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Storia del Pacifico. Vol. 2: Mercanti e bucanieri (Sec. XVII-XVIII).

Oscar H. Spate

Curatore: G. Mainardi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1988
Pagine: XXV-483 p., ill.
  • EAN: 9788806114275

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recensione di Ottaviano, C., L'Indice 1989, n. 2

È un libro destinato a essere un classico. L'autore, che da giovane aveva iniziato la sua carriera al servizio di sua maestà in India e in Birmania, e il cui primo insegnamento come docente di geografia risale al 1937, presso l'Università di Rangoon, è ormai da più di vent'anni direttore della Research School of Pacific Studies all'Australian National University. Il corposo volume, appena tradotto dalla casa editrice Einaudi, fa parte dell'ambizioso disegno di una monumentale storia del Pacifico a partire dalle scoperte di Magellano. L'opera che lo precede è "Il lago spagnolo", edito in Italia lo scorso anno nella stessa collana della "Biblioteca di cultura storica", in cui più unitariamente vengono narrate le vicende della signoria iberica. È già previsto un volume successivo, più specificatamente dedicato all'apertura geografica e commerciale delle acque dell'oceano. "Mercanti e bucanieri" affronta la complessa matassa delle vicende legate all'attività degli europei nella vasta area pacifica tra il 1600 e il 1750, un periodo, come è ricordato, avvolto quasi in una sorta di oscurità medievale. Olandesi, russi, francesi, spagnoli, insieme a bucanieri, pirati, esploratori, missionari e commercianti, sono i protagonisti di una narrazione pienamente consapevole della difficoltà di condurre a unità, se non appunto attraverso il racconto, una materia a cui è difficile, rinunciando ad approcci ideologici, fornire una solida cornice. Il destino di ogni storico, secondo Spate, è quello di essere a volte costretto a destreggiarsi come un cavallerizzo da circo che deve tenere a bada sei cavalli alla volta; nel circo però, viene ironicamente ricordato, i cavalli hanno la stessa bardatura e sono addestrati ad andare alla stessa velocità. Se solida non è la cornice, solidissima e pero l'erudizione dell'autore, che non si traduce in pedanteria o in un eccesso di apparato di note, mai noiose comunque, ma piuttosto in sicurezza nei giudizi e in piacevolezza nella scrittura.
Per quanto riguarda quello che potrebbe dirsi un bilancio di esercizio fra Europa e Asia per il XVII secolo, ogni conclusione risoluta è, a giudizio dell'autore, avventata. Se non possono esservi dubbi sugli effetti devastanti su larghi settori delle società ed economie asiatiche dopo la rivoluzione industriale, non sempre si può condividere un giudizio così netto per periodi più remoti. Per quanto i traffici euro-asiatici appaiano significativi, essi comunque assorbirono solo una frazione non più che modesta delle transazioni economiche globali tanto in Europa che in Asia; i profitti riguardavano ristrette cerchie di mercanti e loro associati e poco hanno a che vedere con le contabilità nazionali. Nel bilancio dell'esercizio, suggerisce Spate, bisognerebbe contabilizzare anche profitti e perdite di ordine morale e culturale; un compito certo arduo, quale peso per esempio assegnare alla maledizione sociale dell'oppio a fronte del comfort sociale del tè?