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Georges Simenon

Traduttore: S. Mambrini
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788845931710

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli classici

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Scritto nel febbraio del 1937 a Les Tamaris, la villa che Simenon aveva affittato a Porquerolles, Il sorcio è apparso per la prima volta nel 1938 e Adelphi lo ripropone nella collana Biblioteca.

«La apra comunque.. Dal momento che va fatto l’inventario…». «… nove banconote da cinquecento dollari spillati insieme, ossia quattromilacinquecento dollari…». Seguì un breve silenzio. Il brigadiere aveva lasciato di nuovo spegnere la pipa.

A chi non piacerebbe trovare per strada un bel portafoglio gonfio di dollaroni… Figuriamoci a Ugo Mosselbach, clochard cencioso e trasandato soprannominato da tutti “il Sorcio”. Potrebbe essere la svolta di una vita intera, potrebbe essere un gruzzoletto abbastanza consistente (l’equivalente di circa 150mila franchi!) da potersi permettere di comprare la vecchia canonica di Bischwiller-sur-Moder e di ritirarsi per sempre dalla strada. Sì. Potrebbe. 

«Il sorcio era un ometto magro, con due occhi eccezionalmente vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza.»

C’è solo un piccolo dettaglio: quel portafogli è stato trovato accanto ad un cadavere. Come fare per tenersi i soldi senza insospettire le autorità e senza essere beccati?

Il sorcio non si è fatto molti problemi, ha agito con freddezza, prendendo tutte le precauzioni del caso: è andato al commissariato a denunciare il ritrovamento del portafogli, ben sapendo che, se nessuno lo avesse reclamato, alla fine dell’anno sarebbe stato suo di diritto. Non ha fatto però i conti con l’ispettore Lognon, testardo e zelante uomo di stato che, insospettito, si mette subito ad indagare.

Ma chi è stato ad uccidere l’uomo? E soprattutto, che fine ha fatto il corpo? I due protagonisti, il Sorcio e Lognon -  due personalità apparentemente agli antipodi - investigano separatamente, per curiosità l’uno, per mestiere l’altro.

Orfano di Maigret, durante gli anni in cui prende le distanze dal suo personaggio più famoso (cioè tra il ’34 e il ’39) Simenon scrive un poliziesco o, com’è stato definito in patria, un Maigret senza Maigret. Al suo posto due personaggi classici della stessa serie, Lucas nei panni del commissario e l’ispettore Lognon.

Una scelta alquanto bizzarra eppure comprensibile da parte di tutti i lettori forti del prolifico autore belga. In questa frizzante commedia poliziesca Georges Simenon si diverte a ironizzare sui suoi stessi tipi umani, facendoli muovere in una Parigi da cartolina anni Trenta, forse mai esistita, nei quartieri più chic tra i caffè degli Champs-Élysées e gli alberghi di lusso intorno all'Opéra.

Una Leggenda del santo bevitore di Joseph Roth al contrario, in cui il marcio è marcio senza dubbio e la giustizia è sempre un po’ beffarda. Un poliziesco anche questo un po’ al contrario, in cui il cadavere compare all’inizio per poi sparire, in cui il piacere della lettura lascia il posto rapidamente alla riflessione.

Recensione di Eros Colombo

 
Erano appena passate le undici e dieci quando la porta del commissariato si aprì. I due agenti che giocavano a dama alzarono la testa. Anche il brigadiere che fumava la pipa dietro il bancone di legno nero si drizzò, ma tutti, ancor prima di aver visto in faccia il nuovo arrivato, capirono si chi si trattava sentendo una voce ben nota che protestava: «Le ripeto, giovanotto, che non c'è bisogno di spingere! Lei non sa con chi ha a che fare! To'! È di servizio proprio il mio brigadiere!» Il turno di giorno stava per finire. Nel giro di tre quarti d'ora sarebbero subentrati quelli che facevano la notte. Il brigadiere, un omone corpulento, si era sbottonato la giubba e l'ispettore Lognon, in borghese, seguiva con sguardo spento la partita a dama. Dalle otto cadeva una pioggia torrenziale, una di quelle piogge persistenti che sembrano bagnare uomini e cose più delle altre, come spesso accade al termine si una tiepida giornata primaverile. All'Opera c'era una serata di gala. Lo si capiva dal gran numero di auto e soprattutto di autisti in livrea che si sentivano chiacchierare sul marciapiede.