Sull'orlo del precipizio - Antonio Manzini - ebook

Sull'orlo del precipizio

Antonio Manzini

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  • EAN: 9788838934834
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Gaia la libraia

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Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Se lo è chiesto Antonio Manzini. Il risultato è questa novella satirica. La storia di uno scrittore di grande successo che vede trasformare il suo mondo nel giro di pochi giorni.
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    Giacomo

    11/01/2021 09:44:53

    Storia fantascientifica e delirante che mi ha lasciato l'angoscia e non mi è piaciuta; ma la scrittura di Manzini ti inchioda a leggerla fino alla fine senza interruzioni.

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    Aurora B

    23/08/2020 14:22:09

    io adoro la penna di antonio manzini, anche se è una tastiera. E la amo anche quando scrive un "racconto breve" che si presenta truccato da romanzo edito in formato libricino che, in poco più di 100 pagine in cui il messaggio da trasmettere al lettore è presentato con l'ironia di rocco schiavone e con la capacità di scavare nelle nostre realtà apparenti come in orfani bianchi, ti lascia annichilito come il protagonista. Figura di scrittore, il protagonista del libricino, che pur adeguandosi suo malgrado alle nuove regole con quello stesso "malgrado" ti costringe da lettore a guardarti davvero intorno. per me, una lettura eccellente.

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    marin

    17/05/2020 19:11:07

    Libriccino tragicomico, esagerato, distopico, inverosimile. Ma è davvero poi così inverosimile? Basta guardarsi intorno per vedere multinazionali ovunque che avanzano, comprano marchi storici e trasferiscono la produzione all'altro capo del mondo. Per fare qualsiasi cosa è necessario chiamare un call center. Globalizzazione e delocalizzazione sono le parole più usate. In realtà Manzini ha colto nel segno, e le sue 115 pagine mi hanno ispirato riflessioni profonde, e anche un po' amare. Da non perdere.

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    Marasu

    28/01/2020 08:03:44

    Ho scoperto Manzini grazie a Rocco schiavone in tv, lo adoro

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    Giusepe1940

    03/03/2019 20:54:42

    All'inizio mi è sembrata una satira sull'ignoranza degli Editori, ma non mi ha ridere: ho finito il libro con un sorriso amaro!

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    Lillo

    23/10/2018 12:05:42

    Mantiene sempre quel che promette. l.'ho acquistato al buio e ne sono felice.

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    Laura

    25/01/2018 09:54:51

    Piccolo libro che si legge in un’oretta o poco più sul possibile scenario dell’editoria in Italia: “Promessi sposi” tradotti per renderli più fruibili, “Guerra e Pace”, trasformato in Pace e tagliato di sana pianta, perché a chi mai interessa la guerra e così via… Giorgio Volpe, autore di punta, alla pubblicazione di un romanzo, che lui definisce un capolavoro, si trova immerso in una realtà distopica, in cui il marketing la fa da padrone e la qualità di un libro (codice prodotto) è rappresentata esclusivamente da quante copie riuscirà a vendere. Confuso da un cambiamento così radicale, dapprima tenta di ribellarsi a questo meccanismo, poi si piegherà alle nuove regole, perché è difficile sfuggire alle propria natura di scrittore narcisista e vanitoso. Immersi in una realtà distopica da 1984, Manzini non delude anche se poteva ricavarne un romanzo più complesso e strutturato. Metafora di un paese che non legge e ragiona sempre meno. Cinico e disilluso

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    n.d.

    24/01/2018 12:45:11

    La narrativa italiana denominata comunicazione in lingua indigena: geniale.

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    MAURIZIO

    19/09/2017 12:30:33

    Interessante, piacevole e intrigante. Consigliato!!!

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    Giancarlo

    12/04/2016 10:50:19

    Una provocazione, un racconto ironico ma dai contenuti tristi... Manzini mette in vetrina il peggio di quello che stiamo diventando, un popolo ancora più bue di quello che già eravamo. Gente che crede che la cultura sia quella che ci propinano quelli che si parlano addosso nei talk-show. Una triste metafora (parola proibita!) dell'Italia di oggi, che sa solo navigare a vista...

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    maurizio .mau. codogno

    25/02/2016 12:19:11

    Cosa succede se nel Bel Paese le tre maggiori case editrici si fondono in un unico colosso la cui proprietà è ignota, forse russa o cinese o chissà cosa? Come cambia la vita degli scrittori di successo se devono diventare semplici codici prodotto, per assicurare una produzione e "qualitä" costante dei loro lavori, proprio come i cibi industriali che riempiono anche lo stomaco ma sono assolutamente piatti? Mi sa che questo racconto lungo sia stato scritto di getto sull'onda della fusione tra Mondadori e Rizzoli Libri, anche se poi Manzini si è lanciato su una distopia. Giorgio Volpe è il prototipo dello scrittore di successo, abituato a essere riverito da tutto il piccolo mondo dell'editoria; quando scopre che le cose non sono più così e il suo ultimo manoscritto che ritiene un capolavoro verrà trasformato in un banale romanzetto dal lessico adolescenziale, con scene di sesso sparse a piene mani e soprattutto breve (ah, sapete che sono tornati di moda i libri "distillati", come ai tempi di Selezione?). Le sue resistenze sono inutili: non tanto per i metodi mafiosi che la casa editrice Sigma usa per eliminare ogni possibile editore concorrente, per quanto piccolo esso sia, quanto perché alla fine deve accettare il fatto che lui, come del resto gli altri big, non può vivere senza sentire gli osanna del pubblico. Certo, è libero di smettere di scrivere. Ma poi? Chi lo considererà più? Il mio unico dubbio è sul finale, che ho trovato un po' troppo tirato e ambiguo in un modo banale. Vedere parte del pubblico che lascia la presentazione del libro in versione Sigma forse dovrebbe essere un possibile segno positivo, ma nel contesto mi pare troppo forzato.

