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Traduttore: S. Mozzi
Editore: Bao Publishing
Anno edizione: 2013
Pagine: 464 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788865430163

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Fumetti e graphic novels - Narrativa a fumetti: storia e critica

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  Una delle più belle ed efficaci riflessioni recenti sulla mitologia dei supereroi sta verso la fine di Kill Bill Vol. II di Quentin Tarantino. Un David Carradine splendidamente disfatto spiega a Uma Thurman la filosofia che sta dietro a Superman: "L'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quello che indossa come Clark Kent, gli occhiali, il vestito da lavoro, quello è il suo costume. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent è come Superman ci vede: Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana". Grant Morrison, nato in Scozia nel 1960, prende le mosse proprio dalla nascita di Superman e di Batman, alla fine degli anni trenta, per raccontarci la storia e i mutamenti del concetto di supereroe, dalle veloci e tenebrose strisce stampate su carta pulp degli inizi, alla gloria cinematografica tra effetti speciali e volti di star. Naturalmente di acqua sotto i ponti ne è passata molta, dai semidei degli inizi ai "supereroi con superproblemi" inventati da Stan Lee per la Marvel, e poi ai supereroi che affrontano le piaghe sociali e politiche degli anni settanta, fino ai culmini stilistici di metà anni ottanta, quando Frank Miller e Alan Moore trasformarono d'un tratto l'epica in tragedia, e di colpo quella che era una lettura per adolescenti o collezionisti terminali acquisiva la profondità e la potenza della migliore letteratura adulta. Chi ha letto il Batman di Miller e Watchmen di Moore e Dave Gibbons sa di che cosa si sta parlando: il fumetto non aveva più paura di affrontare i grandi temi, la vita e la morte, l'olocausto nucleare, i demoni della psiche. Morrison ci racconta tutto questo in un libro che, come purtroppo accade di rado, unisce in perfetto equilibrio, almeno fino a metà, l'acribia del filologo, la lucidità del critico, la passione del fan e la competenza tecnica dell'addetto ai lavori. Morrison è infatti anche autore di fumetti, e non un autore qualsiasi: Arkham Asylum, scritta per i pennelli fatati e disturbanti di Dave McKean, è forse la più bella storia di Batman mai vista finora, e senz'altro la più oscura. Ma è proprio quando l'autore fa il suo ingresso sulla scena che il libro perde un poco del suo interesse: non che ci aspettassimo qualcosa di diverso da un ego autocelebrativo e ipertrofico come quello di Morrison, ma l'eccessiva insistenza sullo sterminato background letterario filosofico e esoterico che sta dietro ai suoi lavori fa un poco l'effetto di un'Himalaya di buone letture che partorisce topolini graziosi e nulla più, come Flex Mentallo (Vertigo-Lion, 2012) Sono bazzecole, però, anche perché lo stile della sua prosa farebbe perdonare qualsiasi arzigogolo autoincensatorio, e perché tra un frammento autobiografico e l'altro Morrison infila squarci lancinanti per acume di sguardo, come il capitolo sull'Undici settembre. Nella storia dei supereroi si può infatti leggere in filigrana anche una storia del Novecento e del presente: ma come per speculum et in aenigmate. La guerra fredda e le riviste di fantascienza, le radiazioni che creano e distruggono i "mostri" di Hiroshimama che anche trasformano il timido liceale Peter Parker nell'invincibile Uomo Ragno, l'uranio impoverito e la kryptonite rossa, la controcultura di Berkeley e le epopee cosmiche di Capitan Marvel e di Adam Warlock. In altre parole: la continua tensione che fa rimbalzare il pianeta e i suoi abitanti tra apocalisse e utopia. I ricordi d'infanzia di Morrison, figlio di un convinto antinuclearista nella Scozia degli anni sessanta e accanito lettore di fumetti ("La Bomba era un'idea, e Superman era un'idea più forte della Bomba") rivaleggiano con le bellissime pagine di Jonathan Lethem (La fortezza della solitudine, Tropea, 2004) nel raccontarci la fascinazione dei fumetti di supereroi in quei tempi difficili che sono tutte le adolescenze. Naturalmente, poi, su un piano squisitamente letterario, viene affrontato l'irrompere nella cultura pop delle istanze del postmodernismo, per cui, a partire da Watchmen, i fumetti di supereroi non parlano più di supereroi, ma di fumetti di supereroi, in una vertiginosa mise en abyme di cui Morrison sarebbe maestro assoluto, se non ne abusasse un po' troppo. Certo, avremmo voluto più illustrazioni, e stampate meglio; certo, una anche minima bibliografia italiana aiuterebbe il lettore ad assaggiare, e poi a divorare, le delizie che la prosa di Morrison evoca o descrive. Ma è anche certo che di libri come questo ne vorremmo leggere tanti: libri nel cui indice dei nomi troviamo, senza batter ciglio, il disneyano "Pippo" e subito dopo "Piranesi, Giovanni Battista", di libri insomma di cui si possa dire, insieme a Morrison: "Se c'è un punto che spero che questo libro abbia chiarito è che una cosa non deve necessariamente essere reale per essere vera. O viceversa".   Luca Bianco      

Recensioni dei clienti

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    Ivano

    28/02/2017 17.04.13

    Uno splendido saggio sul mondo dei fumetti supereroistico, sulle idee che hanno incarnato e sulla loro evoluzione. Consigliatissimo sia agli appassionati del genere sia a chiunque sia minimamente incuriosito da questo mondo. Ottima infine la traduzione. Per gli appassionati consiglio di leggere, prima della lettura di questo libro, almeno "Il ritorno del Cavaliere Oscuro" di Miller e "Watchmen" di Alan Moore.

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