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Ludovico Geymonat

Anno edizione: 2008
Pagine: 360 p. , Brossura

13 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Matematica e geometria - Calcolo e analisi matematica

  • EAN: 9788833919478
Nel centenario della nascita, si pubblicano le lezioni del corso di storia delle matematiche che Ludovico Geymonat tenne alla Facoltà di Scienze dell'Università di Torino dal 1946 al 1949, a suo tempo apparse litografate. Dopo la fine della guerra, Geymonat, che si era laureato in matematica con Guido Fubini nel 1932, dopo aver ottenuto la laurea in filosofia nel 1930, pubblica cinque fra articoli e note riguardanti l'analisi matematica classica. Questa prima esperienza lo stimola a proseguire tali studi, e, dopo il suo incontro con il Circolo di Vienna nel 1934, anche quelli di logica. "La ricerca matematica – osserva Gabriele Lolli nelle pagine introduttive – fu in quegli anni per Geymonat un impegno sia personale sia politico, nel senso che egli riteneva suo compito favorire lo svecchiamento della cultura matematica in Italia". E ritenne di poter raggiungere tale obiettivo richiamando l'attenzione degli scienziati al ruolo svolto dalla filosofia nella pratica scientifica, e quella dei filosofi sull'incidenza della razionalità scientifica nella pratica filosofica.
D'altra parte, in Geymonat, oltre che per la matematica, è rimasto sempre vivo l'interesse per la filosofia: di fronte a queste "due tensioni", fu per qualche tempo incapace di decidere; tanto che, a un certo punto, chiese consiglio ad alcuni amici filosofi, che, come nel caso di Paolo E. Lamanna, lo esortarono a continuare gli studi filosofici.
La lunga attività intellettuale di Geymonat, con le sue luci e ombre, è testimonianza di un periodo animato da forti tensioni nella filosofia italiana. Dopo aver vinto per concorso la cattedra di filosofia presso l'Università di Cagliari e avervi insegnato per alcuni anni, esplorò la possibilità di essere "chiamato" a Torino, dove Geymonat era stato figura di spicco del Partito comunista, in qualità di suo rappresentante nell'amministrazione comunale e di direttore dell'edizione cittadina dell'"Unità". Ai cauti sondaggi dell'interessato, i docenti di discipline filosofiche dell'università torinese fecero capire di essere poco disposti ad accoglierlo. Così nel 1953 andò a insegnare filosofia all'Università di Pavia, e nel 1956 ebbe il primo insegnamento di filosofia della scienza in Italia all'Università di Milano. Non solo: nel periodo in cui Geymonat era professore a Cagliari, Norberto Bobbio e Nicola Abbagnano, gli esponenti più autorevoli della scuola filosofica torinese, avevano deciso di separarlo dalla direzione della "Rivista di filosofia"; misura piuttosto sbrigativa, ove si consideri che l'articolo programmatico pubblicato nel 1945, in occasione della ripresa della sua pubblicazione, apparso anonimo, era stato in realtà redatto congiuntamente da Bobbio, Del Noce e Geymonat.
Comunque, la "tentazione" matematica rimase: all'inizio degli anni cinquanta, Geymonat pubblica alcuni suoi "teoremini" (così li chiamava), poi ulteriormente sviluppati da allievi di Lucio Lombardo Radice. Infine, qualche nuova luce sulle resistenze, spesso inaspettate, incontrate da Geymonat nel corso della sua biografia intellettuale, proviene da un ultimo e poco conosciuto episodio. Accadde, infatti, nel 1985, quando il filosofo cattolico Marino Gentile, dell'Università di Padova, prese l'iniziativa di proporre l'elezione di Ludovico Geymonat a membro dell'Accademia dei Lincei; orbene, contro ogni previsione, ma riflesso immediato di diatribe teorico-pratiche, furono proprio i filosofi laici a opporsi, fra cui Eugenio Garin. Tanto che, quasi a riparo di un'evidente ingiustizia, alcuni matematici torinesi balenarono a favore di Geymonat l'eventuale candidatura nella classe delle scienze, che egli, tuttavia, con animo grato e al tempo stesso deciso, nettamente scoraggiò. In quello stesso anno gli fu conferito, quasi in forma riparatrice, il premio Feltrinelli per la filosofia.
L'idea guida di queste Lezioni, afferma Lolli, è che "la disposizione della filosofia nei confronti di una scienza dovesse essere quella di cogliere dall'interno del suo sviluppo effettivo gli aspetti di significato filosofico". In altri termini, Geymonat volle sottolineare che la filosofia è "nelle pieghe stesse della scienza", ed è per questo che dedica una particolare attenzione al progressivo affermarsi dell'idea di rigore che caratterizza tanta parte della matematica dell'Ottocento, il periodo storico cui è dedicato gran parte del testo.
E in questo testo, afferma Lolli, "un'interpretazione originale di Geymonat è che il rigore non si contrappone tanto all'intuizione e all'approssimazione delle dimostrazioni, quanto al 'dogmatismo ingenuo del periodo dell'Illuminismo'". In conclusione, Geymonat riesce a individuare l'effettiva presenza della filosofia nella pratica matematica dai Greci in poi, la quale presenza ha costantemente concorso a preparare le svolte di questa disciplina. Queste lezioni risultano oggi singolarmente attuali, dopo che nel corso del Novecento la matematica è venuta assumendo un'importanza preminente all'interno di ciascuna scienza, in quanto emblema e garante, a un tempo, dell'aspetto rigoroso che deve accompagnare ogni discorso scientifico.
Mario Quaranta