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    simona

    22/01/2016 15:18:32

    insulsissimo. grandissima delusione. ma dico perché cadere a questi livelli?? comunque fra una settimana esce il prossimo... speriamo si riprenda.

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    giorgio g

    21/01/2016 09:16:38

    L'agile libretto, che si legge in un paio d'ore, ci presenta una situazione a prima vista paradossale ma che si ricollega a fatti di cronaca dell'altro ieri: la fusione fra i grandi gruppi editoriali (o meglio l'incorporazione nel più grosso) per formare un conglomerato dove si applicano i principi del moderno marketing. Di qui lo sgomento degli autori della casa editrice, abituati al tranquillo tran-tran di sempre. Una storia che potrebbe realizzarsi nel nostro paese e che scorre facilmente con piacere del lettore.

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    Isp.

    03/01/2016 12:50:36

    Non ce la faccio più, poiché vedo la pubblicità su un quotidiano on line che frequento. Libro, piuttosto storiellina che non merita nemmeno la definizione di libro, "cazzatiella" (non so se si scrive così),pessimo, inutile ecc. ecc. Mi meraviglio di Sellerio (a cui sono molto affezionato). Per altro stampato in fretta con uno spreco inspiegabile di buona carta, come se fosse un'opera di consultazione. Zero assoluto: infatti, da Ibs in via Bazionale a Roma la piletta non cala!!!

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    angelo

    29/12/2015 10:53:00

    Ingredienti: un nuovo romanzo da pubblicare di uno scrittore famoso, la maxi-fusione delle principali tre case editrici del paese, il libro trasformato da opera intellettuale in prodotto commerciale, una realtà distopica e orwelliana in cui la sottomissione è l'unica via d'uscita. Consigliato: a chi si interroga sul delicato futuro dell'editoria, a chi risponde con la libertà al servilismo del successo.

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    Alessandro

    27/12/2015 16:59:39

    Racconto satirico ma che invita a riflettere sul futuro dell editoria italiana e sulla libertà di stampa del nostro paese.

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    jane

    22/12/2015 15:54:30

    Non un saggio né un pamphlet su quello che potrebbe diventare l' editoria italiana accentrata in poche mani "note"; Manzini usa la sua scrittura disinvolta e ironica per farci il suo regalo di Natale : questo raccontino grottesco e apocalittico, inquietante per i lettori. Meditate gente, meditate !

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    Ferdinando

    20/12/2015 18:57:13

    Premetto che ho letto tutti i romanzi di Manzini, prima ancora che esordisse con Rocco Schiavone. In questo racconto l'autore si cimenta con un esperimento di tipo "distopico". A mio avviso, però, non mi sembra questa tipologia di letteratura sia davvero nelle corde di Manzini. L'idea è pure interessante, ma la trama, i personaggi, la tensione narrativa e anche il messaggio politico non fluiscono. A tratti la narrazione mi dà l'impressione di essere forzata. Mi pesa molto dirlo, ma in questo caso si tratta di una prova dell'autore in tono minore. Resto in attesa del prossimo libro.

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    MICARLO

    14/12/2015 14:14:54

    Una chicca! Fa pisciare dal ridere... e venire freddo... per la china culturale che il nostro Paese sta prendendo.

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    Gianluigi

    09/12/2015 16:35:35

    Un romanzo distopico che descrive una società che nessuno di noi che amiamo i libri si augura possa mai realizzarsi. Tuttavia? Ad esempio l'idea della "traduzione" di Tolstoi (Guerra e Pace che diventa "Pace") o di Manzoni per adattarli ai gusti mediocri e volgari di un certo pubblico e, soprattutto, per consentire all'editore grandi profitti è assai divertente, anche se il sorriso è amaro assai. Manzini non delude anche in questo racconto lungo.

