Sono contrario alle emozioni

Diego De Silva

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2011
Pagine: 165 p., Brossura
  • EAN: 9788806209582
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Recensioni dei clienti

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    Daniele B.

    11/09/2015 23:13:51

    Che delusione, dopo i primi due episodi mi sarei aspettato qualcosa di più interessante da parte dell'autore, invece mi son ritrovato a leggere un sacco di pensieri personali sparsi e ragionamenti poco logici del protagonista. Penso che De Silva si sia già stufato del "Malinconico personaggio" ed abbia trovato con questo scritto il modo migliore per liberarsene.

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    Lina

    10/09/2014 22:46:03

    e questo sarebbe un romanzo?! è solo uno zibaldone di pensieri e considerazioni. scritti con verve, questo sì, ma francamente troppo slegati tra loro per farne un libro.

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    Amalia

    28/10/2013 10:34:38

    Ci ho rinunciato. E' stato più forte di me. Non lo consiglio. Noioso.

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    Euge

    06/09/2013 11:41:44

    Per passare qualche ora in spensieratezza va anche bene. Ma non è nulla di eccezionale. C'è ben poco, a parte qualche situazione comica, di riflessione condivisibile sull'attualità o sulla musica. Il ritmo è tutto sommato scorrevole e a volte reso più brioso da qualche microcapitolo che spiazza. Ma non creda l'autore di essere divertente grazie a macroperiodi logorroici che, invece, hanno solo l'effetto di intontire e annoiare. Va bene come lettura leggera per la spiaggia.

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    Alberto

    12/02/2013 19:10:36

    Sinceramente avrei voluto affibiare un voto più basso a questo libro che, a mio modo di vedere, non ha nè capo nè coda... ma ci ho trovato dentro delle descrizioni, dei pensieri, delle immagini, delle emozioni talmente belle e descritte con eccezionale bravura che mi fanno essere certo che De Silva possa arrivare tranquillamente ad un mio 5... di certo un'altra possibilità gliela concederò.

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    ru

    14/01/2013 21:09:56

    Mi ha deluso! avevo letto "mia suocera beve" che mi era piaciuto, allora ho letto anche questo (che già avevo), però niente.....il 2 è sulla fiducia!

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    Antonio

    08/09/2012 14:39:58

    Mi aspettavo un'altra storia esilerante dell'Avvocato Malinconico, purtroppo e' stata una delusione; trama debole per non dire inesistente. Qualche spunto interessante, ma per il resto sembra il classico libro scritto per rispettare una scadenza con l'editore...

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    misselisabethbennet

    27/06/2012 11:09:39

    non riesco a capire una media di giudizi così bassa.... dell autore avevo già letto "non avevo capito niente" ma questo per me è di gran lunga superiore... i pensieri di vincenzo malinconico sono delle risate in continuo... situazioni della vita reale che si susseguono in una scrittura a mio avviso GENIALE! certi passi del libro ho dovuto sottolinearli .. troppo originali per non essere apprezzati!!! bravoooo!!

