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Ernesto Sabato

Traduttore: J. Riera Rehren
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: 579 p. , Brossura
  • EAN: 9788806178352
"Sebbene abbia un solo dorso, un libro possiede cento volti": è una frase che Julio Cortàzar attribuisce a Nâser-e Khosrow, "nato in Persia nel XI secolo", ed è un buon viatico per avvicinare Sopra eroi e tombe, il secondo e più grande romanzo di Ernesto Sábato, ora riproposto da Einaudi con una densa prefazione di Ernesto Franco e in una nuova traduzione (la precedente, di Fausta Leoni, era passata da Feltrinelli, 1965 e 1975, a Editori Riuniti, 1987 e 1997). In Prima della fine (Einaudi, 2000), che intrecciava i fili dell'autobiografia a quelli di una senile e un poco generica complainte sui destini del pianeta e della civiltà, Sábato avvertiva all'inizio il lettore: "Dio, se esiste, dev'essere mascherato", a significare che l'incandescente materia dei suoi romanzi non era passibile di un'esegesi biografica, che la vera vita abitava tra le pieghe delle finzioni e delle parole e non tra quelle dell'esistenza. Ben più crudele è la teodicea che leggiamo nel Rapporto sui ciechi, terzo terribile capitolo di Sopra eroi e tombe: "Dio è un povero diavolo, alle prese con un problema troppo complicato per le sue forze. Lotta con la materia come un artista con la propria opera. Qualche volta, in qualche momento, riesce ad essere Goya, ma generalmente è un disastro". Ecco, Sopra eroi e tombe, che assume di volta in volta le sembianze di storia d'amore e di conte philosophique, di poema in prosa e di romanzo di costume, di narrazione epica e di pamphlet letterario, non è che la cronaca di uno dei disastri di Dio, e delle vittime e dei reduci.
Che sia un disastro ci viene detto sin dalla primissima pagina, nella tragica conclusione che aggredisce il lettore ad apertura di libro: la protagonista femminile, l'evanescente oscura e splendida Alejandra, si è suicidata ardendosi viva dopo aver ucciso il padre Fernando Vidal Olmos con quattro colpi di pistola. Tra gli effetti personali di Fernando viene scoperto un manoscritto intitolato Rapporto sui ciechi, da cui "è possibile ricavare ipotesi che getterebbero una luce particolare sul delitto e che, caduta l'ipotesi di un gesto di follia, favorirebbero un'ipotesi ancora più truce". Nei primi due capitoli si snoda la storia dell'amore tormentato, inafferrabile e dissestato, tra Alejandra e l'attonito ma risoluto Martín: come la Nadja di André Breton (amico di Sábato, che fu tra i surrealisti parigini negli anni trenta), la ragazza è sensibile e magnetica, l'antenna di un sismografo che misura terremoti psichici di inaudita violenza. Martín e Alejandra sono i giovani che in Prima della fine Sábato definirà "eredi di un abisso": la similitudine si fa reale quando conosciamo i genitori dei ragazzi, la "madrefogna" di Martín e la galleria di freaks dell'anima che condivide con Alejandra le stanze dell'enorme, antico Belvedere, dove un secolo di storia argentina, di eroismi e di massacri scricchiola tra le pareti in attesa del fuoco. Insieme e intorno a loro vive una pletora di personaggi che paiono abitanti di una Babele immaginaria, dove la torre è crollata ma ancora si parla la lingua franca dei muratori superstiti: un impasto di toni e cadenze che deve aver fatto disperare il traduttore Jaime Riera Rehren, tra violinisti e camionisti, politica e campionati di calcio, pettegolezzi teatrali e discussioni letterarie. Vi compare anche Jorge Luis Borges in persona, amato e detestato da Sábato: se nelle pagine autobiografiche e in quelle saggistiche lo scrittore non perderà occasione di accarezzare in contropelo i metafisici arabeschi dell'autore di Finzioni, in Sopra eroi e tombe ce ne restituisce un icastico ritratto difficile da dimenticare:"Il viso pareva fosse stato disegnato e poi mezzo cancellato con una gomma. Balbettava". Quella Babele è ovviamente Buenos Aires, ma è soprattutto una metropoli del sogno e della memoria. Fa sorridere dunque la premura dell'editore, che al romanzo premette una mappa dei quartieri in cui le vicende si svolgono: come l'isola del baleniere Queequeg in Moby Dick, la Buenos Aires di Sábato "non era segnata su nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai".