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Antonio Manzini è uno scrittore che segue la regola aurea della narrativa anglosassone: “Show don’t tell”, non dirlo fallo vedere. - Antonio D’Orrico

Giorgio Volpe è uno degli scrittori più quotati e famosi d’Italia, un’autorevolezza nel campo della cultura. Noi lo conosciamo quando, dopo due anni, sei mesi e tredici giorni di fatiche, porta finalmente a termine il suo nuovo romanzo che consegna immediatamente nelle mani della sua storica editor, commossa ed emozionata per quella che si preannuncia una nuova prelibatezza editoriale.
Oltre all'attesa uscita di Volpe, in quegli stessi giorni c'è qualcosa di nuovo che interessa il mercato del libro, un cambiamento di cui, da tempo, si sta discutendo ai piani alti del potere culturale: l’ingresso di un colosso editoriale che stravolgerà il mondo dell’editoria in Italia. I quotidiani nazionali diffondono la notizia, enfatizzano la gravità: le tre case editrici più importanti d’Italia si stanno unendo in una pericolosa maxi-fusione. Un’unica entità, una sola testa, un solo corpo, a divorare il mercato. Qualcosa di mai visto fino a questo momento, in uno Stato in cui la libertà di parola e di stampa non è ancora imbavagliata. Eppure solo Giorgio Volpe sembra essere scosso da queste notizie, non un cenno da parte del pubblico, non una smorfia di disgusto da parte dei lettori:

A quel dibattito che poco aveva catturato l’attenzione degli italiani, poco interessati ai libri, neanche fossero portatori sani di qualche epidemia medioevale, Giorgio Volpe aveva assistito silenzioso […].

Così tutto inizia ad accadere velocemente, senza nemmeno un preavviso. Il peggior incubo di ogni scrittore si è avverato, ed è successo proprio nel salotto di Giorgio Volpe.
Un pomeriggio lo scrittore di bestseller sta aspettando la sua editor per iniziare a lavorare alla sua ultima fatica letteraria. Alla sua porta si presentano però due uomini in giacca e cravatta, due sconosciuti quasi del tutto illetterati, senza garbo, senza il tono di chi sa trattare con uno scrittore del calibro di Volpe, ufficializzandosi come i nuovi editor dell’autore, assunti e mandati dalla nuova casa editrice-mostro: la Sigma. Uno dei due pseudo-curatori, biascicando un italiano dubbio, si presenta come “l’addetto al taglio" dei grandi romanzi russi, da Anna Karenina in versione soap opera, a Guerra e pace (anzi, solo Pace, per evitare troppa negatività): lavoro necessario per rendere i libri più piacevoli e leggeri. Per vendere di più. Il secondo uomo si introduce invece come il “traduttore” dei grandi romanzi italiani, con la particolarità di non tradurre in una lingua straniera, ma in un nuovo idioma misto al gergo giovanile, vere e proprie traduzioni per avvicinare i ragazzi ai libri, per insegnar loro ad amarli. Per vendere di più.
Iniziano in questo modo le avventure di un povero scrittore alla ricerca del suo perduto entourage editoriale, licenziato e rimpiazzato da venditori di frottole, di parole facili coordinate da un solo obiettivo: vendere il più possibile, nella maggiore economia linguistica, arrivando a più persone possibili. La letteratura espressa nella forma più sublime del marketing in una battaglia impari portata a testa alta attraverso una compravendita che non conosce avversari. Questo è diventato il mondo editoriale di Giorgio Volpe e di tutti i suoi più grandi colleghi, buttati in un mercato che non guarda in faccia a nessuno, e che rafforza sempre più il suo potere unilaterale. Non c’è più scelta, nessun colore, nessuna sfumatura. Se Giorgio Volpe vuole continuare a essere uno scrittore non ha autonomia decisionale: o si adatta alle nuove leggi, o la sua carriera è terminata. Eclissata. Stroncata. L'unica soluzione possibile sembrerebbe la sottomissione...
Con una grande ironia, Manzini ci presenta un piccolo e divertente racconto, quanto mai attuale, che simboleggia una vera e propria caricatura del mercato editoriale italiano, alla luce delle recenti vicende dell'industria libraria. Una sorta di 1984 in cui tutto viene controllato da un solo occhio, attraverso un solo punto di vista, con la voce di una sola verità. Una spaventosa società immaginaria che ci riguarda molto da vicino e ci pone davanti a una grande paura: quella di un’egemonia culturale che possa esprimersi in un’unica, uniforme lingua. Un testo piacevole e veloce, che strappa sorrisi dall’inizio alla fine ma che non può non calarci addosso un velo di tristezza e portarci a una riflessione: una sola editoria, un solo mercato, l’assenza di una scelta… è quello che vorremo per il nostro Paese? Un Paese che legge un solo genere, non è un Paese malato? L’opinione unica non è pericolosa? Siamo di fronte a un bivio: quello facile delle coscienze addormentate, quello difficile dell’incomprensione, del margine di rischio, delle letture difficili, scomode. Manzini ci spinge verso questa riflessione e ci fa alzare lo sguardo dal libro per esitare su quello che potrebbe essere il futuro della nostra editoria, arrancata tra il servilismo del potere, l'avarizia delle vendite, e quelle piccole forze che resistono e che credono in un Paese migliore.

A cura di Wuz.it

  • Antonio Manzini Cover

    Attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi).Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007).Un suo racconto è uscito nell'antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012).Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014).Nel 2015 pubblica Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull'orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Altri suoi romanzi pubblicati... Approfondisci
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