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Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2010
Pagine: 222 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806203825

Attraverso una narrazione round-robin, Paul Auster esplora l’identità umana, l’angoscia esistenziale, i concetti di casa e di famiglia. Sunset Park è un romanzo di personaggi danneggiati e per questo inaccessibili gli uni agli altri. Nessuno può conquistare veramente l’altro fino a quando non riparerà la rottura che persiste dentro se stesso. Per lunghi tratti Sunset Park potrebbe sembrare un racconto collettivo, quando il ruolo di protagonista di cui è investito Miles Heller declina in favore di altri personaggi.
Paul Auster con la figura di Miles Heller mette in scena un Caino "ramingo e fuggiasco sulla terra" (così recitano le Sacre Scritture). Ma non per volontà di un padre arrabbiato bensì per sua scelta. È un esilio voluto, cercato, il suo. Famiglia benestante, sempre ottimi voti a scuola, una carriera universitaria sul punto di decollare. Poi una tragedia irrisolta e la voglia di atterrare in un dolce e consolatorio oblio. Miles per sette anni taglia i rapporti con la famiglia, sbarca il lunario con piccoli lavoretti, ultimo dei quali il fotografo di case abbandonate in Florida per una ditta di sgomberi. Scatta foto di libri, scarpe e dipinti a olio, pianoforti e tostapane, bambole, servizi da tè e calzini sporchi, televisori e giochi da tavolo, abiti da sera e racchette da tennis, divani, biancheria di seta, resti di vita, laddove si respira il lezzo della sconfitta per qualcosa di interrotto che non si è riusciti a portare a termine. Non puoi più pagare il mutuo, sei in mezzo a una strada e la banca rimette in vendita la tua casa. Miles Heller punta le fiches che gli sono rimaste in tasca su Pilar Sanchez, una ragazza cubana di sedici anni, se ne innamora, ne diventa il pigmalione intellettuale, coltiva le ambizioni di lei, la spinge verso traguardi universitari.
Ma Pilar è minorenne e a causa di questo amore fuorilegge Miles è costretto a rifugiarsi a Sunset Park, un quartiere situato nella parte occidentale di New York, la sua città. Il nostos di Miles. A Sunset Park condivide una casa occupata con altri tre squatter, Bing Nathan, amico dai tempi della scuola e le sue amiche Alice Bergstrom e Ellen Brice. Bing Nathan ha aperto un negozio di riparazioni, si chiama L’Ospedale delle cose rotte. Ripara vecchie macchine da scrivere, orologi, giocattoli a molla, giradischi. Il negozio è una palese metafora della casa occupata a Sunset Park: per Miles e gli altri attori della storia un’occasione per cercare riparo e forse riparazione ai propri strappi.
Paul Auster racconta una New York in cui è difficile avvertire il senso del futuro e di speranza, in cui è difficile sopravvivere alla crisi economica. Il riff che suona ostinato per tutta la lunghezza di Sunset Park sembra essere "cos'è la casa oggi"? Tutti i personaggi del romanzo hanno visto almeno una volta nella vita il film I migliori anni della nostra vita, diretto nel 1946 da William Wyler. Siamo tutti potenziali reduci di una guerra o tragedia, davanti a un bivio: credere che ogni cosa tornerà come prima o perdersi, straniati nella realtà. Paul Auster ci lascia in fuga, in un taxi, in cerca di risposte.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    valentina

    27/11/2012 14.45.29

    è il libro che ho amato di più fino ad ora di questo autore. lo consiglio vivamente a tutti

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    andrea lizzani

    21/11/2012 20.22.26

    un libro che tutti dovrebbero leggere! Eccellente la traduzione!

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    Maria Valeria

    02/11/2011 20.45.05

    'Sunset Park' parla di noi, delle nostre ferite, delle nostre difficoltà, dei padri, dei figli e delle madri. E delle case e degli oggetti e della vita, che a volte ci lascia indietro. Parla delle macerie e dei cocci rotti del nostro passato e della voglia di rimetterli insieme, e di aggiustare e ricucire, e tornare ad amare ed essere amati. Domani vedrò Paul Auster a un incontro del 'Premio Napoli' e gli dirò 'grazie', per aver parlato di noi. Cioè, penso che non dirò niente, ma sarà lo stesso una bella cosa essere lì con lui. Voto al libro 5/5

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    Lomax

    01/11/2011 18.39.00

    Bellissimo romanzo sulle complesse dinamiche dei rapporti famigliari senza sconti al buonismo. Da leggere per il piacere di leggere.

