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La specie imprevista. Fraintendimenti sull'evoluzione umana

Henry Gee

Traduttore: D. Giusti
Curatore: C. Visco
Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2016
Pagine: 301 p., Brossura
  • EAN: 9788815263377

18° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Biologia, scienze della vita - Argomenti d'interesse generale - Evoluzione

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    Cecily P. Flinn su "Amedit"

    24/11/2016 22.14.05

    Evoluzione: questa sconosciuta. Ne La specie imprevista (Il Mulino, 2016) il paleontologo e biologo evoluzionista Henry Gee – autore del celebre Tempo profondo (Einaudi, 2006) – fa il punto sulle attuali acquisizioni in seno alla ricerca paleoantropologica comparata e, soprattutto, fa chiarezza intorno ai tanti fraintendimenti e strumentalizzazioni che, sempre più copiosi, circolano intorno al concetto di evoluzione. Il demone che Gee si propone con questo testo di esorcizzare è innanzitutto quello del narcisismo antropocentrico, in tutte le sue declinazioni (scientifiche, parascientifiche, creazioniste, religiose…). Siamo una specie imprevista, come tutte le altre. Quanto più ci inoltriamo nel tempo profondo più nitido risuona «l’avvertimento di una spaventosa grandezza, il terrore, il senso della nostra insignificanza.» Crediamo che caratteristiche come il linguaggio, la tecnologia, il sentire della coscienza, la creatività siano mero appannaggio della nostra specie, ma anche su questo punto ci sbagliamo, vittime ancora una volta dell’ignoranza antropocentrica; Gee elenca tantissime peculiarità presenti negli altri animali e ci invita a non sottovalutarle. Come nota bene Telmo Pievani nelle note di presentazione all’edizione italiana, Gee non intende «snaturare la spiegazione evoluzionistica trasformandola in una fisica senza tempo» ma vuole metterci in guardia dai facili e pericolosi fraintendimenti. Comprendere l’evoluzione, spiega Gee, significa anche mantenere vivo il dubbio (lievito madre della ricerca scientifica), sempre più consapevoli di «quanto poco sia quello che sappiamo su ogni cosa che conosciamo e quanto vasto sia l’oceano di ignoranza in cui ci aggiriamo smarriti.» (dalla recensione su "Amedit")

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