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Il simbolismo della messa
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Il simbolismo della messa - Carl Gustav Jung - copertina
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Descrizione


Sulla messa, rito capitale del cristianesimo e tra i più densi di sacralità delle religioni universali, non si contano gli studi teologici e le indagini antropologiche. Jung ha una conoscenza di prima mano degli uni e delle altre, ma in questo saggio del 1942 vi attinge con finalità diverse sia da quelle dottrinali, che appartengono al dominio della fede, sia da quelle descrittive, che rischiano di fare "appassire" il tenore spirituale del loro oggetto. L'interpretazione dei singoli momenti liturgici dell'evento cristiano e la ricerca di molteplici analogie culturali - dal rito azteco del "mangiare il dio" allo sbiancamento della vittima sacrificale presso i bantu - sono orientate qui a ciò che più interessa alla psicologica analitica: comprendere la verità psichica che si esprime nel "simbolo essenziale della messa". La vitalità e l'efficacia del suo mistero trovano infatti alimento nella pulsione archetipica alla trasformazione, ossia in "condizioni psichiche profondamente radicate nell'anima umana". Prefazione di Luigi Aurigemma.
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Dettagli

2013
11 aprile 2013
168 p., Brossura
9788833924427

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La Visione di Zosimo
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Ne "Il simbolismo della messa" (1942/1954) C. G. Jung offre una lettura dell'alchimia come esperienza vivente dell'adepto il cui mistero è irriducibile, ed è tanto la premessa psichica quanto il mistero della psiche vivente. Jung rilegge antiche parabole degli alchimisti che rivestono la natura subliminale delle sue idee e gettano luce sulla catarsi numinosa. Da Zosimo Jung eredita l'arcanum ossia l'esperienza dell'auto-sacrificio, quale immolazione per il sacrificato e il sacrificante. La natura geomantica, pagano-gnostica dei misteri di Zosimo richiede il rito per l'iniziando adepto che si spoglia così del suo corpo per divenire puro spirito. Il sogno gli si fa incontro quale "Somnium a Deo missum" e la parabola di Zosimo si riveste di contenuti onirici nello stato di veglia. Jung quindi descrive la materia grezza, incandescente della Visione di Zosimo,con una sensazione di mistica abluzione, l'aqua divina o aqua permanens dei Greci immergendola metaforicamente nel contenitore atto a diventare vaso di trasformazione (la pietra che contiene il Sè) per quei riti della tosatura e del sacrificio che erano risaputi già dall'antico Egitto fino al "gladius irae" del Dio Verotestamentario. E' dai riti di imbalsamazione, abluzione e oblazione (oblatio panis) che Jung riprende il linguaggio biblico e eucaristico, attraverso l'espediente della metafora conducendo il lettore verso una regressione arcaica che nella Visione di Zosimo diventa rito e bagno per l'ultimo mistero della spiritualizzazione dell'adepto e del suo "corpus mysticum" e con questo realizzando il mistero ultimo, quello archetipico che è in Cristo. Da qui all'uomo primigenio di Platone alla quaternità gnostica archetipica all'"evaporatio" delle sostanze nel vas o Cratere di cui Zosimo era un seguace alla rivelazione di misteri egizio-allessandrino harraniti al "Libro delle Tetralogie gnostiche", il Liber Platonis quartorum, considerati da Jung cardini centrali dell'esperienza archetipica.

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n.d.
Recensioni: 5/5

Molto interessanti ed esplicativi per quanto riguarda gli argomenti trattati

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alida airaghi
Recensioni: 5/5

"Dato che il drammatico svolgimento della messa rappresenta la morte, il sacrificio e la resurrezione di un dio (nei quali sono compresi e ai quali partecipano il sacerdote e i fedeli), la sua fenomenologia può certo essere messa in relazione con usi cultuali fondamentalmente simili, anche se primitivi. C'è così il rischio, è vero, che il sentimento trovi sgradevole che si confronti 'ciò che è piccolo con ciò che è grande'; ma per rendere giustizia alla psiche primitiva debbo sottolineare che il 'timore sacro' degli uomini civilizzati non si differenzia essenzialmente da quello dei primitivi, e che il Dio presente e agente nel Mysterium è per entrambi un mistero. Per quanto appariscenti possano essere le differenze esteriori, non si deve perciò trascurare la somiglianza o l'equivalenza del significato" (pag.72). In questo dottissimo e documentatissimo testo del 1942, Jung si accosta al rito della Messa cristiana con il rispetto quasi sacrale che si deve appunto a un mistero, che è il mistero universale ed antico della trasformazione, dell'elevazione e della spiritualizzazione. In una parola, della salvezza. E lo fa cercando le analogie con i riti magici dei popoli primitivi (il "mangiare dio" degli aztechi ), i miti greci ( lo scorticamento di Marsia o la morte e risurrezione di Attis), i sacrifici animali del mithraismo, le tradizioni rabbiniche, le alchimie dello gnostico Zosimo, o lo studio di abitudini rituali presso tribù bantù contemporanee. E lo fa soprattutto attraverso l'indagine sul simbolismo di cui si serve la celebrazione della messa: pane, vino, acqua, incenso, formule, gesti. Quale sia il substrato psichico che si cela nel momento cruciale della celebrazione eucaristica, è ciò che preme a Jung di dimostrare: "il mistero e il miracolo della trasformazione di Dio che si compie nell'ambito umano, della sua incarnazione e del suo ritorno all'Essere in sé e per sé".

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Carl Gustav Jung

1875, Kesswil (Svizzera)

Carl Gustav Jung inizia la sua attività nel 1900 come assistente psichiatrico nell'ospedale Burghölzli, diretto da Eugen Bleuler. Nel 1907 conosce Sigmund Freud, con cui stabilisce uno stretto rapporto di studio e di lavoro, ma nel 1912 la pubblicazione di La libido. Simboli e trasformazioni segna la rottura del loro sodalizio.Esperienza decisiva, da cui mette a punto la sua teoria di derivazione psicoanalitica, chiamata "psicologia analitica" o "psicologia del profondo".La maggior parte delle sue opere sono pubblicate dalla casa editrice Bollati Boringhieri.

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