La stagione della caccia

Andrea Camilleri

Collana: La memoria
Edizione: 16
Anno edizione: 1994
Pagine: 154 p.
  • EAN: 9788838910180

62° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Descrizione
In un libretto su una strage di stato a ridosso della rivoluzione siciliana del 1848, pubblicato qualche anno fa (monografia storica, ma scritta con la grazia e l'umorismo del narratore), Camilleri ripeteva un'idea a lui evidentemente molto cara. Che i siciliani sono «tragediatori», sono paghi cioè soltanto quando possono finalmente fondere insieme la vita e la scena, recitare, appunto sulla scena della vita, ciò che succede loro veramente tornando in illusione a comandare sulla sorte e mutandola in sogno. Di questo teatro della vita Camilleri mostra di amare soprattutto il lato di commedia; e commedia - racconto della commedia che un paese siciliano di fine Ottocento inscena vivendo una catena di morti e un amore cocciuto - è La stagione della caccia. Ma non commedia dell'arte, farsa di macchiette; al contrario, genere alto, in cui ciascuna delle parti in gioco è un personaggio scolpito - con un brio che dà tenace divertimento - nell'atto in cui svolge il suo gioco delle parti. Camilleri spiega di aver tratto l'idea del romanzo (che avrebbe potuto essere piegato linearmente a intrigo giallo, e lo è invece a sorpresa, tortuosamente) da una battuta registrata nella famosa Inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1876. All'interrogante, che chiedeva se si fossero verificati fatti di sangue in un paesino, veniva risposto: «No. Fatta eccezione del farmacista che per amore ha ammazzato sette persone». Come a dire: non è successo nient'altro che un sogno. Il sogno che questo libro viene a raccontare.

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    giusy

    23/09/2018 14:13:57

    Anche in questo racconto Camilleri ci intriga con le spire del suo linguaggio, dei suoi personaggi, dei piccoli fatti quotidiani e ci diverte rendendoci spettatori di un "dramma" messo in scena in una sala di posa solo per il lettore.... Nulla è banale e nulla è lasciato al caso, come sempre nei suoi romanzi. In ogni pagina ci regala un po' del profumo della sua Sicilia e, mentre siamo lì intendi ad assorbirne colori e sapori, con il colpo di coda di uno scorpione ci regala un finale inaspettato

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    Maurizio

    27/09/2017 12:49:11

    Il principale merito di Andrea Camilleri è stato quello di rendere un grande omaggio alla sua Terra, alla sua Sicilia, rendendo universale il suo dialetto, " ufficializzandolo ", sino al punto di unire e attrarre lettori del sud e del nord verso immagini e contesti non conosciuti da tutti. Questo Racconto, poi, ti riporta indietro nel tempo, offrendoti veri spaccati di realtà vissute.

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    Sydbar

    04/06/2014 19:33:49

    La stagione della caccia è un romanzo pubblicato nel 1992 e seppur non rientrante nel filone che ha per protagonista Montalbano dovrebbe, a parere dello scrivente, essere collocato tra le vette letterarie di Andrea Camilleri. Un'opera sopraffina che affascina fino all'ultima pagina e che trae ispirazione a detta dello stesso autore da: l'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876). La trama narra di strane morti che colpiscono i componenti di un'altolocata famiglia di Vigata, località di fantasia in cui sono ambientati tantissimi romanzi di Camilleri, per la causa delle cui morti nessuno si fa nascere alcun sospetto... Una storia dalla trama semplice eppur geniale, mi ha rimandato il pensiero allo stile di una Agatha Christie in salsa trinacriana, ambientato in una Sicilia del XIX° secolo appena dopo l'unità d'Italia, una lettura piacevolissima che mi ha fatto sentire a mio agio nel leggere. La stagione della caccia è divertente, ammaliante, sottile, acuto nell'ingegnosità, di facile comprensione, ironico e avvilente nel drammatico finale, un finale in cui non c'è pentimento, non c'è perdono, ma per cosa poi? Vi invito a leggerlo e fare le vostre considerazioni. Mentre mi addentravo nella lettura di questo libro mi sono posto il dubbio se Camilleri abbia ideato una nuova lingua letteraria, il Camillerese come dice una mia cara amica, un dialetto siculo ma riadattato e personalizzato. Potrebbe essere Camilleri il nuovo Dante della Sicilia? Ai posteri l'ardua sentenza diceva il Manzoni. Buona lettura a tutti. Syd

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    Anna

    27/11/2012 16:04:01

    Decisamente, senza la schiavitù di Montalbano, che ha impoverito lo stile e la fantasia del suo inventore, si vaggia su altri livelli di narrazione. Piacedole, divertente e mai banale.

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    Mauna Kea

    29/07/2005 20:45:18

    Prima edizione del 1992. Meglio non raccontare la trama in questo caso, perche' e' proprio essa il fulcro centrale del romanzo (non lo definirei un giallo) importante nota pero' e' quella di non leggersi tutto il retro di copertina perche' rovina un po' il piacere della lettura. Mentre si sorride per la svolta presa dagli eventi ci si accorge pero' che il "sapore finale" e' piuttosto amaro. Si legge d'un fiato, e' una lettura davvero piacevole.

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