Il sogno e il mondo infero

James Hillman

Traduttore: A. Bottini
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 12 novembre 2003
Pagine: 314 p., Brossura
  • EAN: 9788845918186
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Descrizione
Scelto da IBS per la Libreria ideale perché ponendosi a metà strada tra psicologia, mitologia e magia Hillman traccia una storia affascinante dell'inconscio.

A che cosa somiglia il sogno? Fin dall'antica domanda di Aristotele, possiamo inquadrare il paesaggio onirico solo per analogie, paragoni, metafore. Oppure, come ci suggerisce James Hillman in questo percorso sconcertante e provocatorio, possiamo accedervi lasciandoci alle spalle ogni tentativo di razionalizzarlo e di tradurlo nel linguaggio diurno, come era avvenuto, seppure con metodi opposti, nel caso di Freud e di Jung. La soluzione, per Hillman, consiste invece nel tornare alla mitologia come a una vera e propria "psicologia dell'antichità" e a una lettura del sogno come dimensione del "mondo infero", in quanto invisibilmente intrecciato a quello superno.

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Recensioni dei clienti

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    Giovanni L

    23/03/2015 12:47:40

    Un capolavoro assoluto che ci mostra come il mondo in-fero sia dentro di noi e nelle radici ancestrali del nostro pensare, in quella parte di noi che Hillman chiama "la Grecia psichica". Dunque il mondo in-fero come parte fondamentale della nostra essenza.

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    f.fantauzzo

    19/07/2006 11:43:58

    Originali spunti verso una nuova psicologia, ma nel complesso essa appare illuminata da una fede massonica... "La soluzione migliore - scrive l'autore - è condurre una vita serena e ritirata in una comunità di amici a noi congeniali"! (il punto esclamativo è mio). Hillman, conformemente alla cultura contemporanea, usa molte citazioni per giustificare le sue tesi, ma dimentica che la radice del mito è nei sentimenti umani, nelle passioni, nella sofferenza...tutto quanto fa parte di quel mondo dove gli amici sono ben pochi. Stile pessimo privo di continuità logica...sembra uno scritto schizofrenico, anche se c'è più coerenza nei discorsi degli schizofrenici i quali, nei loro vuoti, lasciano intravedere profonde analogie e legami di pensiero inusitati, al contrario dell'autore che si limita ad aggiungere frasi fra un periodo e l'altro.

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