Come il luogo, anche il tempo del romanzo trascolora subito in una dimensione interiore: tutto è narrato a giochi fatti, quando consummatum est, ma allo stesso tempo è presente nel ricordo e nel racconto di Bruno, letterato amico dei due giovani e del padre di lei nonché trasparente alter ego di Sábato. Ad amplificare questa sensazione di caleidoscopio, in cui ogni personaggio e ogni gesto e parola hanno un senso solo nel gioco di rifrazioni e distorsioni che fanno eco e modulano la materia del romanzo, Sopra eroi e tombe contiene, distillato e rischiarato in una tenebrosa luce di complotto, il primo romanzo di Sábato, Il tunnel (1948; Einaudi, 2001), e sarà a sua volta contenuto nel terzo capitolo della trilogia, il meno riuscito L'angelo dell'abisso (1974; Rizzoli, 1977), dove alcuni degli eroi sopravvissuti alle tombe ritorneranno per confrontarsi con l'Apocalisse e con lo stesso Sábato, che da narratore si sdoppia in personaggio.
A questo gioco di rimandi, cornici e specchi deformanti sfugge il Rapporto sui ciechi, che sta "come un monolito" al centro del romanzo. Nella sua compattezza agghiacciante, il Rapporto è la mappa dettagliata di una strada per l'inferno lastricata di pessime intenzioni: lo smascheramento del complotto ordito dai ciechi per governare il mondo "mediante gli incubi e le allucinazioni, le pesti e le streghe, gli indovini e gli uccelli, le serpi e, in generale, tutti i mostri delle tenebre e delle caverne". La scrittura si fa affilata e tagliente, la voce di Fernando Vidal Olmos riempie di sé la pagina incendiando e riducendo in cenere le tessiture polifoniche del romanzo, l'ironia si fa ghigno spietato, l'elegia diviene invettiva. Ernesto Franco, nella prefazione, lo avvicina fascinosamente, a "un pianeta Kafka compreso in un universo Dostoevskij", ma altre e più atroci letture vengono alla mente.
È come se Céline dirigesse uno spartito di Lovecraft, come se, ben oltre il termine della notte, il contemptor mundi di Bagatelle per un massacro guardasse in faccia i responsabili della vacherie cosmica ed eterna, e scoprisse che i loro lineamenti sono quelli di una razza preumana, progenie di Chtulhu esiliata nei sotterranei e tra le ombre di Buenos Aires. Molti sono i ricordi céliniani, come il protagonista, che legge soltanto più "la pubblicità e la cronaca nera" (mentre per Céline era "la pubblicità e i necrologi… sai quel che la gente vuole e sai che sono morti… Basta!"). Céliniano è anche lo humour del Rapporto, uno humour che solo per difetto possiamo definire nerissimo; e degna del Céline "chroniqueur des Grands-Guignols" è la terribile traversata della legione Lavalle, impegnata a scortare in Bolivia il corpo in putrefazione del generale che l'ha guidata. Molte sono poi le citazioni, quasi palmari, da Lovecraft, ma anche dal Poe del Gordon Pym, dall'Arthur Machen di Il gran dio Pan (secondo il quale, come per Sábato, "i gerarchi dell'inferno passano inosservati tra di noi"), dal William Hope Hodgson di La casa sull'abisso. Quanto peso quella letteratura visionaria e fantastica abbia avuto nella cultura argentina può confermarlo la Vita di Edgar Allan Poe di Cortàzar (Le Lettere, 2004), ma anche il racconto di Borges There are more things (in Il libro di sabbia, Rizzoli, 1975), dedicato alla memoria di Lovecraft. Ci si potrebbe arrischiare a pensare che il complotto ultraumano sia divenuto una sorta di Genius loci, se l'incantato flâneur del mondo intero Bruce Chatwin incontrerà In Patagonia (Adelphi 1982) la temibile Brujeria, evidente emanazione della setta dei ciechi che finirà con il perdere Fernando Vidal Olmos e forse il mondo intero. Il Creatore, sembra dirci lo gnostico Sábato, è un re atroce: e non solo per le istanze dell'anagramma.
Luca Bianco

