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Sándor Márai

Traduttore: A. Sciacovelli
Editore: Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 2006
Pagine: 228 p. , Brossura
  • EAN: 9788845920615

La sorella fu scritto da Sándor Márai nel 1946, subito dopo il capolavoro Le Braci, e fu l'ultimo libro (insieme con il diario del periodo bellico) che l'autore ungherese pubblicò in patria prima dell'esilio. Protagonista della storia è Z., un noto musicista atteso in Italia per un concerto, che lascia l'Ungheria e il Danubio anche per allontanarsi da una vicenda sentimentale morbosa e intricata, in fuga da un particolare ménage a trois che lo vede coinvolto con l'affascinante signora E., donna di mondo, bella e colta, e con suo marito, un diplomatico distinto un po' in là con gli anni. Z. parte, è sul treno per Firenze nel giorno in cui Varsavia cade nelle mani di Hitler e mentre sta pensando di suonare Chopin come proprio personale omaggio a quel popolo vicino e offeso, all'improvviso sente che gli sta succedendo qualcosa di strano. Capisce, in un attimo ben preciso, che nulla nella sua vita sarà mai più come prima. La musica, il suo rapporto con il proprio corpo, con il mondo, con le persone che ha amato, con E., tutto è destinato a mutare da quell'istante nel quale il musicista, sdraiato sulla cuccetta del treno alle prime luci dell'alba, sente una voce annunziargli che da lì in avanti nella sua vita tutto sarebbe stato "diverso".
Poi l'arrivo a Firenze e il manifestarsi di una malattia, un virus rarissimo che lo porta al ricovero in ospedale subito dopo il concerto, e che acuisce quel senso di solitudine che progressivamente s'impossessa dell'artista (lo stesso che perseguitò Sándor Márai fino alla morte). Z. è stremato dal dolore, annichilito dalle dosi di morfina che gli iniettano i dottori, vive una vera odissea tra la vita e la morte, in compagnia di quattro suore, presenze "angeliche" ma pure "ruffiane", che vigilano su di lui benefiche, ma in parte anche inquietanti, oltre che sempre sfuggenti. Dolorissa, Cherubina, Carissima e Mattutina sono le quattro monache, i quattro volti di una trance particolare, dell'agonia di una mente malata, distrutta, protagoniste, insieme al paziente e al professore che lo cura, di notti chimiche fatte di iniezioni, radiazioni, farmaci e sangue.
Il romanzo prosegue verso un epilogo insolito e misterioso, quando ancora una volta è una voce, una voce di donna, a sussurrare all'orecchio di Z. le parole: "Non voglio che lei muoia". E sarà quella "forza femminile", quella energia mascherata e distante di cui non comprende con certezza l'identità, a lottare per lui e ad agire per la sua sopravvivenza.
L'autore di Divorzio a Buda ci regala un nuovo gioiello della sua prosa classica e poderosa, un romanzo che riesce a raccontare la malattia con precisione, con tensione senza nulla togliere alla crudezza delle situazioni, in una osmosi allucinatoria tra fisico e psichico, sullo sfondo delle tragedie degli esiliati nella Seconda guerra mondiale.

