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Sandro Chignola

Editore: Il Mulino
Collana: Studi e ricerche
Anno edizione: 2011
Pagine: 160 p. , Brossura
  • EAN: 9788815233677
  La Restaurazione come "momento" teorico-politico, ovvero punto di transizione fra un tempo in cui vigeva un criterio di legittimazione e uno in cui ne vige uno diverso, anzi opposto. Diciamo pure: rovesciato. La sovranità che non appartiene più al monarca, ma al popolo, non è solo una questione di assegnazione del potere di decisione in ultima istanza; è anche e soprattutto una questione di radicale mutamento nella concezione del tempo. Il passato non è più matrice di senso, tanto meno di giustificazione dell'obbligazione politica, del perché si obbedisce a chi comanda, e perché chi comanda deve essere questo e non quello. Nasce, scrive Chignola, "un mondo mobile, evolutivo, impossibile a trattenersi con gli schemi interpretativi della tradizione". È un mondo nuovo. Non si regge più sulle consuetudini, ma su principi astratti dettati dalla ragione, che sovverte quel che fino ad allora si considerava "la natura". Quel "momento" ha una filosofia politica di eccellenza: si tratta del liberalismo francese della Restaurazione, e Chignola ha il merito di mettere in contatto gli studiosi italiani con una riflessione che ancora accende curiosità. Omodeo, De Caprariis e Matteucci molto si erano soffermati sulle radici del liberalismo di un Tocqueville, ma Chignola indaga nel profondo anche Chateaubriand e Guizot, fornendoci così le precise coordinate ideologiche e argomentative di un liberalismo conservatore che vive e attraversa tutte le sofferenze della grande transizione postrivoluzionaria. Per questo è un pensiero politico duttile, soprattutto per le proposte di ingegneria istituzionale. La Rivoluzione ha portato al riconoscimento dei diritti di libertà, ma ha pure innescato una deriva di senso che nell'immediato parve inarrestabile. Il costituzionalismo d'inizio Ottocento fu una risposta. Danilo Breschi