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    Nicola Intrevado

    01/05/2011 13.44.13

    Paul Auster traccia una precisa scenografia descrittiva che va dalla Brooklyn di Slope Park a qualche altro distretto di Manhattan il piu' delle volte l' Esat Village;lo popola di pochi Personaggi chiave e diversi comprimari come una casa di bambole;lo affolla di un arredo urbano squisitamente Newyorkese e da subito,vi detta le vicende,pregresse,del loro vissuto in cadenzati flashback,rapportandoli con una sorta di copia e incolla,perfettamente prevedibile in quanto a tecnica,alla storia che ha deciso di raccontarci. Ad ogni libro.Il piu' delle volte ci riesce bene, o piuttosto bene,poiche' mai si discosta dal collaudato progetto di scrittura anzidetto,altre volte,invece,si ha l' impressione di non averci creduto poi tanto e lo si avverte con pena poiche' arranca come uno scalatore poco allenato che si e' prefisso una meta ardita.In altre ancora fallisce clamorosamente,e questo,poiche' tiene in un registro molto alto il contenuto introduttivo della fabula svelandolo come in una sorta di colpo di scena nel Prologo alla storia come fosse la formula di Montaliana memoria che il Mondo avrebbe aperto.E,in questo teorema :"Il libro delle illusioni" e' il suo capolavoro con un decrescendo qualitativo via via progressivamente calante fino a rendere banale il prodotto finito.Riesce, comunque,a coinvolgere il lettore perche' crea sana attesa,ansia anticipatoria reattiva,e abilmente,cela,qui' e la',piccoli segreti nelle vicende che espone,rivelandoli all' epilogo,in una sorta di premio fedelta' che dedica all' affezionato lettore dei suoi libri.Tutto cio' riesce ad inchiodare alla lettura dei suoi testi, in una sorta di patto tra l' immaginario col lettore e la sua generosa o limitata offerta,a seconda dei casi,il bisogno di nutrimento che l'attesa pone.Non e' un giallista,non e' un costruttore di trame,di intrighi,di dietrologie narrative,eppure ha molto del giallista,e nei suoi racconti,non vi manca nulla del giallo,forse,solo l' assassino.Che si dimentichi ogni volta ?

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    Raffaele

    26/02/2011 17.24.16

    Difficile che Paul Auster mi deluda, ottimo romanzo anche questo anche se ritengo il precedente, forse, più completo.

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    Oscar Grimaldi

    07/02/2011 12.38.14

    Come sempre il romanzo è ben scritto (grazie anche all'ausilio del traduttore), ma di libro in libro Auster mi pare che diventi sempre più un mestierante, un artigiano della parola, e che i suoi libri siano ormai senza anima. Ecco! Non mi è rimasto nulla......... a differenza di quanto capitava con le prime opere dello scrittore. Giudizio quindi interlocutorio

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    ILARIA

    29/01/2011 15.56.00

    E' il primo libro che leggo di questo autore,a dire il vero ancora non l'ho terminato ma non ho resistito a esprimere gia' un mio giudizio per altro sono sicura per niente affrettato. Ho fatto il percorso inverso ho prima letto i libri della moglie Siri Husteveld semisconosciuta. Libro pieno, personaggi dai tagli interessanti e intensi a tinte forti. Scrittura precisa elegante quasi chirurgica ma tutt'altro che asettica anche se apparentemente i sentimenti sembrano solo trasparire e non mettersi al centro della scena. Leggero' sicuramente altro di questo autore