Recensioni dei clienti

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    Annarita

    20/01/2015 22.45.37

    I libri di Marais sono gemme preziose, intagliate dalla penna di un maestro nell'arte di raccontare la profondità dell'animo umano. In questo romanzo Marais indaga sul significato del dolore, con sublime efficacia descrive la torbidezza e la vischiosità della sofferenza del corpo e dell'anima. Le pagine in cui descrive la vita in ospedale, i sentimenti e le trasformazioni interiori sono bellissime. Z il protagonista di questo libro è un famoso pianista che nel corso degli anni ha finito per sublimare nel tecnicismo e nella perfezione, per motivi diversi, tanto la sua passione musicale quanto quella per E, la donna capace di essere solo sua amica. E' molto bello ed intenso anche il passo che racconta gli attimi che precedono "il concerto", ricchi delle emozioni di un'artista grande e consapevole del potere che il pubblico gli conferisce. Poi d'improvviso un salto: dall'ambiente borghese patinato ed elitario al mondo asettico e livellante dell'ospedale. Le pagine che seguono pongono continue domande intorno alla malattia e alle sue origini. Malessere esistenziale o monito? E' la menzogna che toglie la vita? O è l'assenza di vita che genera il male? Marais rivela una grande sensibilità nei passi in cui descrive le ore eterne del dolore, la dura consapevolezza dei propri limiti e la scoperta delle infinite risorse di cui l'uomo dispone. I giorni della malattia, come tempo sospeso, sono raccontati come i giorni della crisi di un amore al termine della quale Z trova la giusta via per esprimere il proprio amore per la vita e per sé stesso. Un'esperienza che si rivela percorso essenziale ed opportunità unica per la conoscenza di sé. E tutto questo nel contesto storico della guerra, malattia dell'umanità, e di Firenze, città per eccellenza della bellezza: quella della vita e dell'arte.

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    don lino franzoloso

    16/01/2015 01.48.40

    Sarei lieto di condividere queste poche righe con altre persone: non conosco l'ungherese quindi non posso certo dire di Sandor Marai altro che, come in queste pagine, lo Scrittore meriti molta attenzione perchè è un romanziere-poeta. Ignorato o quasi, in vita, ora inizia ad essere conosciuto ed amato. Va detto che è importante il ruolo del traduttore. In questo caso Sciacovelli, aiuta molto ad amare lo scrittore ungherese. Voto: il più alto possibile.

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    Rosangela

    19/11/2011 21.32.12

    Leggere Marai è sempre entusiasmante perchè ci porta dentro l'animo umano in punta di piedi, ma riesce a portarne alla luce sentimenti ed emozioni che,altrimenti, rimarrebbero sopiti. Grandiosa la descrizione del rapporto uomo-musica! Un libro che bisogna necessariamente conoscere.

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    Anna

    06/01/2010 16.20.26

    Di Marai ho letto anche "Le braci","La donna giusta" e "l'eredità di Ezster". Tutti romanzi profondi e toccanti in cui è stupefacente la capacità dell'autore di descrivere l'animo umano. Questo libro mi ha toccato moltissimo per la descrizione del dolore, della sofferenza e di tutto ciò che vi ruota intorno. Chi ha avuto la sfortuna (o fortuna?) di assaggiare il grande DOLORE rimane incantato dalla realtà e intensità di queste pagine. Al tutto va aggiunta la capacità narrativa di questo grande autore e la presenza di personaggi di grande spessore umano.Lo consiglio a chiunque.

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    Falco

    30/01/2009 11.51.38

    Molti sono i sentimenti di cui Sandor Marai ci parla con grande bravura: anche in questo libro l'autore non smentisce la sua capacità di leggere nell'anima raccontandocela con la sua scrittura meravigliosa. Libro complesso ma mai noioso, che ci parla della fede e del fato, della forza della volontà e delle debolezze dell'uomo, della malattia che ci tormenta ma può anche farci leggere dentro e aiutarci a cambiare profondamente.

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    mariangela

    18/01/2009 17.47.39

    Stupefacente la scrittura di Marai e la sua capacità di dare dimensione ai fatti e ai sentimenti narrati. Lodevole la descrizione del preludio ad un concerto musicale e al significato che assume la musica come espressione d’arte. Minuziosa e profonda la descrizione della malattia e dei sentimenti che l’accompagnano. Interessante il ruolo delle “sorelle” che incarnano l’intangibile ma che si confermano più reali e profane di ogni altro personaggio. E’ un romanzo in cui si evince un’antitesi perfetta tra il destino, dettato da forze soprannaturali, e la volontà umana, dettata soprattutto dalle passioni, reali o immaginarie che siano.

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    Davide D.

    12/03/2007 22.30.57

    Mi aspettavo chissà quali sviluppi nella trama, la quale all'inizio promette molto bene. In realtà tutto si risolve con una esaltazione ed una enfasi eccessiva di un normale e comune sentimento d'affetto. Però Marai scrive molto bene, ed è un piacere leggerlo.

