Recensioni La sinagoga degli iconoclasti

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    28/01/2020 21:31:34

    37. Di certo non è un numero "famoso": nulla a che fare con l'1 della perfezione divina, con il 2 dei grandi dualismi filosofici, con il 3 già sacro per gli Indoeuropei, ma neanche con il 7 delle virtù, con il 10 dei poeti del pallone, con il 33 degli anni di Cristo (che poi forse ne visse qualcuno in più, ma è un altro discorso...). Ma, per fortuna, c'è gloria anche per il povero 37, sdoganato qualche anno fa dall'aureo libretto "Trentasette. Il mistero del genio adolescente" del critico d'arte Flavio Caroli, nel quale l'ospite del buon(ista) Fazio mise in fila i tanti geni dell'arte (e non solo) morti sulla soglia dei 37 anni (basti citare, fra tutti, ragazzacci del calibro di Mozart, Raffaello e Parmigianino). Genio, senza dubbio, lo fu a suo modo anche Juan Rodolfo Wilcock, nato argentino e naturalizzato italiano, di norma escluso dalle nostre storie letterarie pur avendo scritto in un italiano migliore e ben più creativo di molti suoi più illustri colleghi nati però sul sacro italico suolo. 37 sono le biografie (ma il termine è riduttivo) che costituiscono "La sinagoga degli iconoclasti", uscito nel 1972, un libro che vorrei evitare di definire per rispetto nei confronti di un autore che ha molto amato la libertà e che saputo farsi beffe come pochi altri dei critici di professione, i quali invece molto amano le etichette, le classificazioni e l'onanismo del notomista. Sono 37 occasioni per scrivere in un italiano straripante, iperbarocco e al tempo stesso a tratti infantile, raccontando la vita e le strampalate invenzioni di altrettanti inventori falliti, in parte realmente esisiti in parte frutto del caos creativo della mente di Wilcock. In questo libro la realtà e l'invenzione, la verità e la mancanza di senso, la tragedia e la commedia vanno a braccetto, a tutto vantaggio del piacere della lettura. "Due eliche di ottone (...) lentamente girando ciascuna intorno all'altra e dentro l'altra, dimostrano l'esistenza di Dio" (p. 151).

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    22/11/2019 15:09:45

    Rodolfo Wilcock è una penna brillante, geniale. In questo libro una galleria di personaggi, ciascuno con il proprio talento, la propria invenzione, il proprio genio incompreso. Ci vuole una grande immaginazione per scrivere un libro del genere, Wilcock ci aggiunge una grande intelligenza e uno stile chiaro, ironico, scorrevole.

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    17/06/2014 14:34:43

    E' una galleria di trentasette personaggi bizzarri che fanno ricerche da pazzi o invenzioni assurde o propongono teorie strampalate. Il tutto è raccontato con la serietà di un saggio o di un trattato scientifico. C'è l'inventore di un "alto-forno da giardino per disfarsi con profitto di scatole, lattine e ferri vecchi". Un'altro inventa il pentaciclo. C'è chi propone, per spiegare i moti dell'Universo la teoria del Risucchio e della Pressione. Questa fondamentale scoperta scientifica, dovuta a Lawson, nasce dalla seguente osservazione: " E' possibile fare uscire la polvere della stanza, servendosi della pressione dei polmoni; quando invece si adopera il risucchio, la polvere ritorna nella stanza". C'è il commediografo che scrive la sceneggiatura del film " Tristano e Isotto" dove si narra del loro infelice amore....C'è, soprattutto, un gran divertimento nel leggere questo libro che è imperdibile.

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    23/03/2008 16:42:07

    Una visitazione rara della follia paranormale credulità superstizione umane, un segno di come la ragione anche in tempi recenti, ancora non riesca a superare il magico la superstizione il mito la deprivazione di minime basi scientifiche l'incultura, cause principali delle disgrazie umane anche secondo Leonardo. Cita pubblicazioni e teoremi che lasciano rabbrividiti del primitivo che tuttora persiste. Scrittura scorrevole e divertente, senza mai affondare con la critica sembra porsi dei dubbi e dei ma, mantenendo un dialogo sempre rispettoso e mai arrogante. Certi passi fan divertire e fatichi a trattenere la risata. Ho rischiato di svegliare mia moglie! Ora compro l'ultimo del bravo estinto.

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