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La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico

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Curatore: A. Del Boca
Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 15 ottobre 2009
Pagine: 383 p., Brossura
  • EAN: 9788854503717
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La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico

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Gaia la libraia

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Sottoporre a revisione la storia è il compito stesso degli studiosi, essendo la storiografia nient'altro che una costante riscrittura della storia. Perché, dunque, degli storici come gli autori di questo libro dovrebbero schierarsi contro il "revisionismo"? Perché sotto questo termine si è delineato, nel corso degli ultimi decenni in Italia e nel mondo, un "uso politico della storia" che ha poco a che fare con la ricerca storiografica. Un "uso politico" dalle molteplici diramazioni, ma che, soprattutto nella distorta ricostruzione della nostra storia nazionale, presenta alcune opinioni ossessivamente ripetute: l'idea che il Risorgimento sia stato una guerra di annessione e non un movimento di rinascita per l'unità nazionale; la concezione del fascismo come tentativo autoritario bonario, distinto dal totalitarismo nazista e volto all'edificazione di una patria che non sarebbe esistita prima; l'ipotesi della morte definitiva della patria sancita dall'8 Settembre e la conseguente rivalutazione dei combattenti di Salò come autentici patrioti. Tesi politiche che non hanno la benché minima serietà né il rigore dell'autentica indagine storica, ma che, raffigurando gli avversari come i difensori di una "vulgata resistenziale", di "verità di regime", mirano a distruggere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana e della nostra Costituzione. Contro questo "revisionismo" si schierano alcuni tra i migliori storici italiani.
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    Ottimo volume

    21/02/2018 20:38:07

    Lasciate perdere tutti i voti bassi in queste recensioni, il volume è scritto bene ed è interessante perché tratta tutti i temi cari alla destra revisionista e li smonta portando fonti e ricerche d'archivio. Non ci si può lamentare perché un libro sia pesante o complicato, si parla comunque di ricerca storiografica, che i vari Montanelli e Pansa non hanno mai fatto in quanto giornalisti e non storici, datevi ai fumetti se non sapete capire testi di storia. De Luna, Rochat, Del Boca sono ottimi divulgatori, non lasciatevi abbindolare, il revisionismo neofascista è un problema reale, e i commenti in questa pagina ne sono la prova

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    Parmenion70

    31/08/2010 22:36:06

    Pesante come un macigno, greve come un tronco e pure di parte (giusta o sbagliata che sia). Ho paura che il mio concetto di storia (giusto o sbagliato) sia sommessamente da tutt'altra parte.

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    Dario

    24/07/2010 11:21:05

    Ho appena terminato di leggerlo e visti i commenti presenti in questa pagina ho sentito l'esigenza di scriverne uno mio. Sono un semplice studente e non ho incontrato alcuna difficoltà a farmi strada tra le sue quasi 400 limpide pagine. Le argomentazioni sono chiare, concise e documentate; il loro fine è porre uno spartiacque tra la Storia, intesa come rigorosa ricerca della verità attraverso strumenti scientifici, e le chiacchere da salotto con le più svariate opinioni senza fondamento e viziate dal tifo politico o tornaconto economico. La Storia senza i documenti che la provano, semplicemente non esiste, è fiction. Sui commenti che ho letto, vorrei fare qualche personale appunto, affermare il proprio paradigma culturale è un atto di onesta, esso è la chiave di lettura che si può dare ai fatti contestualizzati senza per questo venir meno al fine ultimo della ricerca della verità documentata; pertanto, quando questi parametri sono tutti presenti, parlare di storia di destra o di sinistra o anche solo avversi diventa un'assurdità oggettiva. Inoltre, contrapporre i dati di vendita come valore oggettivo di validità scientifica mi fa pensare inorridito a quante milioni di copie venda tuttora il Mein Kampf di Hitler.

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    Chiarissimo

    26/04/2010 15:01:43

    Molto pesante, sovente indigesto. L'impressione e' che questi storici scrivano tra loro e per loro e dello stile, della chiarezza e soprattutto del banale lettore non importi piu' di tanto. A queste condizioni spendere 20 euro e poi sforzarmi di capire quello che dice il libro mi sembra masochistico. Si sforzino gli autori di scrivere in maniera chiara per i loro lettori. Viceversa venderanno sempre 2 o 3 copie contro i milioni di libri venduti da Montanelli, Pansa e compagnia bella.

