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Victor Zaslavsky

Editore: Carocci
Collana: Argomenti
Edizione: 2
Anno edizione: 1995
Pagine: 292 p.
  • EAN: 9788843012114

scheda di Bongiovanni, B., L'Indice 1995, n. 5

Il crollo dell'Urss, verificatosi per ragioni essenzialmente endogene, ci consente, secondo Zaslavsky, di comprendere assai meglio non solo la nascita e le peripezie storiche del sistema sovietico e della formazione economico-sociale che ad esso faceva riferimento, ma anche il significato dell'intero ventesimo secolo, vale a dire del "secolo corto" (1914-91) individuato nella recentissima proposta storiografica di Hobsbawm. Non si può però passare sotto silenzio che è certo un'esagerazione consegnare l'intero secolo al bolscevismo. Il Novecento è stato ed è anche il secolo dei fascismi, della nuova guerra dei trent'anni (1914-45), della decolonizzazione e soprattutto dell'affermazione degli Stati Uniti. Il ventesimo secolo, poi, è cominciato nel 1914, come Hobsbawm sostiene, e non nel 1917, come sostiene Zaslavsky onde enfatizzare la sua tesi. E non è affatto detto che sia finito nel 1991: in tale data anzi, conclusasi la pax sovietico-americana, sembrano essersi riproposti, necroticamente irrisolti, nei Balcani e altrove, i problemi del 1914. Ciò detto, la sintesi di Zaslavsky resta, come tutti i suoi precedenti lavori, preziosissima. L'Urss, seguendo tale sintesi, ha dimostrato, crollando, di non obbedire integralmente alla logica "universalistica" delle società industriali, n‚ a quella "particolaristica" delle società totalitarie, e neppure a quella, tipica dei paesi arretrati, relativa alla modernizzazione. Il totalitarismo è infatti risultato imperfetto perché la società è vistosamente mutata: la militarizzazione, inoltre, ha bloccato in modo regressivo la modernizzazione e deindustrializzato l'economia civile.

Evento tra i più straordinari nella storia del XX secolo, il crollo improvviso dell'impero sovietico e la conseguente estinzione dei regimi leninisti sono stati forse l'unico caso di collasso di una superpotenza e del suo sistema mondiale, verificatosi in tempo di pace e per ragioni essenzialmente interne. Questo libro ricostruisce le origini e il funzionamento della società sovietica in quanto sistema socioeconomico, caratterizzato da un regime a partito unico di tipo marxista-leninista, da una pianificazione centralizzata dell'economia e da una massiccia militarizzazione del paese. Ne analizza le fasi di scesa, maturazione e successiva degenerazione, tracciando un affresco appassionante di settant'anni di storia sovietica. Emerge così una visione estremamente complessa del "fenomeno sovietico", definibile in un'inedita commistione tra politica ed economia, all'insegna di una peculiare strategia della modernizzazione, che si differenziava sostanzialmente da quelle sperimentate in Occidente. Una volta giunta a completa maturazione, la società sovietica ha ceduto di fronte a una crisi sistemica, provocata dall'effetto combinato di aspetti anti-innovativi del suo sistema economico e dall'esaurimento delle risorse del paese, causato dalla politica del partito-Stato e del complesso militare-industriale. Il libro esplora in particolare sia l'emergere dei nuovi movimenti nazionalistici e regionalistici dopo la fine della guerra fredda che le prospettive di riforma democratica nel mondo post-sovietico.

Recensioni dei clienti

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    massimiliano

    02/11/2008 17.28.58

    Finalmente una bella storia dell’Unione Sovietica! Chiara, ben scritta, intelligente, accurata. Un libro che non può mancare nella libreria di un appassionato di storia.

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