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    Claudia '63

    09/01/2007 14.11.13

    Difficile non farsi avvolgere dalle spire ammaliatrici della scrittura di Marai. L'emozione profonda che suscita si trasforma nel tempo in nostalgico ricordo della sua straordinaria quanto malinconica prosa che, senza lasciare scampo, conduce alle più sofisticate sfumature dell'animo umano. Da quando ho iniziato a leggere questo autore, ogni sua opera rappresenta per me il tassello di un originale e prezioso mosaico, da interpretare nel dettaglio ma anche nel significato che solo la sua complessità sa esprimere. In questo romanzo, con tratti vibranti, a volte scarni, ci fa sentire quanto la volontà, le passioni, le verità inconsce dei sentimenti siano in relazione inscindibile con la malattia e con questa lottino incessantemente, strenuamente. Fino all'epilogo che mette in luce la figura di "Carissima", energia e spirito incarnati con sapiente mistero in un "abito di scena". Da non perdere.

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    sandro manfroni

    15/12/2006 12.16.27

    un romanzo molto bello. La descrizione del dolore fisico, delle sensazioni derivanti dall'azione degli oppiacei, della vita in un reparto ospedaliero sono insuperabili. Ugualmente straordinaria è la descrizione del momento magico che precede l'inizio di un concerto. Un'opera da conservare, rileggere e meditare

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    federica

    18/11/2006 23.22.33

    Vado controcorrente. Questo libro mi ha annoiato mortalmente per tre quarti. Le ultime 50 pagine, invece, le ho divorate: non so, è come se avessi letto due libri diversi, uno lento, noioso e privo di spessore e l'altro denso, profondo, intenso...è davvero difficile dare una valutazione! P.S. Condivido in pieno il giudizio sulla genesi della malattia e sulla differenza tra "curare" e "guarire"

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    moreno barbato

    30/08/2006 18.57.32

    bello. da consigliare oltre che da leggere. la delusione di una vita vuota che si raffronta con la malattia. la sensazione palpabile della morte la richiesta di vita interiore .la svolta esistenziale. uno dei libri piu' belli dell'anno

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    Bruno

    26/07/2006 10.55.57

    E' un libro notevole, da leggere senza fretta per apprezzare tutte le sfumature della pacata e inesorabile scrittura di Marai. Dopo una prima parte in cui una storia sembra avviarsi su un plot ben riconoscibile, un espediente letterario tutt'altro che originale fa girare il racconto su un piano totalmente intimistico. Guai a lasciarsi prendere dalla stanchezza durante la lettura delle pagine centrali del libro, la cui profondità e originalità appaiono al lettore in tutta la loro abbagliante evidenza nella parte conclusiva, quando il libro si spegne lentamente, quasi per caso, con discrezione.

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    ella

    22/07/2006 22.38.38

    Un altro grande romanzo di Sandor Marai. Esamina il rapporto dell'uomo con la sofferenza facendo vedere come in essa si possa trovare una chiave di lettura per conoscere meglio se stessi. A questo tema principale sono mescolati, in un sapiente equilibrio, molti altri temi: fra gli altri, il rapporto medico-paziente e la necessità dell'uomo di comunicare con il prossimo. Una singolare storia d'amore fa da fil rouge a tutto il racconto.

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    ant

    04/07/2006 15.11.26

    Il messaggio più importante che ci arriva dal libro ,riguarda il saper reagire positivamente di fronte alle avversità( in questo caso la malattia: sclerosi amiotrofica). Personaggio principale il musicista Z., ma sicuramente di primaria importanza sono il dottore praghese, e la suora Carissima. Emblematici i faccia a faccia fra i vari protagonisti, nel caso di Z. ed il dottore risaltano: l'umanità, il discorrere del senso profondo delle malattie che spesso sono dell'animo e non del corpo; per quanto riguarda la suora invece, è strano a dirsi, ma emerge il linguaggio del ...corpo. Un ultima annotazione(da cui deriva il mio 3,altrimenti più alto!) prima di arrivare a capire del perchè il testo s'intitoli " La sorella", bisogna giungere a pag. 134 su 227 totali!

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