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Alan Bennett

Traduttore: M. Pavani
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2007
Pagine: 95 p. , Brossura
  • EAN: 9788845922091
Usato su Libraccio.it € 7,29

Dopo la malinconia sfuggente della regina di Stephen Frears, e dopo la rielaborazione metafisica scritta da Beppe Sebaste sulle ripercussioni della morte di Diana Spencer, e durante la proclamazione fastosa del regno della prima Elisabetta (che segue ad altre versioni cinematografiche di successo), arriva Alan Bennet a rimettere in gioco una delle figure più amate e mute cui la cronaca si sia assiduamente dedicata. In questo breve racconto, entrano, è vero, i dettagli realistici della vita di Elisabetta II (le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno, il profilo degli uomini di corte, i riti, le abitudini quotidiane), ma, attraverso la concisione della scrittura, e la caratterizzazione dei personaggi portanti a emblemi di un certo modo di pensare e di atteggiarsi, il testo sa trasformarsi in un apologo morale. Che ci porta dentro a un'atmosfera allegorica, a tratti fiabesca, con la sua bella morale finale.
La regina, del tutto casualmente, ma d'altronde come lei stessa si pronuncerà "siamo tutti soggetti al destino", si imbatte, durante un ricevimento ufficiale, in un oscuro riferimento a un ancora più oscuro scrittore, Jen Genet. Da questo incidente prende le mosse la parabola della regina-lettrice che, dopo un primo assaggio di rosa – la Nancy Mitford di Inseguendo l'amore e L'amore in climi freddi – diventa prigioniera, di gradino in gradino (allora Ackerley, Brookner, Mc Ewan e Tait Black, Byatt…), sempre più smaliziata nei gusti e raffinata nelle scelte, della sottile, autogenerantesi, ragnatela prodotta dalla letteratura. La regina dapprima riesce, pur con grandi sforzi (sono esilaranti le capriole per nascondere il vizio della lettura, le sue finte, la sua abilità a parlare in pubblico o a salutare la folla lasciando cadere gli occhi sulla pagina), a mantenere un certo equilibrio tra le sue funzioni ufficiali e la sua nuova, divorante, passione. Ma poi qualche cosa va storto. Intanto, perché la regina è impaziente, nella sua qualità di tardodiscente, di leggere più libri possibile. Henry James la tira un po' troppo per le lunghe, Proust è "un martire dell'asma": insomma, gli scrittori non tengono conto del poco tempo che le resta, delle sue incombenze, dell'insofferenza che provoca nel duca e nei suoi ministri. Gli scrittori, in definitiva, non sono gente pratica quanto lei… "Leggere non era agire, quello era il problema. Anche a ottant'anni, lei era una donna d'azione".
Come sciogliere in modo definitivo e inequivocabile – da regina – l'ambiguità che s'insinua nel fare della lettura l'unico tramite con la vita? Non basta prendere appunti (mirabile la parte in cui Bennet descrive l'accumularsi dei taccuini della regina), bisogna scrivere. Infatti, con un finale a sorpresa, un colpo di teatro ben calibrato, la regina annuncia al consiglio riunito che intende scrivere un'autobiografia radicale e impegnativa perché "non c'è nulla al di sopra della letteratura", e abdica. Dopo tante letture, disordinate, libere, la regina d'Inghilterra ha acquisito una diversa coscienza, è stanca di sentirsi come "una candela mangiafumo mandata qua e là per profumare delle dittature: al giorno d'oggi la monarchia è solo un deodorante governativo".
Alan Bennet, ancora una volta, mette in scena una figura eccentrica, che guarda alla morte e alla vita con piglio risoluto tanto da cambiare il proprio destino. In questo caso neppure sua maestà può sfuggire all'assedio stringente della lettura, da una dipendenza che non conosce cure.
  Camilla Valletti

Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    16/03/2016 10.05.56

    Il libro non è un gran che ma merita qualcosa per il fascino del personaggio della vita reale.