Recensioni dei clienti

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    ilaria

    25/08/2014 17.49.19

    uno dei libri piu' noiosi e inconcludenti che abbia letto ultimamente. Lungi da me giudicare l'acume letterario di Sabato ma questo romanzo non mi ha lasciato niente ne emozioni ne ricordi.I personaggi sono insignifanti e privi di spessore.lo sproloquio sui cechi nasce da congetture geniali ma e' molto gratuito poco sensato sul contesto della trama e appunto solo uno sproloquio.Pessima lettura durissima da portare a termine

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    Alessandrio Scarpellini

    11/06/2012 17.46.46

    Straordinario / visionario libro... un capolavoro. E' immergersi in Buenos Aires, nei cunicoli dei sogni, negli occhi dei ciechi e nei vicoli della mente. Sensuale, oscuro, tenebroso, dolcissimo, disperato, anarchico è Ernesto Sabato. Lo sono anche Alejandra, Bruno, Martin e Fernando (e gli altri). POi le ombre vive di Severino di Giovanni e Paolino Scarfò. Una insurrezione dei sogni, dei sensi, del silenzio. Epico e magico, materiale e sanguigno più di Borges e Bolano, Coloane e Cortazar. Ti lascia stupefato davanti le finestre del mondo o i chiusi tunnel dell'esistenza. Da leggere a gocce, come si beve un liquore forte che muta le viscere in oro bollente e vivo.

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    Effepi

    19/12/2011 14.30.41

    Lento.....un libro che dopo qualche pagina ti stanca. Troppi nomi e troppi ambienti che ti distolgono dalla trama principale. E' stato molto faticoso finirlo. Negativo!!!

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    Antonio

    27/08/2011 13.27.07

    Da un incontro tra un ragazzo timido, introverso, molto riflessivo, e una ragazza strana e spregiudicata nasce una storia d'amore singolare e che avrà un finale tragico. Non trovo niente di erotico all'interno di questo rapporto, mi sembra tutto confinato al puro amore platonico. Martìn ama Alejandra devotamente, lei trova in lui un punto d'appoggio, da cui poter spiccare il volo per una vita trasgressiva. A dir la verità la trasgressione di Alejandra la si può solo intuire, perchè alla fine il suo rapporto con uomini anziani e potenti, come il suo rapporto con il padre, rimangono irrisolti, poco chiari, sospesi in una nuvola di incertezza e ambiguità. In realtà Sabato utilizza la storia come spunto per poi evadere e spaziare su tutto il suo universo, dalla fede, all'amore, dalla politica all'estetica, dalla letteratura al calcio. Per questa ragione questo romanzo che il grande centenario ( n. giugno 1911, m. il 30 aprile di quest'anno) impiegò anni a scrivere tra continui rimaneggiamenti diventa un gran contenitore in cui trovi cose preziose (indimenticabile l'incontro tra Bruno, Martìn e il mitico Borges) e cose assolutamente pesanti e ai limiti dell'illeggibilità, ad esempio tutto il capitolo dodici del "Drago e la principessa" con quella storia di guerra civile di cui noi europei non conosciamo una virgola e che, personalmente, ritengo si possa saltare di sana pianta, perchè ha pochissima attinenza con il resto del romanzo. Un discorso a parte merita "Rapporto sui ciechi", gotico e lovecraftiano, un libro nel libro, a cui darei assolutamente il punteggio massimo. Insomma, se devo dire la verità, pur trovandolo un ottimo libro, non griderei al capolavoro.

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    martino

    27/06/2011 15.32.21

    ..credo che nessun'altra città al mondo abbia sfornato così tanti grandi della letteratura come buenos aires..e tra i tanti, a mio parere, ernesto sabato è il più grande..questo libro imperdibile è pura letteratura come quella di manganelli, di beckett, di gombrowicz, di schulz..

