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scheda di Baggiani, A., L'Indice 1996, n. 2

Vale la pena di segnalare questo libretto - testimonianza sui lager che si distingue fra le tante per intensità, forza, toni vivacemente polemici, per ragioni precise, e documentate - di un ebreo olandese di origine tedesca, un sopravvissuto che solo nella maturità s'è risolto a scrivere, come già altri, delle proprie esperienze. Quattordicenne, Durlacher viene deportato assieme alla famiglia e finisce, dopo Westerbork e Theresienstadt, ad Auschwitz; fino a diciassette anni, fino all'insperata liberazione e al ritorno ad Amsterdam - cui sono dedicate pagine tra le più vive e interessanti del libro. L'amarezza delle interrogazioni, la scoperta, più tardi, attraverso la documentazione, di un'evidente consapevolezza del mondo civile, aprono ferite non rimarginate e liberano la volontà di rimettersi in gioco. Ma con una sobrietà di scrittura che sostiene, sempre, la drammaticità degli eventi e, intrecciata com'è di riflessione storica - l'autore è del resto un sociologo di mestiere -, ricostruisce con esattezza o addirittura smaschera le finzioni di regime: vedi la tragica storia del film su Theresienstadt, ancora esistente in archivio, voluto per documentare la funzionalità del lager, con attori e regista destinati, subito dopo, all'eliminazione. Efficace la traduzione - Durlacher ha abbandonato la lingua madre tedesca per l'olandese - ed esauriente e utile l'introduzione di Gianfranco Errico.