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    Ely

    16/05/2015 15.22.24

    Prima di iniziare a raccontarvi il libro, devo anticiparvi che se avessi visto la copertina di questo libro in una libreria non lo avrei nemmeno guardato perché sicura che non fosse proprio il mio genere. Ecco la dimostrazione che un libro non si giudica dalla copertina. Mi ha parlato della trama mia mamma, e dopo avere sentito la storia in grandi linee sono andata subito a cercare il libro. La storia parla della regina d'Inghilterra, sua Maestá, che durante la ricerca dei suoi cani nel cortile reale si imbatte in una libreria itinerante dentro ad un furgone, e visto che l'etichetta le impone di essere gentile non se la sente di andarsene senza prendere in prestito un libro. E qui inizia la sua passione per la lettura. Inizialmente parte a leggere libri di autori che ha conosciuto, poi si dedica ad ogni settore e tema che le possa espandere gli orizzonti. Compagno delle sue letture é Norman, che lavora nelle cucine reali. La passione della lettura prende sempre più tempo alla regina, che diventa meno entusiasta nelle incombenze reali, e sempre più spesso rinuncia agli impegni reali per la lettura e per procurarsi nuovi libri. Questo non é affatto ben visto dai ministri di corte, che prima cercano di farla desistere da questa sua nuova passione, e poi tentano di metterle i bastoni tra le ruote in tutti i modi per farla smettere di leggere. Ma la regina non solo non rinuncia ma diventa una lettrice sempre più esigente, al punto di promuovere Norman a factotum direttamente al suo servizio, proprio per avere a diposizione non solo una persona che la rifornisce continuamente di libri, ma anche un valido amico con cui discutere delle sue letture. Ben presto la regina si rende conto che la lettura le apre la mente e le fa conoscere cose che non impara di certo nei suoi viaggi reali. Inizia a sviluppare un fattore umano che non avete mai considerato...

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    Franz

    14/11/2013 13.39.22

    Libro consigliato (imposto) dalla bibliotecaria di fiducia. Buona imposizione!

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    Rossella

    02/10/2012 00.19.37

    Delizioso

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    Adriana

    29/09/2012 08.44.45

    Alan Bennet ha davvero un modo tutto suo di scrivere e di raccontare. E' il terzo che leggo e mi continua a piacere, per l'originalità, la leggerezza e la capacità comunicativa. Buono anche per i titoli che cita qua e là e.g. Denton Welch che sto leggendo (Viaggio inaugurale) e che mi sta piacendo.

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    Francesca

    25/09/2012 11.38.22

    Libro godibilissimo, ironico, divertente, originale. Bennett non si smentisce mai.consigliatissimo

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    Francesco

    17/04/2012 12.41.56

    Mah, sicuramente ciò che personalmente ho apprezzato di questo breve romanzo è il messaggio, il quale, attraverso la buffa vicenda della Regina e in modo quasi didattico, ci fa capire come la lettura, se fomentata con passione, porti a concreti cambiamenti nella personalità e nel contesto in cui si vive. Questo concetto è innestato in una struttura linguistica godibile, con graziosi elementi che costruiscono nella nostra mente lo stile di vita di una famiglia blasonata ma, francamente, dallo humor un po' troppo tiepido rispetto alle mie aspettative, forse proprio perché così british. Una chiosa d'effetto tenta forse di redimere il tutto in modo un po' azzardato. Nel complesso si passa un'oretta in piacevole, quanto regale, compagnia, nonostante non sia un libro, a parer mio, che rimanga troppo nella mente del lettore.

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    AB

    21/05/2011 18.53.40

    Delizioso, ironico, godibilisssimo. Bennett è un maestro di sintesi narrativa. Consigliato.

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    Biagio Mastrangelo

    10/07/2010 16.43.32

    La Regina è umana! Bellissimo.

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    maurizio .mau. codogno

    21/04/2010 11.12.38

    Uno si può lamentare per spendere 12 euro per 95 pagine (lorde, il racconto inizia a pagina 9 e l'ultima pagina ha tre righe). Ma non può certo lamentarsi per la storia... Il titolo originale del libro, "The Uncommon Reader", era davvero intraducibile, essendo un gioco di parole tipicamente britannico: la "lettrice non plebea" non è nient'altro che la regina Elisabetta II, che trovandosi per caso dietro le Reali Cucine il furgone della biblioteca circolante entra, prende in prestito un libro... e diventa un'accanita lettrice. Leggendo il libro, si avverte chiaramente l'origine teatrale di Bennett; sembra quasi di vedersi davanti le varie scene, soprattutto quelle comiche. Ma naturalmente, proprio come in una rappresentazione teatrale, ci sono anche considerazioni diverse; da quelle sull'utilità della letteratura forse alla fine un po' stucchevoli alla visione del governo e delle incombenze regali da parte di Sua Maestà. Ottima traduzione, che permette di mantenere il ritmo anche nel caso di lettura ad alta voce.