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    Marco

    31/03/2010 01:39:41

    Buon libro, consigliato per tre motivi: 1) ciò che distingue questo libro dai testi revisionisti che critica (e quindi il discrimine tra autori da un lato e dall'altro) è l'autorevolezza delle fonti; per questo libro si tratta di storici accreditati che badano ai documenti e alle ricostruzioni, mentre per i revisionisti si tratta più che altro di giornalisti interessati. 2) Qualsiasi testo che dica cose diverse dalla vulgata dominante, oggi destrorsa, è buono perché apre la mente e gli orizzonti, anche se non va preso per oro colato. L'oggettività è data dai fatti documentati, ma è banalmente ovvio che ognuno porta le proprie idee negli studi che fa. La storia è sempre "contemporanea", come dice Eco. 3) Lo stile non è scorrevole né leggero, bensì faticoso; è più che altro un libro da consultare di volta in volta, che non da leggere d'un fiato, certo. Ma se è faticoso, perché non sforzarsi? Fa sempre bene lavorare sulla propria capacità di attenzione e comprensione, non si può sempre avere la pappa pronta.

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    tuxtucis

    28/01/2010 12:34:56

    Libro accurato e interessante. Particolarmente efficace l'individuazione del ruolo del Corriere della Sera nell'affermazione del revisionismo. Resta il grosso limite di fondo: gli autori accusano gli avversari di portare avanti un determinato progetto politico, ma non ammettono che si può dire lo stesso per loro.

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    marino46

    06/12/2009 12:16:22

    Incuriosito da questa ridda di commenti, vecchio professore di lettere in pensione, ieri sono andato in libreria ed ho dedicato tranquillamente un paio d'ore alla lettura di questo saggio. Devo dire che se tutti gli storici 'ufficiali' italiani scrivono cosi' l'esito e' scoraggiante. In generale ho rilevato prose contorte, prolisse, stentate e molto spesso incomprensibili. Leggerlo nelle scuole? Direi di no, almeno fin quando gli autori si sforzeranno di essere chiari, semplici e concisi.

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    capmin

    04/12/2009 23:57:07

    Un libro opportuno, storicamente documentato e impeccabile. Naturalmente non piace agli ottusi fasci.

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    Gios

    30/11/2009 23:06:48

    Non mi e' piaciuto, non l'ho nemmeno finito. Condivido quello che e' stato scritto in merito al fatto che gli storici 'ufficiali' italiani sono in generale autoreferenziali e non hanno proprio piacere che esista una storiografia di destra o comunque qualcuno che non la pensa come loro. Ulteriore appunto per la forma del libro: a parer mio il dettato e' pesante, si trascina penoso e greve. Tra spingere il masso e leggere questo libro Sisifo sarebbe stato fortemente indeciso.

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    andrea

    23/11/2009 21:54:33

    Eccellente. Ha ragione Luzzatto sul Sole 24 Ore, è un libro scritto da storici autorevoli che mostra le banalità del revisionismo e la sciatteria e le panzane dei giornalisti di destra, destinate a diventare carta straccia a breve.

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    Nanni56

    20/11/2009 23:07:57

    Infinitamente pedante e noioso. Scritto esclusivamente in funzione anti-Pansa ed anti- tutto che quello che non sia la vulgata di sinistra. Credo sara' inghiottito dall'oblio senza rammarico alcuno.

