La società della stanchezza

Byung-Chul Han

Traduttore: F. Buongiorno
Editore: Nottetempo
Collana: Gransassi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 8 marzo 2012
Pagine: 81 p., Brossura
  • EAN: 9788874523450
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Descrizione
Byung-Chul Han analizza il disagio dell'individuo tardo-moderno nell'attuale società della prestazione e della competizione. L'ossessione dell'iperattività e del multitasking produce disturbi di natura depressiva e nevrotica, nel quadro di una generale incapacità di gestire la "negatività" dell'esperienza. Una denuncia della "società della stanchezza", in cui ogni reazione al modello sociale dominante rischia di essere inibita da un senso d'impotenza.

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    Dario

    30/11/2018 08:19:51

    Piccolo gioello del pensiero di Chul Han. La stanchezza dell'epoca tardo moderna sarebbe dovuta ad un eccesso di positività. La società non è più quella disciplinare, la gabbia di ferro di Focault, tuttavia nella nostra società della prestazione i soggetti devono comunque sottostare ad una dominio non meno pervasivo, anzi. Il poter fare illimitato illude gli esseri umani odierni e la depressione ne è il risultato: troppi stimoli, troppe pretese, il soggetto non può che esplodere. Il burn out allora esprime l'anima esaurita, sfinita, la stanchezza del poter fare, che si manifesta nella noia profonda, certo incentivata dalla società consumista. é tuttavia ancora possibile uscire da questa gabbia, ma la decisione deve partire dal singolo: fermarsi, contemplare, non-fare. Solo così può nascere un'azione non-reattiva, ma autenticamente creativa. Consigliato a chi non vuole restare schiavo di quest'epoca

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    Chiara

    24/09/2018 17:05:29

    Ricco di spunti di riflessione molto interessanti, sfortunatamente ho avuto l'impressione che buona parte del libro costituisse uno sfogo da parte dello scrittore per polemizzare ingiustamente contro altri filosofi. Per non parlare del finale che conclude in maniera approssimativa un saggio che avrebbe potuto riscattarsi proprio in quell'occasione. Mi aspettavo di meglio.

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    Chiara

    24/09/2018 17:01:25

    Alcuni spunti di riflessione molto interessanti, sfortunatamente ho avuto l'impressione che buona parte del libro costituisse uno sfogo da parte dello scrittore per polemizzare ingiustamente contro altri filosofi. Per non parlare del finale che conclude in maniera approssimativa un saggio che avrebbe potuto riscattarsi proprio in quell'occasione. Mi aspettavo qualcosa in più.

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    Isabella

    30/01/2018 22:45:02

    Lamentare la propria stanchezza è ormai divenuto normale, perfino dopo le vacanze! L'autore ha ragione, in questo libriccino illuminante, a individuare in una società che richiede troppo, soprattutto in noi stessi che pretendiamo troppo da noi stessi, la causa di questo male. Stevenson scrisse uno splendido "Elogio dell'ozio", che dovrebbe essere letto assieme a questo libro. Già i latini parlavano di taedium vitae, ma probabilmente ora il male è più diffuso e questo libro ne spiega ottimamente le cause.

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    Marcello B.

    15/05/2013 08:57:06

    Ottime, concise e illuminanti osservazioni sulla nostra società depressa e nevrotica. Discutibili i rimedi proposti.

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