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Ulrich Schulz Buschhaus

Editore: Unicopli
Collana: Modernistica
Anno edizione: 1999
Pagine: 176 p.
  • EAN: 9788840005973

recensioni di Barenghi, M. L'Indice del 2000, n. 04

Un dubbio, o un sospetto, è circolato segretamente per qualche tempo nell'ambiente degli studi letterari. Forse, insinuava qualcuno, dopo decenni di clamore, la teoria della letteratura s'avvia a essere silenziosamente soppiantata dalla comparatistica. Con ogni evidenza, le cose sono andate diversamente: basti pensare alla recente pubblicazione di importanti contributi originali (fra cui i volumi di Romano Luperini e Nicola Merola recensiti sul numero scorso dell'"Indice"), o alla proposta in versione italiana di studi stranieri (in primis la Storia della letteratura come provocazione di Hans Robert Jauss, Bollati Boringhieri, 1999; anche questo recensito nel numero scorso). Sta di fatto che in quell'infondata impressione s'annidavano insieme un timore e un auspicio. Un timore, perché un semplice allargamento dello sguardo dalla letteratura italiana alle letterature comparate non avrebbe certo compensato la perdita sul versante della riflessione teorica. Un auspicio, perché il rinnovamento dei nostri utensili di lavoro difficilmente può prescindere da un'ottica più ampia di quella fornita da una letteratura nazionale.
I saggi di Ulrich Schulz-Buschhaus ora pubblicati da Unicopli forniscono un eccellente esempio di convergenza fra teoria letteraria e comparatistica. Schulz-Buschhaus è un filologo romanzo, nel senso attribuito a questa espressione in area tedesca (cioè senza delimitazione cronologica all'ambito medievale). La maggior parte della sua ricerca critica riguarda la letteratura francese; numerosi sono però i suoi contributi italiani, distribuiti lungo quasi tutti i secoli - dal Bandello a Parini, da Manzoni al futurismo, da Pirandello ai narratori contemporanei (inclusi alcuni tra i più importanti studi su Calvino prodotti oltralpe). Il sistema letterario nella civiltà borghese raccoglie una decina di interventi scritti direttamente in italiano, e dedicati all'illustrazione dei caratteri della modernità letteraria. Aspetti e fenomeni della letteratura degli ultimi due secoli sono analizzati secondo la prospettiva euristica della longue durée storica, in modo da lumeggiare i connotati distintivi del sistema letterario a noi familiare, in antitesi a quello delle società di antico regime. Quattro i temi che tornano più di frequente in queste pagine. Il rapporto fra letteratura d'arte, sperimentale o di élite, e letteratura d'intrattenimento e di consumo; le trasformazioni - sviluppi, adattamenti, ramificazioni - delle strutture di genere; il ruolo della mediazione editoriale rispetto alla produzione artistica; i mutamenti di approccio nella storia della critica, e i diversi canoni storici di volta in volta individuati. In generale, il procedimento di Schulz-Buschhaus consiste nella messa a fuoco di grandi distinzioni tipologiche, opposizioni paradigmatiche, scansioni cronologiche di lungo periodo. Nessuna concessione, peraltro, alle semplificazioni indebite di cui si è resa responsabile in passato certa sociologia letteraria. E questo non solo per il rispetto dei testi che l'autore (da buon filologo) professa, ma soprattutto per una ferma convinzione di metodo: ogni operazione critica si svolge su un livello di analisi, intermedio fra un massimo di generalizzazione e un massimo di specificazione, la cui validità non è mai garantita a priori, e che comunque non può pretendere alcun esclusivo privilegio ermeneutico.
Qualche esempio. In un saggio del 1979 dedicato alla Trivialliteratur, l'avvento della modernità letteraria è individuato, sul piano della storia delle poetiche, nel passaggio da un paradigma assiologico fondato dalla distinzione letteratura alta / letteratura bassa a uno fondato sulla distinzione letteratura innovativa / letteratura convenzionale. Nel primo caso, il criterio di valorizzazione dipende da una classificazione gerarchica (verticale, sociale) dei livelli di stile; nel secondo, da una qualificazione orizzontale, cioè da una gerarchia storica. D'altro canto, all'esaltazione sul piano teorico dell'innovazione trasgressiva fa riscontro una prassi condizionata dalla formazione di un mercato culturale che incentiva la convenzionalità e la serialità. Tale è la "crepa interiore" della cultura borghese: che non si rimargina certo cambiando semplicemente di segno quel giudizio, cioè attribuendo alla Trivialliteratur caratteri intrinsecamente progressivi e emancipatori.
Un saggio del 1995 descrive invece la dissoluzione dei generi letterari nell'età moderna (meglio: del carattere normativo dei generi) in tre tappe. Un'emancipazione dalla rappresentazione del reale, attraverso il mélange des genres già a suo tempo diagnosticato da Auerbach; un'emancipazione dell'espressione individuale, che esaltando l'autenticità del sentimento conduce a una sorta di "nominalismo poetologico" riluttante a qualsiasi concetto generale; un'emancipazione del significante linguistico, che dall'idea autoriflessiva del Livre di Mallarmé conduce all'oltranza anti-rappresentativa delle avanguardie. Ma anche in questo caso, al rifiuto dei generi inalberato dalla letteratura sperimentale - già implicito nel singolarissimo "canone" dei fratelli Goncourt, che della letteratura passata si dicevano disposti a salvare solo Rabelais, La Bruyère, Saint-Simon e Diderot - si erano precocemente opposti il consolidamento e la proliferazione dei generi sul piano della produzione d'intrattenimento: sì che il successivo recupero dei generi stessi (promosso da autori come Sollers, Calvino, Perec) va considerato un fenomeno "post-avanguardistico", meglio che "postmoderno".
Altri interventi riguardano gli sviluppi del romanzo poliziesco, l'evoluzione del canone nella romanistica, il ruolo dell'editoria, il confronto tra De Sanctis e Croce. A prender forma è un'immagine del sistema letterario complessa e dinamica, capace sia di render conto delle stratificazioni e differenziazioni funzionali delle forme, sia di mettere in luce la relatività storica dei giudizi di valore, in rapporto al mutare delle poetiche e delle relazioni fra autori e lettori. Il tutto con una notevolissima limpidezza espositiva, non divenuta ancora, purtroppo - nel linguaggio della critica - moneta comune.