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    ornella

    28/11/2010 12.50.46

    Un libro davvero potente, inquietante e meraviglioso allo stesso tempo. Un libro che non mi ha lasciato indifferente e dopo anni che l'ho letto, ancora ricordo certe atmosfere dense di angoscia e di voglia di vita, certe malinconie, certe ansie dolorose dei personaggi. Il libro bene presenta gli aspetti della moderna sensibilità sudamericana, fatta di miti, fobie, angoscie ed allucinazioni. Inoltre pone i temi dello scopo del vivere in un tempo insensato, del peso della storia, dell'insormontabile solitudine dell'uomo. E come sfondo, l'immensa Buenos Aires. Particolarmente magnifica, secondo me, la dissertazione sul mondo dei ciechi e sulla loro vita misteriosa nel sottosuolo della città. Una sorta di racconto nel racconto. Da leggere!! Faccio notare che il libro tradotto in italiano e pubblicato per anni da Editori Riuniti (più o meno dal 1990 al 2002) poi non è stato più pubblicato in Italiano ed era quindi introvabile. Un delitto!! Solo da circa 1 anno, per fortuna, è di nuovo possibile trovarlo qui in Italia.

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    luciano comida

    16/09/2010 17.49.34

    Dopo averlo divorato, rapito dalla vicenda e dalla scrittura, chiusa la pagina 578 e preso dalla voglia di ricominciare tutto daccapo, mi sono dato dell’incompetente presuntuoso: come ho fatto per anni a blaterare di letteratura sudamericana ignorando quest’autore e questo libro che Claudio Magris definisce “uno dei capolavori del Novecento”? Anche per colpa degli editori italiani, che lo pubblicarono in versioni mutilate, fino a pochi mesi fa, quando finalmente la Einaudi lo traduce integralmente. Ma cosa racconta “Sopra eroi e tombe”? Tante cose. Comincia nell’aprile 1955, con la diciannovenne Alejandra che uccide a colpi di pistola il padre e poi si suicida dando fuoco alla stanza dove si è chiusa assieme al morto. E subito dopo si torna a due anni prima, per vivere (atraverso vari punti di vista) l’amore tra Alejandra e Martin, più giovane di lei. Poche storie erotiche del Novecento ricordano in modo così incandescente e misterioso che, un tempo, la parola “romantico” era pericolosa. Però il romanzo di Sabato non si limita a mettere in scena questa indimenticabile vicenda amorosa: è molto di più. Dietro gli enigmi di Alejandra (chi non ha conosciuto una persona strana davvero strana?, che ci ha fatti star bene davvero bene?, e male davvero male?), c’è la sua famiglia in cui fermenta ossessiva la storia argentina degli ultimi cento anni, c’è soprattutto suo padre (un personaggio al cui confronto Hannibal Lecter sembra innocuo). Però Ernesto Sabato racconta pure l’intera società di Buenos Aires: dagli intellettuali ai miserabili, dalle signore bene alle rivolte antiperoniste. E così il libro diventa un’enorme sinfonia che volta per volta sa essere un romanzo sentimentale ma anche politico, una storia di fantasmi alla Henry James o alla E. T. A Hoffmann, una satira e una meditazione filosofica, la mappa di un viaggio agli inferi compiuto da un pazzo e un piccolo vademecum su come salvare la propria felicità in un mondo insensato. Nel 2011, Sabato compirà 100 anni. Dategli il Nobel, finchè è vivo.

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    francesco

    05/07/2010 21.39.36

    assolutamente straodinario. splendido. una buenos aires oscura, gelida, inquietante.

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    rossana

    27/03/2010 21.25.08

    Capolavoro. Leggetelo tutti. Ho dovuto prenderlo in prestito in biblioteca perché costa troppo, porca miseria.

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    ENRICO.S

    18/02/2010 17.06.45

    E' un vero libro-mondo: vi si trova di tutto. Gli eterni interrogativi degli uomini sulla vita, sul suo senso, sull'amore, la gelosia, la poesia, la letteratura, la politica, sono trattati con grande profondità e originalità, e, soprattutto, con commozione e compassione per l'umanità tutta, e quindi per noi. Spendido. Da leggere assolutamente se si ama la grande letteratura.

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    Renato

    10/02/2010 18.16.17

    Se avete voglia di leggere un capolavoro, leggete "Sopra eroi e tombe" di Sabato!

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