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Antero de Quental

Curatore: B. De Cusatis
Editore: Novecento
Pagine: 237 p.
  • EAN: 9788837301491

recensione di Baggiani, A., L'Indice 1992, n. 2

Molto opportunamente Novecento pubblica, con testo a fronte, un'ampia scelta (65 su 109) dei "Sonetos Completos" di Antero de Quental, apparsi nel 1886 (ne esisteva finora solo una traduzione italiana del 1898), curati ed esaurientemente introdotti da De Cusatis, in occasione delle celebrazioni che si sono tenute a settembre in Portogallo per il centenario della morte del poeta-filosofo azzorrino. Inscritti nella più pura tradizione di una elaborata perfezione formale ma attraversati dai brividi della modernità - Antero è, da Pessoa, considerato un precursore - i "Sonetti", elaborati nel corso di circa venticinque anni, rappresentano una summa del suo pensiero e una sintesi delle sue tematiche, di contro alla "poesia di combattimento" delle "Odi moderne" e al tono più strettamente politico-filosofico della prosa. Nel clima inerte, conservatore e retrivo del Portogallo primo Ottocento, il giovanissimo poeta partecipa infatti da leader alle agitazioni universitarie di Coimbra, finendo in carcere; fondato un giornale, rivendica da violento polemista libertà e rivoluzione; nell'orbita del socialismo proudhoniano - ma si accosta anche a Leibniz, ai filosofi tedeschi e ai positivisti - decide di sperimentare il lavoro duro operaio e fa il tipografo a Lisbona e Parigi; fonda infine, nel 1869, il "Cen culo", con Eèa de Queir¢s e altri giovani intellettuali: "la generazione del '70" che porrà le basi del rinnovamento culturale del paese. Al quale contribuirà perfino, provocatoriamente, l'invenzione di un poeta satanico, Carlo Fradique Mendes (ma è Antero che scrive) che rivela peraltro in controluce una sua "doppia anima" mai assente nella tormentata elaborazione della filosofia di de Quental, approdato a una sorta di "materialismo idealista", uno "spiritualismo idealista innestato... nel robusto tronco del materialismo ".
Mentre partecipa attivamente alla vita del partito socialista, cui si iscriverà nel 1877 e per il quale si candiderà più volte, continuando a scrivere e rielaborare le sue teorie filosofiche, de Quental resta profondamente attratto dalla religiosità (curiosamente, Garibaldi e san Francesco sono i suoi riferimenti italiani). Ma "il mio pessimismo, in fondo, è ottimismo, - scrive all'amico Oliveira Martins, - ... Non si tratta di dire che il mondo è malvagio, di maledirlo e fuggirne, ma di viverci dentro... senza cecità, senza passione, liberamente, praticando l'ironia trascendentale come la disciplina della vera libertà". Dolorose vicende personali e le stesse delusioni politiche - l'insofferenza per l'immobilismo della società e la costante vena malinconica o nevrotica -lo portano infine alla scelta del suicidio: come molti altri, l'amico Castelo Branco prima, il giovane de S  Carneiro, a lui affine per sensibilità, più tardi. Quanto, in questo, giochi la componente "nazionale" piuttosto che personale o politica, è da discutere; come è da discutere il giudizio dato di lui dall'amico Eèa de Queir¢s in un saggio famoso ("Un genio che era un santo"), non foss'altro perché forse riduttivo. Ma al di là di una valutazione puramente letteraria in positivo, che i "Sonetti" certamente meritano, valeva certo la pena di fornire al pubblico italiano un'immagine, ricca anche se parziale, di un personaggio come de Quental tanto importante quanto interessante e singolare anche al di fuori del suo contesto storico.