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    Felicita

    13/03/2012 14:25:03

    Di distrazioni e incidenti La tecnica della dissertazione. E' il primo libro che leggo di De Silva. Inizialmente ho pensato anch'io che la mancanza di una trama forte e di una storia costituisse un problema, poi, superato l'egoistico bisogno di ogni lettore di attaccarsi alle storie come gli alcolizzati alla bottiglia ho dedotto che lui abbia voluto realizzare un esperimento e se non lo ha fatto volontariamente, tale si è rivelato. L'esperimento era dimostrarci che non possiamo fare a meno delle emozioni, dalle più banali legate alla vita quotidiana che interferiscono sul senso assoluto e unico di un'esistenza a quelle indotte dalla società o comprate, che ci procuriamo ad esempio attraverso la lettura di un libro, per dimenticarci delle proprie dolorose e imbarazzanti emozioni. Suppongo sia riuscito attraverso la tecnica della digressione e dissertazione ormai usatissima dai media e in politica a raggiungere l'esercizio dialettico creativo di percezione dello specchio. Sovrascrivendo, eludendo la storia, distraendo il lettore dal "senso" ha dimostrato il completo rifiuto delle emozioni e le ha rifiutate anche al lettore, lo ha cioè privato della possibilità di portarsi a casa una storia, un'emozione. Ci prende e ci lascia così com'è siamo, come fa la vita, che sembra farci delle domande che poi si rilevano delle semplici constatzioni...piena di coincidenze inutili, che non portano da nessuna parte...non c'è inganno, c'è vita, c'è folla di persone, cose, fatti, insignificanti, foto mosse e neanche a fuoco di passanti, che corrono ma non vanno da nessuna parte e comunque rimangono attaccati ad una forma, ai luoghi comuni...legati ad un 'idea, ad un pensiero di qualcosa che non hanno e non c'è in quell'istante, che è altrove appunto.Siamo tutti altrove come il protagonista e con il protagonista, siamo anche noi obbligati a vivere la "non storia" di uno contrario alle emozioni, che non vive, ricorda, racconta, legge, si distrae.

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    francescod28

    24/02/2012 11:20:49

    premesso che ho letto il libro mentre mi trovavo in ospedale, e che è stato il mio primo approccio allo scittore, ho trovato molto difficile individuare quale era la trama di questo libro. Sembrano una serie di eisodi di vita messi insieme spesso senza nessun filo logico.

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    omar

    01/02/2012 20:43:05

    I precedenti libri con protagonista l'avvocato sgangherato erano sicuramente altra cosa. Qui perde molto della sua ironia creativa. Meglio fermarsi ai primi due.

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    Luporozzo

    25/01/2012 09:56:44

    Perfettamente d'accordo con quanto rilevato da Sara, qui sotto, e da altri lettori. De Silva scrive bene, e questo lo sappiamo (anche perché altrimenti non avremmo neppure sborsato i 16 eurini per acquistare, sulla fiducia, questo suo ultimo libretto). Però scrivere bene non basta, almeno non basta se vuoi fare lo scrittore e non - che so - il ghostwriter per qualche politico; devi pure avere una storia da raccontare. Come detto da altri, qui manca la storia; ci sono soltanto appunti sparsi su questioni diverse e lo sforzo massimo fatto dall'autore è stato immaginare che queste considerazioni sull'universo, varie e slegate, provenissero da un tipo che va da uno psicoterapeuta particolarmente acuto. Siete stati avidi, cari De Silva ed Einaudi (la verità). Anziché passare subito alla cassa, dovevate aspettare che le idee maturassero, avere la pazienza di lavorarci su e svilupparle, insomma, faticare un po'. Perché gli spunti per una storia raccontata come si deve ci sono. Per esempio, la figura della tipa che rimorchia all'aeroporto - embrione narrativo molto interessante! - non meritava di essere trattata così frettolosamente e abbandonata dopo poche pagine dall'autore, per pura pigrizia. Il lettore apprezza le intelligenti recensioni della canzoni della Carrà (quasi mezzo libro), ma dopo un po' si scoccia, mentre vorrebbe tanto sapere che ne è stato della donna aeroportuale così fascinosa... Invece il crudele De Silva preferisce parlargli delle buste da lettera e dell'alienazione dalla realtà che alcuni strumenti, quale il cellulare, determinano sugli uomini d'oggi. In sostanza, De Silva sei bravo ma in questo caso ha prevalso il tuo coté pigro e cattivo.

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    Sara

    08/12/2011 11:35:13

    Terribile. Non c'è uno straccio di trama, il protagonista è assolutamente anonimo (vorrebbero farci credere che sia l'avvocato Malinconico giusto per continuare la trilogia e vendere di più, in realtà si tratta di un tizio qualsiasi che va dallo psicologo). Pagine e pagine e pagine di dissertazioni sul nulla, praticamente un monologo dall'inizio alla fine. De Silva scrive bene, la sua prosa è scoppiettante e frizzante, ma non è che può chiederci di pagare per leggere le sue pippe su qualsiasi argomento, senza in cambio raccontarci nemmeno un briciolo di storia. Bocciato senza appello.

