La stranezza che ho nella testa - Orhan Pamuk - copertina

La stranezza che ho nella testa

Orhan Pamuk

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Traduttore: B. La Rosa Salim
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 594 p., Brossura
  • EAN: 9788806232962
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Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle più complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut e Rayiha si sono incontrati una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati per pochi secondi al matrimonio di un parente a Istanbul. Per tre anni Mevlut le scrive appassionate lettere d'amore finché un giorno decidono di fuggire insieme. Ma quando finalmente l'ha strappata alla casa paterna e può rivederla in faccia, Mevlut capisce in quale guaio si è cacciato... Quella non è la ragazza a cui ha creduto di scrivere per tutti quegli anni, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista! Chi lo ha ingannato? E come si comporterà ora il nostro eroe? Con "La stranezza che ho nella testa" Pamuk ha scritto un romanzo rutilante, in cui le piccole storie di uomini e donne comuni hanno la forza irresistibile di ogni destino umano.
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    chiara

    10/03/2019 01:12:31

    Questo libro è stata come una coccola: mi ci sono proprio accomodata e me lo sono letto con tranquillità e piacere. Racconta la vita di Mevlut, che a 12 anni si trasferisce da un paese di campagna dal padre a Istanbul per studiare e lavorare, e della sua famiglia, e di come a causa di un inganno lui rapisca e sposi non la ragazza dagli occhi incantevoli a cui credeva di aver scritto per anni, ma la sorella. Mevlut è un inguaribile ottimista, oltre che un po’ ingenuo e buono, e accetta di buon grado tutto quello che la vita gli offre, anche questo matrimonio “sbagliato” (non faccio spoiler scrivendo questo, è riportato nella quarta di copertina) Il racconto è corale, ogni personaggio a turno prende la parola. Accanto alla vita di Mevlut e della sua famiglia, il libro ci accompagna lungo le vie di Istanbul, e ci mostra come questa città si trasformi tra il 1966 e il 2012. Istanbul è una città meravigliosa, rumorosa, profumata, colorata, piena di contraddizioni, a cavallo fra tradizione modernità. Nel libro vengono continuamente nominati quartieri, vie, edifici…forse per qualcuno potrebbe risultare eccessivo e pesante, soprattutto non conoscendo i luoghi. A me personalmente non ha dato alcun fastidio, nonostante io conoscessi solo una minima parte dei luoghi o dei nomi citati. Ho avuto la fortuna di visitare Istanbul qualche anno fa, è una città speciale e ci vorrebbe molto più che qualche giorno per visitarla a fondo. Mi è rimasta comunque una bellissima sensazione, è magica, nei suoi bazar rumorosi come nella pace di una piccola moschea poco frequentata. E’ grandiosa con i suoi ponti, le navi al largo, i suoi minareti…ed è intima e accogliente nelle le sue viette e nell’ospitalità dei proprietari di un baretto di kebab. Il libro di Pamuk mi ha riportato a Istanbul. Forse l’ho apprezzato così tanto perché ho nel cuore questa città, non lo so.

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    Miriam

    08/03/2019 21:42:20

    Questo ultimo, splendido, romanzo del Nobel turco non fa eccezione: qui il compito di tenere la nota dominante è affidato al protagonista Mevlut, che fin da subito capiamo essere una "brava persona" come lo stesso autore lo definisce quasi cinquecento pagine dopo. Il romanzo, in buona sostanza, è la storia di circa quaranta anni della vita di quest'uomo umile, ma non sottomesso; spesso triste, ma non disperato; solitario, ma non misantropo; pieno di dubbi e debolezze. Una lettura sinceramente consigliata!

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    lorenzo

    08/03/2019 09:55:26

    Libro accattivante e per nulla noioso, racconta la storia della vita del protagonista ad Istanbul in modo dinamico e con riferimenti storici

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    Anna Lisa

    19/02/2019 15:35:47

    Forse il più bel romanzo di Pamuk dopo "Il mio nome è rosso". Protagonista vera del racconto, al di là della storia dell'utile venditore di bozo, è Istanbul, con le sue mille luci e ombre, i suoi angoli, i suoi odori, le sue strade.