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    Alessandro

    28/01/2011 17.32.25

    Avevamo lasciato un anno fa Paul Auster con lo straordinario "Invisibile" e probabilmente nessuno di noi, che pure siamo suoi lettori fedeli, avrebbe potuto sperare che a distanza di così poco tempo lui ci avrebbe consegnato un altro libro prodigioso, una nuova pagina della sua grandissima bibliografia. Tanto che ci si sente autorizzati a formulare una valutazione generale sull'insieme della sua opera che proprio nella maturità mostra una fioritura ancor più consapevole dell'universo letterario che ha creato e ricrea in ogni sua ulteriore prova. Quanto alle tematiche dominanti, tornano tutte anche in questa variazione: il caso, il destino, il confronto tra le generazioni, il viaggio, l'erranza e il ritorno, ecc. I personaggi di Auster hanno una loro complessità - come sempre. Ma ecco che il rapporto tra autore, narratore e personaggio si arricchisce. Stavolta notiamo che la struttura del romanzo - inizio, centro e fine - è scomposta in una serie di capitoli che assomigliano molto al racconto vero e proprio dal momento che mutano di protagonista, tematica, ecc. E si sarebbe tentati di affermare che Auster si sia servito della forma romanzo per far passare una serie di racconti, se non ci fosse un fil rouge a connetterli l'uno con l'altro e questo si annodasse intorno al protagonista che appare per primo ed esce di scena per ultimo: Miles Morris. È lui a portarsi dentro un senso di colpa che è il motivo di partenza della narrazione e non può essere che lui il personaggio con il quale interagiscono e trovano un senso nella storia gli altri personaggi che un po' alla volta impariamo a conoscere. Libro eccezionale che si legge con un pathos crescente fino al doloroso e drammatico finale - che non ci concede scampo, perché la vita è così: insensata, ingiusta, senza speranza alcuna. Non ci resta che l'attimo che fugge e tutti i se e i ma che, senza alcun lieto fine, la vita ci porta via. Che è verità amara da accettare, ma è la verità.

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    Roberta Viganò

    27/01/2011 21.25.41

    Ho appena terminato di leggere "Sunset Park". Sono ancora psicologicamente immersa in questo splendido libro, che tratta argomenti complessi, emotivamente forti con un ritmo incalzante ed appassionante. Sunset Park è un romanzo sulla crisi. Una crisi intima che, casualmente a quanto afferma l'autore, si è trovata ad essere contestualizzata nell'attuale crisi economica. È un romanzo sulla moderna vita americana e sull'inquietudine contemporanea. Sulla gioventù, sul passato, sul "caso"... Assolutamente consigliato, la narrazione perde un po' il ritmo verso la parte finale. 4/5

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    Tiziano

    15/01/2011 10.33.26

    Non l'ho ancora finito, ma non posso trattenermi dal dire che questo è un libro di una bellezza straordinaria, stupefacente. Non so se qualcuno leggerà queste righe, ma devo dire - fosse anche a un solo distratto lettore di passaggio della presente nota - che questo libro è semplicemente fantastico. Non posso non dirlo, non posso aspettare la fine del libro, che vorrei non arrivasse mai, perché dopo mi ritroverò vuoto e per quanto dovrò leggere prima di trovare pagine così. Sì, certo, posso sempre rileggermi La tempesta di Shakespeare, o Anna Karenina di Tolstoj o i racconti di Cechov, ma Auster è mio contemporaneo, respira la stessa aria che respiro io, vive i mie anni. Paul Auster è un grande narratore, sa raccontare storie come pochi, forse nessuno. E io ho bisogno di storie per vivere. E lui mi racconta questa storia di Sunset Park, e mille altre storie dentro la storia. E tutti i protagonisti di queste storie hanno le loro ferite, tutti sono terribilmente infelici, tutti sono anime perse, col sangue che gli esce dalle vene. Tutti si stanno perdendo perché il mondo, tutto il mondo che c'è dentro di noi, e anche quello là fuori, è troppo, e nello stesso tempo è anche troppo poco. E noi siamo smarriti, anime perse, appunto. Ma per fortuna c'è Paul Auster, che come la mamma, un tempo, prima di addormentarci ci racconta delle storie.

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    Massimiliano

    14/01/2011 11.00.01

    Libro a tratti di una bellezza commovente. Prosa semplice e appassionata di Auster, asciutta e toccante. Ritmo e pathos a volte un pò bloccati ma sempre capaci, all'improvviso, di giungere a vette emotive sconosciute a gran parte dei romanzieri contemporanei di mia conoscenza. Voto 7 1/2. Altri libri di Auster: Il Libro delle Illusioni 9. Mr. Vertigo 9. Invisibile 8. Trilogia di New York 8. Follie di Brooklin 6 1/2. Nel paese delle ultime cose 6.

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    paolo57

    10/01/2011 12.31.47

    E' un racconto meraviglioso, tra i più belli che Paul Aster abbia scritto. Le storie personali si intrecciano in maniera perfetta rendendo il romanzo uno splendido viaggio. Sublime la figura paterna, rigorosa, tollerante, delicata.

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