Storia abbreviata della letteratura portatile

Enrique Vila-Matas

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 22 febbraio 2010
Pagine: 108 p., Brossura
  • EAN: 9788807721878
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Descrizione
"Verso la fine del 1924, sulla vetta dove Nietzsche aveva avuto l'intuizione dell'eterno ritorno, lo scrittore russo Andrei Belyj fu colto da una crisi nervosa nel constatare l'inarrestabile avanzata della lava del supercosciente. Quello stesso giorno e alla stessa ora, a non molta distanza da lì, il musicista Edgar Varèse cadeva improvvisamente da cavallo mentre, per scimmiottare Apollinaire, fingeva di accingersi ad andare in guerra. A me sembra che quelle due scene siano state i pilastri su cui fu edificata la storia della letteratura portatile. Una storia europea, alle origini, e leggera quanto la valigia-scrittoio con la quale Paul Morand percorreva su treni di lusso la luminosa Europa notturna: scrittoio mobile che ispirò a Marcel Duchamp la sua bôite-en-valise, senza dubbio il tentativo più geniale di esaltare il portatile in arte. La cassetta-valigia di Duchamp, che conteneva riproduzioni in miniatura di tutte le sue opere, si trasformò rapidamente nell'emblema della letteratura portatile e nel simbolo in cui si riconobbero i primi shandy."

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Chi ha amato il Dottor Pasavento e il più recente Dublinesque, non si lasci sfuggire la ristampa della stralunata e avvincente Storia abbreviata della letteratura portatile che Vila-Matas scrisse venticinque anni fa e che, pubblicata a suo tempo da Sellerio, era ormai divenuta irreperibile. L'estimatore della prosa di questo autore, rapito da quell'inesauribile vena paradossale che innerva e caratterizza ogni sua avventura narrativa, non resterà deluso nel veder zampillare il suo genio da ogni capitolo di questa rapida e "abbreviata" storia letteraria. L'understatement ostinato e l'amore del paradosso è già nel titolo, che fa il verso alla Storia portatile della letteratura di Tristan Tzara. Confondendo come sempre realtà e finzione, compilando note e bibliografie fasulle, Vila-Matas ci getta nel solco dell'esplosione creativa che fece seguito al dadaismo, narrando l'improbabile storia di Duchamp, Savinio, De La Mare, Larbaud, Littbarski e molti altri membri di una fantomatica "società portatile". Unica regola: l'opera d'arte dev'essere minuscola e stare in valigia. Il mondo è una miniatura, la guerra un gioco di soldatini, l'amore una macchina celibe. Per questo tutti gli affiliati a questa sconclusionata società segreta si chiamano shandys, "scervellati" – secondo il dialetto parlato da Sterne – seguaci di Toby Shandy, primo artista "portatile" della storia, inerme soldato che sul suo cavalluccio attraversa con ostinata semplicità la strada della vita, riducendo a un gioco da giardino la guerra che, con la sua terribile realtà, l'ha reso impotente. Nuovi shandys, testimoni e protagonisti malinconici delle scorribande intellettuali degli anni venti, sono due colossi del pensiero e della poesia del Novecento: Walter Benjamin e Andreij Belij. I lori volti, che arrivano a confondersi nella scena finale, portano i segni di "coloro che rischiarono parecchio, se non la vita per lo meno la follia", creando opere forse oscure ma sempre "portatili", nemiche dell'ingombro e del pensiero tetragono. Si rilegga dunque questa breve storia, utile a smascherare quelli che non sono cattivi scrittori ma, diceva Broch, soltanto delinquenti.
Stefano Moretti