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recensione di Revelli, M., L'Indice 1988, n. 3

Il volume ricostruisce la biografia di un "rivoluzionario particolare", autore di una rivoluzione silenziosa nei sistemi di organizzazione del lavoro e nel rapporto tra struttura manageriale e processo lavorativo e, contemporaneamente, di una controrivoluzione assai meno discreta nelle relazioni tra capitale e lavoro. Esso giunge a quasi quarant'anni dalla prima opera biografica, la monumentale celebrazione di Frank B. Copley, "F. W. Taylor, Father of Scientific Management" del 1923, concordata e approvata dallo stesso Taylor: e ne costituisce un indispensabile aggiornamento sia sul piano strettamente informativo (Nelson ha preso visione di una gran massa di materiale inedito di Taylor) sia su quello del giudizio storico (l'opera di Taylor è qui inquadrata nel più generale contesto della seconda rivoluzione industriale).
La vita di questa figura contraddittoria di innovatore reazionario, diviso tra la disincarnata razionalità dell'osservatore scientifico e la paranoica ossessività del profeta, tra la calma affabilità dell'uomo d'affari (un "rentier intraprendente") e la spietata intransigenza del despota, è analizzata con dovizia di particolari nelle sue diverse fasi ("Gli anni della formazione, 1856-89", "Gli anni della rivelazione, 1880-98", "Gli anni del successo, 1898-1901"), fino al momento in cui finisce per identificarsi con la storia della sua "invenzione". Con la vicenda del taylorismo, di cui viene descritto il rapporto con l'industria americana, l'impatto con la sfera tecnica delle relazioni di fabbrica e la contrastata accoglienza nell'ambito politico e sociale ("Taylor e l'opinione pubblica").
Da buon esponente della 'Business history', ottimo conoscitore del mondo manageriale americano (è autore di un importante volume su "Managers and Workers", Nelson inquadra l'opera di Taylor nel più generale contesto della trasformazione organizzativa e tecnologica dell'industria americana, con particolare attenzione alla triplice relazione management-forza lavoro-tecnologia. Un'operazione che appare decisamente riuscita sul primo versante (quello del rapporto tra direzione d'impresa e struttura di fabbrica), producendo il salutare risultato di relativizzare, per molti versi, il ruolo dell'innovazione tayloriana (non opera di un innovatore solitario, ma risultato di una tendenza diffusa nella società americana, espressa dal duplice movimento degli ingegneri innovatori e dei cosiddetti "riformatori" delle relazioni industriali).
Ma che rimane ancora, in qualche modo, incompleta sul secondo (rapporto tecnologia-forza-lavoro), dove ci si sarebbe aspettata una più analitica indagine sulle trasformazioni interne alla composizione operaia e alla soggettività, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione del passaggio da quello originario al "nuovo sistema di fabbrica".