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Jörg Jarnut

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2002
Pagine:
  • EAN: 9788806161828

Finalmente una storia dei Longobardi che non patisce la distorsione di un'ottica tutta italiana. Di questo popolo interessantissimo, adatto a un'analisi antropologica e non solo storica, Jarnut segue in alcuni capitoli caratteri e mobilità (forse in Scandinavia, certamente nella Germania settentrionale e nelle odierne Boemia e Ungheria) precedenti la famosa invasione italiana del VI secolo.È un popolo fortemente caratterizzato da un atteggiamento di migrazione totale: non si espande in Italia (come faranno poi i Franchi nell'Vlll secolo), ma vi si trasferisce integralmente, lasciando ben poco di sé nelle regioni di provenienza. Il nuovo insediamento italiano fu poi definitivo, e i Longobardi interpretarono in modo «germanico» modelli bizantini (di Bisanzio erano stati alleati militari), tradizioni circoscrizionali romane e schemi culturali dell'antichità, costituendo per l'ltalia la piú importante cinghia di trasmissione fra il tardo impero romano e il pieno Medioevo.L'ltalia divise in due le vocazioni e i destini dei Longobardi, perché a nord, nella «Langobardia», posero le premesse per il «Regnum Italicum» e per i contatti con altri popoli germanici; a sud, dove dominarono piú a lungo, ebbero contatti stretti con i popoli mediterranei. Il loro cammino verso una vera integrazione latino-germanica fu interrotto dall'invasione di Carlomagno. Di questi aspetti Jarnut dà conto in pagine che non rinunciano alla narrazione e che contengono, utilmente, tutte le informazioni di base.

I. Le origini. II. Dall'Elba al Danubio. III. La fondazione del regno in Italia e il consolidamento del potere regio. IV. La dominazione della dinastia bavarese o il trionfo sull'eresia e sul paganesimo (616- 712). V. L'apogeo del regno ai tempi di re Liutprando. VI. La fine del regno (744-74). - Indice dei nomi e dei luoghi.

Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    15/02/2014 23.13.25

    Breve ma esauriente guida introduttiva alla storia di questo popolo ahimè poco conosciuto nonostante il ruolo decisivo ricoperto durante l'Alto Medioevo italiano. Per il resto, una lettura poco stimolante, un po' per il carattere di estrema sintesi datale dall'autore, un po' per il costante citazionismo dalla famosissima ''Storia dei Longobardi'' di Paolo Diacono (secolo VIII); non si capisce perché non si debba andare a consultare direttamente quella.

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    Daniele

    18/09/2010 09.33.37

    La lettura agile è il segreto per cui questo piccolo libro è tuttora in catalogo. In poche pagine Jarnut riesce a descrivere in modo incisivo sia la storia che gli usi e costumi dei Longobardi, riuscendo a dare l'idea di quanti cambiamenti si fossero verificati in quel popolo nell'arco di 300 anni, cambiamenti che per noi è difficile cogliere dopo così tanti anni. Interessante un confronto con "L'Italia dei barbari" di C. Azzara: i libri sono molto simili per impostazione e linearità della scrittura. Entrambi una ottima introduzione ai secoli iniziali dell'alto medioevo.

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    Fabrizio Giosue'

    22/04/2007 21.36.29

    Breve ma interessante libro... molto preciso nella descrizione dei fatti a livello politico, dello sviluppo economico e militare. Poca approfondita invece la parte riguardante la società (usi, custumi ecc). Sicuramente un buon libro che si legge con piacere.

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    Marianna

    19/01/2007 22.50.39

    Interessante e sono stata anche fortunata l'ho acquistato a metà prezzo quando usciva allegato ad un quotidiano...

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    Luciano Riccardi

    10/05/2006 08.27.46

    Breve ma denso libro nel quale si può leggere con grande chiarezza e profondità la storia di un popolo non molto conosciuto, dalle migrazioni dalle lontane terre scandinave sino alla conclusione in Italia. L'autore esamina tutti gli aspetti, da quello politico a quello militare a quello socio-economico, facendo emergere un quadro completo ed esauriente del popolo longobardo. La lettura di queste pagine fa inoltre emergere le ragioni per le quali l'unità d'Italia non si è compiuta, come per i Franchi in Francia, intorno all'VIII secolo, quando vi erano tutti i presupposti per una unificazione della penisola sotto il comando longobardo: non tanto per l'azione dei bizantini, quanto per quella del Papa. L'azione della Chiesa cattolica, infatti, se da un lato contribuì ad unificare la popolazione sotto una unica e compatta fede, strutturata gerarchicamente ed insediata nel territorio saldamente, dall'altro ne sdoppiava tragicamente l'autorità in politica e politica-religiosa, minando alla base qualsiasi presupposto di unificazione nazionale.

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