Storia abbreviata della letteratura portatile

Enrique Vila-Matas

Traduttore: L. Panunzio Cipriani
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 108 p., Brossura
  • EAN: 9788807721878
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Chi ha amato il Dottor Pasavento e il più recente Dublinesque, non si lasci sfuggire la ristampa della stralunata e avvincente Storia abbreviata della letteratura portatile che Vila-Matas scrisse venticinque anni fa e che, pubblicata a suo tempo da Sellerio, era ormai divenuta irreperibile. L'estimatore della prosa di questo autore, rapito da quell'inesauribile vena paradossale che innerva e caratterizza ogni sua avventura narrativa, non resterà deluso nel veder zampillare il suo genio da ogni capitolo di questa rapida e "abbreviata" storia letteraria. L'understatement ostinato e l'amore del paradosso è già nel titolo, che fa il verso alla Storia portatile della letteratura di Tristan Tzara. Confondendo come sempre realtà e finzione, compilando note e bibliografie fasulle, Vila-Matas ci getta nel solco dell'esplosione creativa che fece seguito al dadaismo, narrando l'improbabile storia di Duchamp, Savinio, De La Mare, Larbaud, Littbarski e molti altri membri di una fantomatica "società portatile". Unica regola: l'opera d'arte dev'essere minuscola e stare in valigia. Il mondo è una miniatura, la guerra un gioco di soldatini, l'amore una macchina celibe. Per questo tutti gli affiliati a questa sconclusionata società segreta si chiamano shandys, "scervellati" – secondo il dialetto parlato da Sterne – seguaci di Toby Shandy, primo artista "portatile" della storia, inerme soldato che sul suo cavalluccio attraversa con ostinata semplicità la strada della vita, riducendo a un gioco da giardino la guerra che, con la sua terribile realtà, l'ha reso impotente. Nuovi shandys, testimoni e protagonisti malinconici delle scorribande intellettuali degli anni venti, sono due colossi del pensiero e della poesia del Novecento: Walter Benjamin e Andreij Belij. I lori volti, che arrivano a confondersi nella scena finale, portano i segni di "coloro che rischiarono parecchio, se non la vita per lo meno la follia", creando opere forse oscure ma sempre "portatili", nemiche dell'ingombro e del pensiero tetragono. Si rilegga dunque questa breve storia, utile a smascherare quelli che non sono cattivi scrittori ma, diceva Broch, soltanto delinquenti.
Stefano Moretti