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    Nina

    22/09/2018 08:21:58

    Scorre sempre un fiume sotterraneo di serena malinconia che dà il "tono" alla narrazione. Questo ultimo, splendido, romanzo del Nobel turco non fa eccezione: qui il compito di tenere la nota dominante è affidato al protagonista Mevlut, che fin da subito capiamo essere una "brava persona" come lo stesso autore lo definisce quasi cinquecento pagine dopo. Il romanzo, in buona sostanza, è la storia di circa quaranta anni della vita di quest'uomo umile, ma non sottomesso; spesso triste, ma non disperato; solitario, ma non misantropo; pieno di dubbi e debolezze.

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    milad

    15/10/2017 10:47:42

    ho riprovato dopo tanto tempo a leggere un libro di Pamuck ma niente... non fa per me. apprezzo le ambientazioni affascinanti ma dopo un po' purtroppo mi annoia profondamente.

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    Romolo

    08/06/2016 21:33:02

    Meravigliosa saga famigliare lunga 50 anni, in una Istanbul in trasformazione che funge da coprotagonista di tutta la storia. Personagggi caratterizzati benissimo, interessanti intrecci interpersonali, ottima scrittura. Assolutamente consigliato

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    enrico.s

    04/03/2016 10:11:52

    Nei libri di Pamuk che ho letto (non tutti) scorre sempre un fiume sotterraneo di serena malinconia che dà il "tono" alla narrazione. Questo ultimo, splendido, romanzo del Nobel turco non fa eccezione: qui il compito di tenere la nota dominante è affidato al protagonista Mevlut, che fin da subito capiamo essere una "brava persona" come lo stesso autore lo definisce quasi cinquecento pagine dopo. Il romanzo, in buona sostanza, è la storia di circa quaranta anni della vita di quest'uomo umile, ma non sottomesso; spesso triste, ma non disperato; solitario, ma non misantropo; pieno di dubbi e debolezze, ma non pavido; tormentato e infine riappacificato con sé stesso e la vita. Insomma, conradianamente: uno di noi. Sullo sfondo la città di Istanbul tra l'inizio degli anni '70 e i giorni nostri, con la sua esplosione demografica, l'evoluzione sociale che l'accompagna e la corruzione dilagante; questo secondo filone narrativo, che comunque si intreccia magnificamente con le vicende del protagonista, almeno per me è di minor interesse, però ovviamente necessario per completare il ritratto di Mevlut. Last but not least: non sono in grado di dire quanto merito ci sia della traduttrice nella resa della cifra stilistica di Pamuk; certo è che la scrittura è da Premio Nobel "vero". Semplice, classica, a tratti quasi da romanzo tardo ottocentesco nelle parti in terza persona, alle quali si alternano le voci dei vari personaggi, in prima persona, che danno la loro versione dei fatti, il che rende vivace e appassionate l'insieme, tenendo sempre accesa l'attenzione del lettore. ...voto, inevitabilmente, massimo.

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    alinghi

    10/02/2016 15:51:39

    Bello, scritto bene, a volte scorre lento a volte velocissimo proprio come il nostro tempo. A tratti ricorda molto Il museo dell'innocenza ma sicuramente con più avvenimenti, storici e non...Melanconico, nostalgico e mai banale. Uno splendito spaccato sulla Turchia di oggi e le sue radici

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    g.b.

    06/02/2016 10:45:25

    Mevlut, la sua storia, la sua Istambul, il tempo che cambia le cose e che non cambia niente. Il tempo come solo Pamuk sa raccontare. Bello davvero.

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  • Orhan Pamuk Cover

    Scrittore turco, Premio Nobel per la letteratura nel 2006. Abbandonati gli studi di architettura, esordisce con il romanzo Il signor Cevdet e i suoi figli (1982), affresco di tre generazioni ambientato nel quartiere natio di Nisantasi, con il quale ottiene grande successo; cui sono seguiti La casa del silenzio (1983) e Il castello bianco (1985), nei quali l’incontro tra un giovane veneziano e uno studioso ottomano è pretesto per affrontare quello, problematico e conflittuale, tra Oriente e Occidente. Lo stesso tema ricorre, declinato in modi diversi, anche nei più recenti Il mio nome è rosso (1998, premio Grinzane) e Neve (2002), dai risvolti più marcatamente politici. Istanbul (2003) ha affascinato per l’abile tessitura che cuce... Approfondisci
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