Lo Stato-partito del fascismo. Genesi, evoluzione e crisi. 1919-1943

Loreto Di Nucci

Editore: Il Mulino
Collana: Fuori collana
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 27 agosto 2009
Pagine: 628 p., Brossura
  • EAN: 9788815132147
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Descrizione
Frutto di un'accurata indagine svolta prevalentemente su fonti primarie (fonti archivistiche e a stampa, atti parlamentari, letteratura coeva, memorialistica), questo volume ricostruisce e interpreta la vicenda storica del fascismo seguendo la genesi, l'evoluzione e la crisi dello Stato-partito. Già dal 1923, infatti, si poté assistere a una progressiva compenetrazione e subordinazione del partito allo Stato, che però non riuscì nello scopo di realizzare pienamente l'unità del regime. Poco alla volta il sistema politico fascista assunse una configurazione tale da attivare una doppia dinamica: da un lato si evidenziò un dualismo fra la "patria fascista" e la nazione di tutti gli altri italiani, dall'altro, si concretizzò un ulteriore dualismo all'interno dello stesso Stato-partito, fra prefetti e federali in periferia e sottosegretari all'Interno e segretari generali del Pnf al centro. Il divario tra la comunità fascista e la nazione si accrebbe sia nel corso della segreteria Starace, sia durante la guerra, accentuandosi, al contempo, il contrasto tra prefetti e federali, che lo stesso Mussolini individuò tra i fattori di crisi del regime.

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Diarchia, policrazia, regno dell'antipolitica. Pur rinviando a modelli profondamente differenti tra loro, le principali interpretazioni dell'organizzazione e del funzionamento della dittatura fascista hanno contribuito a sconfermare l'immagine di un regime monolitico e normalizzato, caratterizzato dall'assenza di rivalità e dal raggiungimento di un perfetto equilibrio interno. Partendo dall'assunto che l'Italia di Benito Mussolini degenerò in un vero e proprio "caos sistemico", Loreto Di Nucci apporta nuovi elementi alla riflessione sulla conflittualità totalitaria: se declinata sul terreno delle relazioni fra stato e partito, essa può rappresentare una chiave di lettura dell'intero ventennio, il filo rosso attraverso cui ripercorrere non soltanto le differenti fasi in cui è plausibile scandire il percorso del Pnf (Partito nazionale fascista), ma anche le questioni identitarie connesse all'opera di costruzione e consolidamento del consenso.
L'antagonismo tra il partito e lo stato, sostiene l'autore, affonda le proprie radici negli anni precedenti alla marcia su Roma, quando il fascismo compì il proprio ingresso sulla scena presentandosi come una formazione che, contendendo alle istituzioni liberali il monopolio e l'uso della violenza, intendeva sostituirsi a esse piuttosto che competere per esercitarne il governo. A seguito della conquista del potere, il dualismo venne trasferito alla dittatura in costruzione e assunse progressivamente la forma di contrasti tra sottosegretari al ministero dell'Interno e segretari del partito al centro, e tra prefetti e federali alla periferia del sistema; contrasti che si aggravarono dopo la crisi Matteotti, malgrado gli assidui tentativi del duce e del suo entourage di subordinare il Pnf allo stato. Il ponderoso volume di Loreto Di Nucci ripercorre nel dettaglio le tensioni interne al regime negli anni della normalizzazione e della stabilizzazione totalitaria, ricostruendo l'attività delle personalità che si avvicendarono alla segreteria del partito e i loro rapporti con il capo del governo e la compagine ministeriale.
Se Roberto Farinacci (1925-26) si fece coinvolgere nelle lotte infra ed extra partitiche, e Augusto Turati (1926-30) e Giovanni Giuriati (1930-31) non furono in grado di garantire il disciplinamento di un organismo che vide crescere esponenzialmente i propri iscritti e le proprie competenze, i conflitti non diminuirono nell'era Starace (1932-39), investendo sempre più esplicitamente il terreno e i meccanismi del nation building: pur potendo fare affidamento su una presenza capillare e pervasiva nella società, il Pnf non riuscì a realizzare quella nazione di "uomini nuovi" che costituiva una parte essenziale del suo programma politico. Il fallimento dell'"utopia di una fascistizzazione integrale della patria" fu esacerbato dallo scoppio del conflitto mondiale, vissuto dalla maggioranza degli italiani come una "guerra di partito"; fino alla seduta del Gran consiglio del fascismo del 25 luglio 1943, durante la quale al rifiuto dell'evento bellico si sovrappose la sconfessione e l'implosione dello stato fascista.
Maddalena Carli