La sopravvivenza del più adatto. Dawkins contro Gould

Kim Sterelny

Curatore: T. Pievani
Collana: Scienza e idee
Anno edizione: 2004
Pagine: XVII-137 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788870788617
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    Marco Bertoncin

    04/12/2006 12:19:09

    Trovo la recensione de "L'Indice" completa e ben fatta, quindi non ripetero` quanto li` gia` contenuto. Vorrei pero` approfittare di questo spazio per sottolineare un aspetto secondo me molto importante relativo alla diatriba R.Dawkins-J.J.Gould. Si sente spesso da parte creazionista o del "Disegno Intelligente" o semplicemente di chi critica la teoria dell' evoluzione per motivi religiosi o spirituali che "nemmeno gli scienziati sono d' accordo" sulla teoria dell' evoluzione, giustificando cosi` il loro scietticismo. A me preme invece far notare che il disaccordo tra Dawkins (e i neodarwinisti) e J.J. Gould (equilibri punteggiati / competizione tra gruppi / evoluzione sociale) e` un disaccordo sui meccanismi attraverso i quali avviene l 'evoluzione e non sul concetto dell' evoluzione in se`: entrambi sostengono che la Terra abbia circa 4.5 miliardi di anni, che l' Uomo sia il risultato di un processo evolutivo che lo ha portato ad essere quello che e` dopo miliardi di anni di evoluzione a partire da antenati comuni ad altre specie animali. Quindi, mi spiace cari (si fa per dire) creazionisti / spiritualisti / religiosi, questo duello intellettuale non puo` essere usato a vostro vantaggio, semmai il contrario: non avete capito ne' la teoria dell' evoluzione, ne' il punto di questo interessantissimo libro.

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Questo libro intende essere un'introduzione per non addetti ai lavori alle principali tematiche dibattute nell'odierna biologia evoluzionistica; il filo conduttore è la contrapposizione tra due figure che hanno profondamente influenzato gli sviluppi di questa disciplina: Richard Dawkins e Stephen J. Gould, brillanti polemisti e divulgatori, oltre che importanti scienziati. Di entrambi vengono presentati, in sezioni distinte, i più famosi cavalli di battaglia. Per Dawkins: l'idea che la selezione agisca a livello dei geni, essendo gli individui dei semplici veicoli, e l'interesse per i "geni fuorilegge" e gli "effetti fenotipici estesi"; l'adozione di un metodo estrapolazionista (i fenomeni macroevolutivi si possono spiegare in base a quelli microevolutivi); il considerare il problema della complessità adattativa come quello centrale della biologia dell'evoluzione. Per Gould: la teoria degli equilibri punteggiati; il concetto di "selezione di specie", e più in generale di una selezione che agisce a più livelli; l'interpretazione globale della storia evolutiva come una riduzione di disparità a partire dal Cambriano; l'avversione profonda per la sociobiologia. Nella terza parte del libro Sterenly espone la sua personale visione sulle differenze che dividono i due scienziati al di là delle questioni tecniche, le quali di per sé non spiegherebbero la foga e l'acredine della polemica intercorsa fra i due. Dawkins sarebbe, secondo Sterelny, uno scienziato di tipo "neopositivista". Per lui la scienza, seppure mai definitiva e sempre aperta a revisioni sulla base di nuove evidenze, è lo strumento principe per l'indagine della realtà, l'unico che possa ambire a una conoscenza quanto più possibile oggettiva del mondo. Gould avrebbe invece un approccio maggiormente "postmoderno" nei confronti delle teorie scientifiche. La scienza sarebbe cioè un sistema di conoscenza umano fra molti altri: sebbene goda innegabilmente di uno statuto particolare, esistono molti ambiti che la scienza non può indagare e che sono utilmente oggetto di altri tipi di sapere; inoltre Gould ritiene ragionevole pensare che il contesto storico-culturale in cui si sviluppano le idee scientifiche possa avere un'influenza su di esse. Le posizioni dei due autori sono esposte in maniera equilibrata, per quanto Sterenly ammetta la sua maggior vicinanza, sia sul piano scientifico sia per quanto riguarda i "gusti filosofici", alle idee di Dawkins.

Michela Piretto