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Storia della mia gente

Edoardo Nesi

Editore: Bompiani
Collana: Vintage
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 168 p., Brossura
  • EAN: 9788845270222

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Storie vere

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Recensioni dei clienti

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    laguby

    01/09/2014 11.08.15

    Vincitore del Premio Strega nel 2011, in questo piccolo libro molto interessante l'autore racconta la trasformazione dell'industria tessile italiana. La espone con appassionata cognizione di causa, lui che appartiene ad una famiglia di famosi tessutai pratesi, ma anche con orgoglio e con rabbia. Alcune parti sono proprio bellissime e vi si ritrovano vari sentimenti: lirismo e nostalgia nelle pagine che descrivono l'attuale silenzio della vecchia fabbrica, ritmo incalzante e rassegnato stupore nel capitolo "Subito" e tanto altro ancora. È un volumetto molto istruttivo ma non pesante, abbastanza tecnico ma non difficile. Semmai amaro, perché leggendo la lucida analisi dei segni premonitori non correttamente interpretati e anzi, sembra credere Nesi, volutamente inascoltati per inseguire la chimera di facili guadagni.

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    matteo

    19/04/2014 08.16.25

    Nesi doveva vincere il Premio Strega, il più inciuciato premio della storia italica, era scritto nel suo destino, anche politico. Un libro modesto, un affresco che si stacca dal muro a pezzi e ogni frammento che rimane a terra forma un insieme di bigliettini spiegazzati, quelli che si trovano nei baci di cioccolata. Ho fatto l'errore di comprarlo, spero che altri non cadano in questa trappola.

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    Simona

    17/02/2014 18.58.58

    Contenuti attuali e condivisibili. La situazione in cui ci troviamo temo che sia persino peggiorata. Quello che non mi è piaciuto è la mancanza di forma: sembra più uno sfogo di uno scrittore che un libro vero e proprio con un inizio e una fine. Per questo voto 3.

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    MissPage

    11/10/2013 11.29.20

    Di questo libro mi è piaciuto il tema affrontato e anche il punto di vista sostenuto dall'autore. Forse ciò che non mi è piaciuto è il fatto che Nesi ormai non sia più un'industriale, ma uno scrittore vero e proprio, è questo ciò che fa diventare il libo un'autobiografia eccessivamente "letteraria" e autoreferenziale.

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    Anna

    31/07/2013 22.23.09

    Questo libro di Nesi a mio parere non ha forma di saggio neanche in parte, semmai in alcune parti del libro vi sono molte considerazioni personali dell'autore miste a ricordi dolce amari e momenti struggenti di senso di perdita e di tempo che non tornerà più. Il tutto potrebbe essere interessante se non mi avesse lasciato la sgradevolissima sensazione che il mondo perduto che il Nesi rimpiange non sia altro che la sua personale condizione di privilegiato pieno di soldi e possibilità di fare quello che voleva; il far parte di un mondo dorato dove ognuno pensa per sè e non ha alcun senso della comunità, come scrive lo stesso Nesi alla fine del libro. Il Nesi ci parla della sua preoccupazione per la "sua" gente, ovvero tutti gli imprenditori del tessile di Prato e del Nord Italia...e tutti gli altri che spazio occupano nei suoi pensieri? Zero, a quanto sembra. Vorrei ricordare all'autore che la crisi ha colpito tutti, non certo solo gli imprenditori che sicuramente hanno contribuito allo sfacelo, e vorrei anche ricordargli ciò che diceva Einstein sulla crisi (in breve) : "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla".

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    Cristiana

    18/06/2013 22.52.39

    Presuntuoso e piccino piccino. Mah?! chissà come erano le stoffe?... forse era meglio se continuava il mestiere di papà.

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    ziamicky

    07/04/2013 13.44.46

    Interessante nei concetti,ma quasi banale nel loro sviluppo.Dal vincitore del premio Strega c'era d'aspettarsi qualcosa di più.Da leggere comunque per un'analisi da dove è partito e dove sta andando il nostro Bel Paese passando per le vicende di una famiglia e la loro storia.

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    Luciano

    20/10/2012 17.42.59

    Una fotografia scattata in bianco&nero, nel segno della migliore arte che raffigura attraverso i toni di due colori estremi una realtà che è fatta di chiaroscuri che chiamano il lettore alla riflessione. Ho trovato questo libro molto interessante, forse perché pur non essendo un imprenditore ne ho conosciuti moltissimi di questa pasta ......... e mi è capitato di raccogliere i loro sfoghi e le loro sofferenze. Da tenere in biblioteca.

