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Rene Pfeilschifter

Traduttore: C. Pasteris
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
Pagine: 270 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788806226770

Crediti delle immagini

I. Alla fine dell'antichità: continuità e declino
II. Diocleziano, la tetrarchia e i cristiani (284-305)
III. Il IV secolo (306-395): l'inizio dell'età cristiana
IV. Il V secolo (395-518): le invasioni barbariche
V. Il VI e il VII secolo (518-641): l'imperatore e Impero
VI. Epilogo: il Tardoantico come epoca
Tavola cronologica
Bibliografia
Indice dei nomi e dei luoghi

Recensioni dei clienti

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    Marco

    05/09/2016 12.13.51

    Non sono d'accordo con la recensione di Ernesto, perché l'opera ha un chiaro intento divulgativo e come sintesi del periodo che va dal III al VII secolo dopo Cristo è ottima. Inoltre è molto ben delineato uno degli aspetti cruciali del periodo storico che, per convenzione, viene ormai denominato, per l'appunto, "Il tardoantico": l'avvento e la diffusione del Cristianesimo e il suo rapporto con l'Impero. C'è una cosa di questa edizione che però è inaccettabile: la traduzione. Definirla pessima è un complimento. Vi sono una serie di errori evidenti, di frasi del tutto prive di senso e talvolta proprio non si capisce quale sia il pensiero dell'autore. Ciò è particolarmente evidente nei paragrafi che riguardano il diritto romano e le codificazioni teodosiana e giustinianea. Perciò do cinque all'opera e zero all'edizione...media 2,5.

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    Ernesto

    06/12/2015 15.07.33

    Le fonti storiche utilizzate spesso non sono citate, e quando lo sono non c'è quasi mai la preoccupazione di distinguere tra quelle più rigorose e quelle sfacciatamente apologetiche o inattendibili. Si trovano così citazioni improbabili di imperatori che, anche quando sono attribuite ad uno storico inattendibile, vengono ugualmente utilizzate per fare deduzioni o analizzare fatti storici, il che è decisamente fastidioso. Altre volte l'autore fa dell'ironia poco comprensibile, come quando considera che gli dei furono propizi ad un imperatore (p. 73), e sembra proprio lo dica seriamente. Ancora, ricostruisce il raccontio attraverso le intenzioni, solo presunte, dei personaggi storici; azzarda la loro psicologia senza però dedurla dai fatti, anzi cercando di spiegare lo sviluppo di questi in base alle intenzioni che ha immaginato, o che ha appreso da uno degli storici inattendibili di cui si è detto prima; gli basta solo sia appena appena plausibile e non si preoccupa se la sua intuizione sia poco congrua con gli eventi. In alcuni casi esagera e sembra voler leggere la mente dei personaggi storici: "Teodosio ordinò alcune condanne a morte, con il pensiero sicuro di annullarle prima dell'esecuzione. Ma gli ordini furono eseguiti prima della revoca" (p. 94). Ne esce fuori un racconto basato spesso, troppo spesso, sui "si dice" (si veda pag. 74). L'oggettività storica salta del tutto. In ultimo, quando affronta questioni storiografiche controverse, cita a stento le principali teorie alternative alla sua (ad esempio quelle relative alle cause della caduta dell'impero romano d'Occidente, o alla questione se si sia trattato di invasioni o di migrazioni barbariche), e afferma, senza peritarsi di dimostrarle, le sue interpretazioni, ignorando quasi del tutto, ad esempio, gli studi di strategia militare e sulle finanze dell'impero, che pure hanno la loro importanza. La traduzione è poco attenta alle contraddizioni e al lessico storiografico.

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