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    Fabio De Rosa

    29/11/2011 11:20:03

    Assolutamente da non leggere, se si ha in mente l'ottimo "Non avevo capito niente" e il buon "Mia suocera beve". L'avvocato Malinconico (ma e' lui?) si perde in una serie di appunti senza senso, che rendono il libro banale e in generale noioso. Peccato, e' la prima volta che Diego mi delude

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    massimo r.

    26/11/2011 17:16:05

    Premesso che sono un grande estimatore di Diego, di cui ho letto ed apprezzato tutto (anche i differenti registri adottati tra la prima e la seconda parte della sua opera) questo romanzo (?) è stato una delusione, perchè inconcludente e inconcluso. Le divagazioni che altrove insaporiscono le avvunture di Malinconico, qui divengono centrali, come se a pranzo si servissero solo contorni. Peccato, eppure pubblica poco, 'sto libro sembra frettoloso e superficiale, quanto meno meritava un maggiore meditata attenzione. Al liceo si direbbe "...potrebbe fare molto di più..."

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    FabCat

    18/11/2011 15:04:40

    E' il primo libro che leggo di De Silva, quindi il mio incontro con Malinconico avviene senza conoscerlo. L'ho trovato divertente, spassoso, provocatorio, come quando si è in compagnia di un amico che ha bevuto una birra di troppo e non ha più freni inibitori. Le dissertazioni sulle canzoni pop italiane degli anni settanta sono sorprendenti! Però, trattandosi di capitoli brevi e a volte indipendenti, ho anche avuto l'impressione di leggere un blog e mi è mancata una storia, una narrazione più ampia.

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    francesco v

    18/11/2011 11:21:14

    Parte a razzo, finisce a....non mi viene la rima. Effettivamente piu' che un romanzo sembra una collezione di appunti sparsi. Non annoia mai, sorprende di rado. Di de Silva continuerò, come ho fatto finora, a leggere tutto.

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    Federica

    11/11/2011 21:17:36

    Contrario alle emozioni? E si vede...anzi si sente! Che fine ha fatto l'avvocato Malinconico di "Non avevo capito niente" e "Mia suocera beve? Non lo riconosco. In questo libro non c'è storia. E' un insieme, piuttosto disorganico, di elucubrazioni che non fanno nemmeno più ridere. E' la prima volta che Diego De Silva mi delude. Sembra quasi che l' autore abbia scritto di fretta e senza ispirazione.

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Lo scoppiettante sproloquio di un uomo che soffre per amore, e che invece di piangere si ride addosso.

Bisogna immaginarselo, Vincenzo Malinconico che va dallo psicoterapeuta e non è capace di fare il paziente. Bisogna immaginarselo fuori dallo studio, per strada, o a casa, mentre vive la sua vita e si fa le domande piú eccentriche e peregrine, e trova le risposte piú folli e piú logiche. Tagliarsi la lingua leccando una busta è o meno un infortunio che la racconta piú lunga di quel che sembra? Ci siamo interrogati abbastanza sulla portata avanguardistica di Raffaella Carrà? Perché guardare una palma mozzata sul lungomare può falsificare in un attimo il bilancio di un’esistenza intera?
È una gioia stargli dietro, seguire la sua testa tortuosa e cristallina mentre formula teoremi, aforismi e vanvere, variazioni sul tema dell’amore, dell’emotività e dei sentimenti; improvvisi interrogativi su parole che a un tratto perdono di senso; recensioni estemporanee di vecchie canzoni, di strani film, di eventi e persone; appunti sulla vita che assomigliano agli spilli di un entomologo instancabile.
Nei suoi tentativi di analisi fai-da-te per ricomporre il senso di una storia finita, Vincenzo nasconde se stesso e il suo problema, per dirci molto di piú. Un romanzo vorticoso, fatto di pezzi brevi, comici, filosofici, sempre folgoranti, dove la scrittura si palesa al lettore in una delle sue versioni piú artigianali: quella di strumento per capire come la pensiamo sulle cose.