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    claudio

    14/11/2009 21:20:32

    Mi dispiace per Neri Pozza; mi dispiace per Del Boca che stimo molto e per Franzinelli che stimo moltissimo, ma il loro essere assieme a questa serie di storici non mi va bene. Io sono di matrice cattolica, ma mi ritengo un laico privo di pregiudizi. Aborro quel tipo di cattolicesimo che sta tornando in auge negli ultimi tempi e che afferma che il Risorgimento è stato un fatto negativo a discapito della Chiesa cattolica; oppure che la Resistenza non ha avuto alcun merito, anzi. Da lì però ad arrivare alle tesi dei vari Tranfaglia, De Luna, D'Orsi ce ne passa. Costoro ce l'hanno a morte con Pansa, Montanelli, con Romano, con Galli della Loggia e il Corriere della Sera: non va bene loro che giornalisti abbiano invaso il loro territorio, dove la loro parola era Vangelo. Ma ce l'hanno a morte soprattutto con De Felice, perchè ha osato ancora negli anni '60 contestare la vulgata principale. E teniamo conto che tutta l'opera di De Felice è stata edita da Einaudi, l'Einaudi di prima che fosse della Mondadori del Berlusca. Ripeto: non voglio scrivere un altro libro sulle nefandezze del PCI, di Togliatti e altro, ma che se ne possa parlare oggi con calma, parlando anche delle cose buone che hanno fatto. Mi pare invece che questi storici "di sinistra" siano obiettivi solo quando vogliono loro, che vada bene loro solo altri storici della loro stessa matrice. Lo storico secondo uno di essi deve essere solo devoto alla verità, non può essere di parte: poi però, sempre secondo costui, non va bene lo storico di centro-destra.

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    gen

    14/11/2009 11:13:40

    Montanelli sarà stato un brillante giornalista, ma sparava anche brillanti frescacce come quella sul non uso dei gas in Etiopia. Del resto da Interlandi agli attuali scrivani di regime, i giornalisti destrorsi hanno sempre tirato brillanti schioppettate e altrettanto brillanti idiozie. Gli autori di questi testi sono storici veri che scrivono di fatti storici veri con serietà e competenza.

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    Mario Pernigotti

    09/11/2009 19:41:50

    La sinistra resistenziale amera' moltissimo questo libro, la destra assai meno. Problemi loro. Io mi limito a concordare con chi l'ha definito piuttosto noioso per lo stile ed il modo di trattare gli argomenti.

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    vannipasca

    05/11/2009 18:32:57

    Finalmente un libro chiaro e accurato che mostra punto per punto l'inconsistenza storica delle tesi revisioniste. Ho particolarmente apprezzato il saggio sul revisionismo cattolico. E' un libro che dovrebbe essere letto nelle scuole.

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    Luigi Nosetti

    02/11/2009 19:22:11

    Noiosissimo. Libro per addetti ai lavori. Montanelli dove sei?

Vedi tutte le 16 recensioni cliente
Con il termine "revisionismo" la rubrica "Babele" ha dato inizio ai suoi tragitti semantici (cfr. "L'Indice", 1998, n. 8). Ed è risultato evidente che il termine, rubato non molto prima da una pubblicistica paranegazionista, si avvaleva di una vicenda lunga che solo per una ultraminoritaria parte – teoricamente infondata – aveva a che fare con una recente pseudostoriografia. La quale, per quel che riguarda alcuni non numerosi prodotti, sembra ora, con il sostegno spettacolaristico dei media, avere da una trentina d'anni inghiottito in toto il revisionismo. E con questo ha a che fare il libro curato da Del Boca, un libro indubbiamente molto bello, anche per il solidissimo peso dei suoi autori, ma sedotto dalle tentazioni del maligno e strutturato in modo da dare eccessiva importanza al pateticamente claudicante revisionismo storiografico, che sempre è pochissimo "revisionista" e per nulla, o quasi, storiografico. Energica comunque è l'introduzione di Del Boca, con l'analisi della diffusa soggezione dinanzi al certo fondamentale De Felice (talora ingiuriato, talora osannato, di rado valutato, come gli altri storici, per quello che è). E poi arrivano le irriconciliate memorie dell'unificazione (Isnenghi), il colonialismo (Labanca), il regime ventennale (Tranfaglia), la guerra fascista (Rochat), il Vaticano (Ceci), Mussolini (Franzinelli), la Shoah (Collotti), il Pci (Agosti), la Resistenza e la Costituzione (De Luna e d'Orsi). Tutti sapidi saggi, ma (credo inconsapevolmente) non alieni, a loro volta, da una polemica soggezione nei confronti del cosiddetto revisionismo storiografico, che andrebbe abbandonato al suo antistoriografico destino. Proprio non felice è poi il termine "rovescismo", adottato da Angelo d'Orsi. La superfetazione del "revisionismo" semanticamente basta e avanza.
Bruno Bongiovanni
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