Lo stupore di una notte di luce

Clara Sánchez

Traduttore: E. Budetta
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
Pagine: 398 p., Rilegato
  • EAN: 9788811672333
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    Isa

    08/10/2017 05:39:18

    "La cosa meravigliosa di non amare una persona è che non sei responsabile della sua perfezione nè delle sue imperfezioni."

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    carmela

    14/07/2017 13:42:41

    molto più bello del "il profumo delle foglie di limone"

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    verderame68

    18/02/2017 11:59:00

    Un libro in perfetto stile Sanchez in cui prevale, come sempre, un'attenzione squisitamente femminile per il dettaglio. Certamente non all'altezza del precedente "il profumo delle foglie di limone", questo libro procede un po' troppo lentamente e si perde in riflessioni spesso forzate e fuori luogo; comunque, nel complesso, si legge quasi sempre abbastanza piacevolmente!

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    lalla278

    18/01/2017 15:25:48

    Una grandissima delusione ma soprattutto lento, senza mordente e noioso.

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    evandro

    11/01/2017 10:12:04

    ho fatto fatica a leggere le prime 70 pagine, poi ho smesso. brutto.

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    Paola

    26/12/2016 18:06:51

    Noioso, lento, senza trama e con un finale scritto giusto per finire il libro. Tanto ho amato Il profumo delle foglie di limone tanto questo l'ho trovato veramente pessimo.

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    Francesca

    03/11/2016 12:39:36

    Bellisimo seguito a "Il profumo delle foglie di limone"

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    Paola Tacca

    21/10/2016 15:01:58

    Tremendo.Noioso. Senza una storia, una trama. Tanto era stato avvincente il precedente quanto una delusione questo.

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    Anna

    18/10/2016 18:04:20

    Invece io non sono d'accordo con i commenti precedenti. Il libro si fa leggere e riesce a coinvolgere. Certo alcune digressioni sulle vicende accadute nel Profumo delle foglie di limone sono un po' pesanti, ma utili per chi non ha ancora letto il primo libro. Io lo salvo, non lo promuovo ma mi sembra un buon romanzo di intrattenimento.

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    Beppe

    05/10/2016 11:31:08

    Che delusione. Il peggior libro della Sànchez; non ha ritmo, è noioso, sciupa la bellezza del primo. Un seguito senza senso, scritto tanto per vendere. Che peccato.

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    Giusy Spinelli

    25/09/2016 19:30:56

    Mi dispiace davvero tanto ma non mi ha preso. Non era necessario un seguito a "Il profumo delle foglie di limone" (bellissimo). Non so cosa stia succedendo alla Sanchez, ma ultimamente mi sta deludendo!

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

È passato più di un anno dai fatti di Dianium, un anno e mezzo di profondi cambiamenti nella vita di Sandra. Diventata madre di Janìn, bimbo allegro e tranquillo, la protagonista ha rinunciato all’aspetto ribelle e allo stile di vita anticonformista per lavorare nel negozio di abbigliamento e bigiotteria della sorella e godersi così il suo piccolo. I tragici eventi che l’hanno coinvolta in passato, raccontati nel precedente romanzo Il profumo delle foglie di limone, sembrano solo un brutto ricordo, fino al giorno in cui un evento inaspettato sconvolge la tranquilla routine, spingendo Sandra a fare ritorno a Dianium. Qui ritrova Julian, l’ottantenne energico e determinato che indaga ancora sulla Confraternita, rimasta attiva nonostante il colpo infertole lo scorso anno: “nelle mani della Confraternita la vita era sempre buia, tragica e crudele. Ma perché i nazisti di tutti i tempi, quelli e questi, erano così grotteschi e crudeli?” (p. 228). Ancora numerosi adepti  ruotano adoranti intorno al “macellaio di Mauthausen”, il gerarca nazista che si è rifugiato nella residenza per anziani in cui dimora anche Julian, e il loro scopo è ancora diffondere odio e violenza.

