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Anno edizione: 2024
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Un romanzo sulla solitudine e sull'insopprimibile bisogno d'amore degli esseri umani, che difende gli eterni valori della curiosità, del coraggio e della compassione, e che con quarant'anni di anticipo prefigura l'epoca dell'intelligenza artificiale e della pervasività del digitale.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Un libro che narra anni di un futuro remoto che sembrano la fine dell'umanità e che invece non sono altro che un nuovo inizio. È un futuro in cui si riscopre una delle tecnologie più antiche del mondo: La scrittura. Forse un futuro verosimile, per il modo in cui approcciamo il mondo odiernamente, ma forse più in linea con il mondo degli anni "80, con quella che si preconizzava, in quel periodo, come civiltà dell'immagine in cui si poteva rimanere a secco di letture senza che nulla potesse tangere la persona. È questo un libro che parla anche di passato, di un passato nostalgico e sfiorito, un passato che è distante anche da noi oggi, un passato fatto di convivialità e di sentimenti, che già oggi abbiamo perso in soli 40 anni dal romanzo, e che per questo lo rende attualissimo. La trama in breve e senza spoiler: in un futuro remoto, attorno all'anno 2400, la società è alla deriva e quasi sull'orlo di un'estinzione di massa, dovuta alle politiche automatizzate che hanno cercato di contenere le nascite. In una società interamente gestita dai robot lasciati a loro stessi e alla loro decadenza, l'umanità vive dietro al dogma della privacy e dell'individualismo estremo, avendo anche perso la capacità di leggere e ancora più di comprendere l'arte e le emozioni, senza speranze di contatto con l'altro, per superare il gap è la solitudine, tutti fanno regolarmente uso di droghe che alleviano il peso delle giornate, i "mimi", in questo senso, sono coloro che sono rimasti ai margini della società a ripetere slogan, canzoni o vecchi cliché, senza possedere in proprio una reale interiorità, una propria "voce", rimanendo bloccati ai margini della vera conoscenza (il limitare del bosco), che è fatta anche di emozioni trasmesse.
Il titolo stesso è già poesia: un’immagine sospesa tra sogno e rivelazione. Il Mimo che canta al limitare del bosco è simbolo di ciò che non possiamo afferrare, ma che continuiamo a cercare: la memoria, l’identità, il contatto umano in un mondo dove l’umanità ha perso quasi tutto ciò che la definiva. L’opera è utopica nel senso più alto del termine: non come sogno irrealizzabile, ma come spazio dove ripensare il nostro essere umani. C’è in ogni pagina un respiro poetico che attraversa la narrazione come vento tra gli alberi: lieve, ma impossibile da ignorare. E al cuore di tutto, c’è un’idea semplice ma rivoluzionaria: che il futuro non sarà salvo se non salverà anche la bellezza, la cultura, l’immaginazione. Ascoltiamo il canto .... ne vale la pena !
Cosa accade in un mondo in declino dominato da un'intelligenza artificiale arrugginita, che ha preso il controllo delle nascite, la produzione industriale, la gestione della società, con una razza umana sterile, che non sa leggere e scrivere, e volutamente stordita tra droghe, psicofarmaci, tv, pornografia e culto della privacy e dell'interiorità? Questo romanzo è un classico per gli amanti del genere (tra P.K. Dick, "i figli degli uomini" di P.D. James, Stanislaw Lem, Blade Runner) ma ancor più di fantascienza distopica, e un profetico e visionario mondo del futuro, questo libro è un inno all'umanità e alla vita vera dalla quale ci stiamo allontanando, ma che, come Walter Tevis ci fa monito, siamo ancora in tempo per recuperare.
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