Curatore: I. Bajini
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 1990
Formato: Tascabile
In commercio dal: 01/04/1995
Pagine: XXXIV-174 p.
  • EAN: 9788811583981
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scheda di Moran, J.M.M., L'Indice 1990, n. 5

I "Sogni" - proposti ora in una nuova traduzione rispetto a quella dell'ormai introvabile edizione Bur del 1959 - sono forse l'opera più rappresentativa della vena satirica di Quevedo, che si scaglia qui contro l'ipocrisia e gli inganni che regnano nei vari campi della vita attiva. Tuttavia i "Sogni" non vanno considerati, come a volte si è fatto, un documento della società dell'epoca: l'immagine che essi forniscono del Seicento spagnolo è infatti deformata da un eccesso di stereotipi che fanno del libro una sorta di enciclopedia dei luoghi comuni sui mestieri e sulle attività professionali dell'epoca. Essi presentano comunque un indubbio interesse sociologico e antropologico, perché il pessimismo e la disillusione a quel tempo non costituivano certamente patrimonio esclusivo di Quevedo, ma erano sentimenti diffusi tra la popolazione di un impero in preda a una profonda e - allora - incomprensibile crisi economica. Cinque sono i testi che tradizionalmente si raccolgono sotto il titolo di "Sogni e discorsi" e che costituiscono un'unità, sebbene siano stati scritti nell'arco di quindici anni. I testi hanno una struttura comune: il narratore racconta in prima persona un suo incontro con degli esseri sovrannaturali (il diavolo, la morte...), che gli dischiude, al modo delle medievali "danze della morte", una prospettiva definitiva sulle cose terrene. Nel primo sogno assiste alla apocalittica resurrezione dei morti, nel secondo un diavolo prigioniero nel corpo di uno sbirro gli descrive le torture a cui sono sottoposti i dannati dell'inferno, nel terzo scende agli inferi e constata la verità del racconto del sogno precedente, nel quarto risale sulla terra e scopre il vero volto della realtà, nel quinto è la morte a svelargli le ultime verità e a porre fine all'intera opera.
L'aspetto più originale dei "Sogni e discorsi" non è evidentemente il loro contenuto, né tanto meno la loro struttura narrativa, bensì la loro forma. La satira di Quevedo utilizza come strumento prediletto la retorica, si fonda su giochi di parole, paronomasie, calembours, antitesi e paradossi. Sono questi aspetti stilistici che hanno fatto di Quevedo il capostipite del concettismo spagnolo. Dopo di lui la prosa satirica e didattica non fu più la stessa.