Sandra e Julian indagano ancora insieme, trovandosi ad affrontare vecchi misteri irrisolti e, soprattutto, scontrandosi ancora una volta con la crudeltà umana: “il mondo può essere un luogo molto buio” (p. 219) e i protagonisti dovranno mettere in gioco tutto il loro coraggio per riuscire a vedere nuovamente la luce.

“E il fatto è che esiste un male che è peggiore del male, lo sorpassa e si addentra in una profondità senza legge. Qualcosa che assomiglia al colore nero assoluto, che non può essere attraversato da nessun tipo di raggio. Il male assoluto camuffato da bene, che continua a regnare tra di noi quando ormai crediamo che il male in sé sia sotto controllo. Sarà possibile un giorno mettervi fine una volta per tutte? Troppo complicato per questo povero vecchio, che adesso non vuole fare altro che riposare” (p. 393)

Tanti misteri si celano dietro le pagine di questo nuovo attesissimo seguito di uno dei romanzi più discussi degli ultimi anni. Clara Sanchez ci regala un degno sequel del best seller che l’ha consacrata al pubblico letterario: un romanzo che alterna con equilibrio azione e mistero, riuscendo così a tenere il lettore incollato alle pagine. Una trama semplice e lineare, ma assolutamente godibile, soprattutto se si mantiene la consapevolezza di leggere un romanzo che ha, come è naturale in un sequel, tra gli obiettivi anche quello di evocare l’atmosfera del precedente capitolo, approfondendo la vicenda e permettendo anche a chi non ha letto Il profumo delle foglie di limone di riuscire a seguire bene la storia. A questo si aggiunge un linguaggio semplice ed elegante e una costruzione psicologica dei personaggi che li rende concreti e realistici, e soprattutto in perfetta sintonia tra loro.

Lettura molto piacevole, Lo stupore di una notte di luce è un romanzo che invita a riflettere sull’importanza di fare delle scelte e sull’avere il coraggio di portale avanti. Una bella storia di amicizia e d’amore, inteso in senso molto ampio come la forza che lega le persone e che è in grado di far risvegliare la speranza anche dove sembra non possa essercene più.

Recensione di Chiara Barra

 


L'incipit del romanzo

PROLOGO

Nacque alle undici e mezzo del mattino, e fin dal primo istante facevo fatica a separarmi da lui. Restavo imbambolata a contemplarlo, affascinata: era un miracolo. La sua pelle rosa e gli occhi socchiusi, attraverso i quali entravamo a poco a poco noi che lo circondavamo, concentravano il potere di tutti i poteri misteriosi.

Lo chiamai Julián, che con il passare dei giorni gli altri, senza che potessi fare niente per evitarlo, pian piano trasformarono in Janín. E non spiegai mai né a Santi ­­­– il padre del bambino – né alla mia famiglia il motivo di quel nome. Non avrebbero capito perché un uomo che avrebbe potuto essere mio nonno e che era entrato da poco nella mia vita avesse più influenza su di me rispetto a loro. Neanch’io lo avrei capito. I legami forti sono riservati all’amore o alla famiglia, non a un estraneo di ottant’anni con cui prima non si è condiviso niente.

Santi mi diceva che la mia esperienza a Dianium mi aveva rivoltato come un calzino. Ed era vero, adesso m’interessava soltanto crescere Janín, guadagnare per lui, e non mi preoccupavo se mi annoiavo o meno, se questo era ciò che desideravo oppure no. Non ci pensavo neanche. In me era nata la smania di proteggere quello che avevo. Se mi ero resa conto di qualcosa, a Dianium, era di quanto sia facile che ti rubino l’anima a poco a poco, senza che tu te ne accorga. Avevo smesso di vedere la vita dalla parte dei desideri impossibili e anche di quelli possibili. Di fronte alla morte, lo dico con il cuore in mano a chiunque voglia ascoltarmi, i desideri smettono di avere anche solo la minima importanza.