografano ossessivamente, a raffica, come cacciatori che sparano su tutto ciò che si muove", e la spiaggia del Lazio, "che mio padre percorreva tutti i giorni, avanti e indietro": "Adesso lo comprendo, adesso che in più di un vecchio ancora eretto nella sua tunica bianca mi è sembrato di vederlo, fantasma che passeggia per i ghat sguarniti (…) L'attività che i morti svolgono con maggiore naturalezza è forse camminare. In mezzo a noi, quando più siamo pochi, distratti". Śiva si insinua nelle parole di un vecchio, in una bottega di barbiere di Lambrate: "Il giorno dopo mi sono iscritto alla Socrem, la società per la cremazione (…) Il crematorio è bello, è pulito, ci sono i cigni, l'acqua (…) Non, non è che parliamo sempre di queste cose. Abbiamo cominciato parlando di figa. Lei è arrivato tardi, caro signore. Ieri sera in televisione c'era un programma con dieci delle più belle puttane del mondo. Venivano da tutti i paesi, dal Brasile, dalla Thailandia, dall'Est". È la fêlure, la crepa del mondo, nelle parole degli allegorici amici francesi e "occidentali" del narratore, quella che si scorge nei giovani "biondorossicci" scesi da un volo da Mosca "drappeggiati nelle volute di una garza trasparente rosa", nell'americano dai capelli rasta "che abbiamo visto tuffarsi dai ghat come dai blocchi di partenza di una piscina e battere lunghe bracciate di un perfetto crawl nella melma": "Dico a Luc che siamo fêlés tutti quanti, cambia solo il posto e la profondità della fêlure (…) Su questo Luc concorda. Conviene che molti suoi colleghi di ospedale, gente che non recita mantra, non veste in fogge bizzarre e non va in pellegrinaggio da nessuna parte, danno assai più fastidio".
C'è il tentativo delle cose di "restare in forma", ma è un tentativo inutile. L'indagine sullo sforzo muscolare che sta al cuore di ogni creazione, anche quella del mondo, è il tema ossessivo di Franchini, da Quando vi ucciderete maestro? a Gladiatori. Ma a vincere è sempre Kāma, il dio del samsara, che allo stesso modo tormenta le vertebre dei direttori editoriali di Segrate – invano soccorsi dai massaggi shiatzu – e atterra l'orgoglio di Indra, re degli dei: "O re degli dèi, ho conosciuto la tremenda dissoluzione dell'universo. Ho visto tutto perire, sempre di nuovo, alla fine di ogni ciclo. Chi conterà gli universi trascorsi e le creazioni sorte sempre di nuovo dall'abisso senza forma delle vaste acque? Chi conterà gli Indra che li abitano, quegli Indra che fianco a fianco regnano contemporaneamente in tutti gli innumerevoli mondi, chi gli Indra che sono scomparsi, o anche solo quelli che si succedono, salendo uno a uno e scomparendo uno dopo l'altro?".
Valentino Cecchetti

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    ant

    28/06/2010 13.34.32

    ..Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai(ci ritrovammo) sui "ghat indiani"... Potrebbe essere questo l'incipit per introdurre la recensione di questo testo. Più che un romanzo, più che un reportage sull'India, questo testo è un resoconto della propria esistenza da parte di un cinquantenne dei nostri tempi, che prendenso spunto da suggestioni e luoghi visti in India, fa un'analisi della sua vita. Molto particolare questo libro cattura, affascina, intriga, in quanto lo scrittore alterna la storia delle divinità indiane (Sivu), a momenti di vita vissuta e comune a tutti. Al centro della scena e del racconto ci sono i ghat, i gradoni sulle rive del fiume Gange a Benares, dove le persone assistone alle cremazioni, e da dove partono spunti e riflessioni riguardanti l'esistenza del protagonista che alla fine toccano tutti noi(l'amore verso le persone che hanno ci hanno generato, le tante persone inutili che abbiamo incontrato nel nostro cammino..amche familiari stretti.., i luoghi simbolo della nostra infanzia e della ns vita in genere e tantissime altre cose) Libro per meditare

Scrivi una recensione