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    mario

    07/09/2012 09.02.28

    Decisamente un bel libro perchè ci parla del "vissuto" dell'autore che si dimostra persona intelligente e sensibile oltre che scrittore molto bravo, essenziale e diretto nell'esprimere le proprie idee. E' leggendo un libro così che ci si rende conto di quanto profonda sia la crisi economica e sociale che attanaglia il nostro Paese.

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    Natasha

    23/07/2012 12.11.08

    Il fatto che questo libro abbia vinto il Premio Strega nel 2011 credo sia un fatto deprimente, perché rende perfettamente la situazione italiana e il pantano in cui economia e cultura sono cadute. Un'Italia che manca di produttività perché infestata dai figli di papà, che non paghi di dirigere un'azienda piovuta dal cielo e senza neanche una cencia di laurea (come nel caso di Nesi), sfruttano le conoscenze e i giri 'fighetti' in cui si trovano, che Nesi cita ogni tre per due in maniera quasi ridicola, per 'esondare' nel mondo della cultura, dove oramai si pubblica soprattutto per conoscenze e agganci. Il libro è superficiale, autocelebrativo tanto da fare tenerezza, a volte persino un po' sciacallo, come quando ricorda di aver fatto l'aiuto regista per Nuti, occasione mansioni svolte ecc. e poi si scusa con lo stesso perché da quando è stato male non l'ha più chiamato...Se faceva una telefonata e non scriveva nulla si sarebbe risparmiato questa figura tapina. Nesi parla di sé citando viaggi, macchinoni, vestiti, la Capannina, Martini e tatuaggi con la profondità di un messaggio pubblicitario. Il passo in cui chiama la figlia, ripetutamente, 'bambola', perché è bella, è sconfortante. Dopo questo libro posso dire che le mie speranze in un'Italia migliore si sono affievolite ancora di più, perché se chi ha voce e possibilità, economiche, culturali e sociali, soffre di questi eccessi autocelebrativi, superficiali e inconcludenti, non c'è speranza. Tra l'altro, infarcire la metà di un libro di citazioni (canzoni, libri, ecc.) non comporta un debito verso terzi? La pagina in cui Nesi racconta di aver deciso di scrivere questo 'libro' così come doveva scrivere 'The love of the Last Tycoon' Fitzgerald è il colmo. Mi chiedo quanti autori bravi e validi vengono attualmente oscurati da questi sedicenti scrittori!

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    Francesco Cutrì

    21/07/2012 16.25.53

    Questo libro è un cazzotto , un pugno in bocca , un calcio in culo a tutti i politici e gli pseudo-economisti d'oggi . E'un grido di rabbia per essere stati traditi , per un'Italia svenduta . E'uno sputo in faccia al mostro della globalizzazione che , lentamente , ci uccide insieme ai nosrti sogni ed alle nostre ambizioni .

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    Francesco Ricci

    28/05/2012 15.15.12

    Ho passato ieri pomeriggio, in giardino 2/3 ore piacevoli. Ho riscontrato aspetti che ho anche vissuto in prima persona e questo mi ha ancor di più fatto sentire il tema in questione. Forse come opera letteraria potrà anche essere stata valutata benevolmente. oltremisura. Direi quindi che più che un opera il libro sia il manifesto di una generazione, di un tessuto imprenditoriale assolutamente e coerentemente rappresentato. Oltre a ciò la previsione riguardo al Prof. Monti quanto mai azzeccata a dimostrazione che chi ci governa non ha alcuna attinenza o diretto riferimento con chi tutti i giorni lavora ed alza la famosa serranda. Ad ogni modo a mio avviso i soldi pagati non sono buttati via qualche cosa il libro ti lascia dentro.

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    iacopo

    10/05/2012 11.17.23

    un libro veramente brutto. Superficiale nell'analisi socio-economica e impastato di una rabbia nata da vicende personali. Quello che ne viene fuori, più che un racconto, è il ritratto di uno scrittore borioso e vanitoso. Speriamo torni a raccontare altre storie.

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    massimo

    16/04/2012 14.11.22

    Un libro che affronta in modo superficiale il fenomeno della globalizzazione, rapportato alla storia della famiglia Nesi e della sua azienda; Il titolo, che immaginavo fosse il preludio ad una storia socialmente ed economicamente molto più ampia, in realtà affronta il disastro italiano ed europeo legato alla liberlizzazione dei mercati solamente in minima parte, finendo coll'essere un papocchione noioso sulla gioventù dell'autore, sulle sue infinite possibilità economiche e su come la vita, a volte, può riservare brutte sorprese. Libro che si legge in una giornata e si dimentica in due....

