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Malcolm Lowry

Traduttore: G. Monicelli
Editore: Feltrinelli
Collana: Vintage
Anno edizione: 2005
Pagine: 408 p. , Rilegato
  • EAN: 9788807830112

Recensioni dei clienti

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    ninonux

    28/11/2012 13.47.47

    Epicuro sosteneva che la massima felicità si raggiunge nel momento in cui cessa il dolore. Ebbene il giorno in cui, dopo mesi e mesi di soffertissima lettura (al ritmo di poche righe al giorno) ho finito questo libro, è stato per me un momento di grande, grandissima felicità.......

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    Lucia78

    18/01/2010 14.04.49

    Non so se vi è mai capitato un libro che vi si attacca addosso. Questo è due anni che mi perseguita ed alla fine l'ho dovuto leggere. L'inizio non è accattivante anzi ci si capisce poco, si va avanti per intuizioni un pò come entrare in una stanza buia...all'inizio non si vede nulla finchè l'occhio non si abitua all'oscurità. Poi la lettura inizia a scorrere ma rimane sempre un pò "pastosa" ed "appiccicosa" ma il gusto è particolare perchè è un gran libro, è un'opera "faustiana" che non si può non leggere.

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    incaro

    05/09/2009 14.32.21

    molto semplicemente, è uno dei migliori romanzi di sempre. impossibile raccontarlo, impossibile parlarne senza sminuirlo: Lowry è un gigante della letteratura, e sotto il vulcano è la sua divina commedia ubriaca. distruzione totale, senza la minima volontà di ricostruire.

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    Simone

    18/12/2006 15.34.05

    Tra una traballante lucidità alcolica ed un'instabile sobrietà il Console vive la sua giornata delle verità, dei misteri svelati e delle ansie risolte che cedono il passo alle paranoie che sanno di mescal e di dopobarba. Un libro sulla paura e sulle parole mancanti, quelle non dette, quelle non scrite, quelle non lette. Un'opera lunga e a volte faticosa che tocca ed accarezza il lettore anche quando lo riempie di nausea e di voglia che la giostra si fermi.

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    vulmaro

    09/09/2005 18.35.01

    malcolm lowry, sotto il vulcano, 1947: 'i flashbacks sulle vite dei personaggi, così come i pensieri passati e presenti, e le emozioni, sono noiosi e poco convincenti... il libro è troppo lungo e troppo elaborato per quel che cerca di dire". questo il severo giudizio di un lettore professionista che lavorava per un editore di cui andré bernard nel suo libro non ci dice il nome. prendendo tutte queste citazioni dalla 'bustina' che eco umoristicamente intitola 'quella schifezza della quinta', vorrei aggiungere che in fondo quel lettore non si sbagliava di certo. ma i difetti del libro sono la bellezza del protagonista. dell'autore. sono la verità della sua scrittura. questo libro puzza di mescal e poesia. già, 'esiste bellezza paragonabile a quella d'una osteria a primo mattino?'.

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