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    Mario

    18/01/2010 15.18.37

    Un libro molto bello, divertente, ironico, che conferma tutto il genio di Alan Bennett! Da leggere.

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    Kya

    10/06/2009 12.44.59

    Non è il primo libro che leggo di Bennet, "Nudi e crudi" mi era piaciuto molto, questo, invece, l'ho trovato noiosissimo e senza senso. Non ho proprio capito dove sia l'umorismo, l'umorismo british: forse solo nelle frecciate rivolte dalla Regina al Primo Ministro e ai vari attendenti.

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    Franco

    23/04/2009 14.29.01

    Come siamo diversi! Ho letto i commenti e io lo trovo delizioso proprio perchè molto british e, perchè no? un po' Calvino. Chi ha detto che un libro debba essere irrisolto o "dolente" ( fa tanto letterario "dolente" ) per essere leggibile? Regala una quantità di spunti e di riflessioni ( es. richiama anche Roth che è tutt'altra cosa) che meritano da soli la lettura. Certo, se uno pensava che la regina fosse il personaggio principale ... ha letto un altro libro.

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    Elisa

    16/01/2009 13.06.15

    Bello! Bella storia e piacevole umorismo.Consigliato

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    Sarah

    10/01/2009 08.25.39

    l'ho letto perchè incuriosita dal titolo e perchè consigliato, conocrdo con chi dice molto british, apprezzo bennet, e questo è molto bennet, si legge volentieri ma non lascia il segno, bello pensare che anche la regina si annoi e legga come noi comuni mortali

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    Christian

    02/11/2008 23.56.24

    Leggendo le recensioni mi aspettavo qualcosa di più interessante, divertente, coinvolgente e invece...una storiella leggera leggera che ha un unico sussulto nel colpo di scena finale: insomma una delusione!

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    Riccardo

    10/09/2008 20.44.12

    Ho letto questo libro su consiglio del mio libraio e devo dire che l'ho trovato davvero bello.Non conoscevo Bennett e le sue opere , ma il suo stile,l'ironia e la leggerezza mi hanno conquistato e piano piano stò acquistandone altri per completare la conoscenza con questo nuovo amico.Premetto che amo tutto ciò che è "British" e che quindi sono partito da una posizione un po' sbilanciata sul gradimento di questa storia, al di là di questo però , devo dire che l'ho trovata davvero bella tanto da consigliarlo ad amici e conoscenti definedolo un piccolo cameo che merita assolutamente di essere letto.é chiaro che non stiamo parlando di un romanzo epocale o di cose simili,ma è davvero piacevole lasciarsi trasportare dalle regale lettrice in un mondo fatto di scoperte letterarie e goderne con complicità della sua meraviglia.Ci si ritrova a sorridere degli stratagewmmi che Elisabetta escogita per continuare ad approfondire la sua passione, ma soprattutto degli imbarazzi che crea nei suoi collaboratori.Anche il finale l'ho tovato interessante con piacevoli spunti di riflessione. Insomma leggetelo e "God save the queen!!!"

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    astor

    04/09/2008 17.20.51

    uh...mi chiedevo,lo compro-non lo compro,lo compro-non lo compro,si-no,no-si..e poi alla fine ho ceduto....la noia....la noia....arrivavo da alcune meravigliose letture di peter cameron e colm tojbin,,,,,e mi trovo davanti ad una storiella semplice,piatta e poco brillante!!!!

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    Thaumazo

    03/09/2008 19.40.39

    Delizioso. Un apologo sulla bellezza della lettura e su come possa divorare tutto il resto. Mette splendidamente in mostra come la nostra società sia nemica della cultura, considerandola inutile nel migliore dei casi.

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    Pavarottina

    29/08/2008 18.17.34

    Qs libro mi ha deluso molto. speravo qualcosa di più concreto. E' molto semplice, scritto bene, ma banale a mio avviso. L'autore immagina che la regina d'Inghilterra inizi ad appassionarsi alla lettura molto tardi, e si rammarica per non averlo aftto prima. In effetti niente di speciale. Pecacto!

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