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    Raffaello

    21/03/2012 16.39.29

    E' vero che il libro è bruttino. Ero interessato a leggerlo dopo aver sentito Nesi intervistato in una trasmissione economica e la sensazione è che vada un pò meglio all'orale. Mi aspettavo una specie di saga, in cui l'autore ci fa rivivere la storia del tessile a Prato, l'apice e il declino, narrandolo attraverso la sua esperienza diretta di imprenditore. In realtà mi pare un guazzabuglio, una specie di "flusso di coscenza" mal approfondito, in cui l'autore indugia tra dettagli personali di nessun interesse (il Martini alla Capannina, le e-mail in inglese (!) ad una scrittrice, i vari omaggi a questo e a quello, ciò che a lui piace leggere, le citazioni di film o di autori a lui cari, fino allo sfinimento per il lettore (Fitzgerald, perché Nesi fa tutt'uno del declino pratese e la decadenza alla Gatsby; il film con Newman «Il Verdetto», già ampiamente citato in un altro suo libro) e varie altre incursioni noiose, boriose e insignificanti, fino ad arrivare al saluto tramite libro al paraplegico ex attore Nuti, verso il quale nutre un profondo affetto, ma ci tiene a farci sapere che si sente in colpa perché non va a trovarlo. Va beh... Il declino qui è rappresentato bene, è il declino di un Paese in cui la narrativa di punta sarebbe questa roba inconcludente e il cinema è fatto di attori figli di attori e via.

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    Cristina

    18/03/2012 18.29.12

    Tolgo il sarcasmo e quel pizzico di senso di superiorità molto toscano; prendo con le pinze le considerazioni sulla globalizzazione che mi sembrano troppo viscerali, troppo dettate dall'amarezza e dalla rabbia per essere condivisibili (in ogni caso hanno il pregio di instillare qualche dubbio). Resta un libro autentico e sincero, che va diritto al cuore del lettore. Finalmente un autore italiano contemporaneo che affronta una questione sociale forte - la crisi dell'industria manifatturiera tessile a Prato e in tutta Italia dopo l'apertura al mercato globale - parlando di sé e della sua famiglia ma, nello stesso tempo, parlando veramente per tutti. Finalmente e paradossalmente, proprio la storia personale di Edoardo Nesi, riesce a superare la dimensione soggettiva, che spesso è la cifra di tanti scrittori italiani di oggi. Qui è la questione che emerge, si dà voce al problema, e soprattutto si rende tutti partecipi con la sola forza della scrittura. Aggiungo anche che ho molto gustato le citazioni letterarie belle, forti e funzionali al testo.

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    Lorso57

    11/03/2012 22.22.54

    Un mega-frullato in cui ritroviamo un'acuta polemica contro la globalizzazione accanto all'amara consapevolezza che l'industria italiana non ha saputo rinnovarsi in tempo per vincere le nuove sfide proposte dal mercato e non è stata neppure minimamente supportata dai vari governi che si sono suceduti, accanto alla scelta assennata e fortunata di vendere l'azienda di famiglia prima del diluvio,con l'aggiunta di una spruzzata di musica e letteratura e di una struggente nostalgia del tempo che fu, esaltata dal legame fortissimo con la propria gente. Scritto in uno stile originale, non mancano comunque spunti da segnalare come l'agghiacciante descrizione delle condizioni in cui vivono e lavorano le aziende clandestine con operai cinesi e della formazione di un sentimento razzistico nei confronti dello straniero. Interessante.

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    sandra

    28/02/2012 18.03.04

    Finalmente un libro vero che parla di globalizzazione e distruzione della nostra economia delle piccole imprese .Coraggiosi e pieni di passione questi pratesi che hanno perso tutto!

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    daniele

    02/02/2012 15.30.20

    Bisogna conoscere Prato per apprezzare questo libro. La storia del protagonista coincide non solo con la vita dell'autore ma con quella di molti pratesi, gente onesta, a tratti brusca, ma sinceramente cordiale. Un quasi-saggio attuale e ben informato, molto leggibile.

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    elisa

    26/12/2011 17.48.22

    Profetico nel capitolo "L'incubo"-tirato in ballo di recente dati i fatti di cronaca; lungimirante nel rivolgersi al prof Monti. A chi,come me,ha sangue pratese da generazioni,viene per forza un sorriso amaro. Tuttavia alla stesso tempo penso che ci capiscano pochissimo gli altri lettori; con l'eccezione di coloro che vivono nei distretti elencati nell'invocazione al prof Monti (Biella,Carpi,Bronte et al). All'inizio lettura meno fruibile per i periodi troppo lunghi e poca narrazione;poco male,conosco così bene l'andamento e l'andazzo dei fatti! Climax ascendente nel coinvolgimento emotivo fino all'epilogo.

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