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Francis Scott Fitzgerald

Curatore: F. Pivano
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: XVIII-384 p.
  • EAN: 9788806174538

Recensioni dei clienti

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    Matìs

    12/09/2013 12.30.45

    Un libro di una sensibilità unica, che vive di situazioni indimenticabili. Questo significa scrivere.

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    Anna

    10/09/2013 10.31.15

    E' uno dei miei libri preferiti. L'inizio magari non è dei più leggeri, ma ne vale la pena. Ci sono dei passi del libro che sono scritti magistralmente. La parte finale è un piccolo gioiello!

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    Elisabetta

    26/03/2013 15.45.34

    Un capolavoro, e forse il mio preferito. Un libro dove le dinamiche psicologiche sono presentate con crudezza, e dove la tensione emotiva è tangibile. Anche se molti lo considerano un "mattone", è una vera e propria pietra nella storia della letteratura angloamericana.

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    Leonardo Banfi

    28/06/2012 08.20.28

    Decisamente brutto. Lento da morire, una scrittura pesante ed una storia veramente brutta e noiosa. I personaggi orrendi. Niente a che vedere con ''I racconti dell'età del Jazz'' e ''Il grande Gatsby''. Un F.S.Fitzgherald veramente deludente.

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    armando

    28/08/2011 15.53.00

    Da leggere. Il solito, grande Fitzgerald. Come altri che mi hanno preceduto in questa rubrica, anche io ho qualche perplessità in merito alla traduzione dall'inglese. La lingua a tratti incespica.

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    storesa

    27/06/2011 10.53.30

    Mi sono avvicinata a questo libro con la speranza di affrontare un capolavoro e invece mi sono ritrovata alle prese con una forma poco scorrevole ed una trama "stanca". Forse la forza del libro sta nel trasmettere al lettore il senso di frustrazione e di "trascinamento" che prova il protagonista (per questo non do un voto più basso). Sicuramente non è un libro banale.

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    Roberto

    10/12/2010 10.15.14

    Come si fa a definire brutto questo libro? Ma dai, non scherziamo. Posso capire che ognuno possa amare o non amare un libro, ma dare addirittura 1/5 dovrebbe essere da denuncia. Questo bellissimo romanzo è uno dei miei preferiti e ci può stare che non arrivi a tutti, ma stroncare con parole come "brutto" un simile capolavoro mi porta a credere che non l'abbiate affatto letto. Un libro meraviglioso, da incontrare assolutamente.

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    stefania

    04/11/2010 19.17.16

    definirei questo libro in qualsiasi modo, ma non certamente "stupendo". era da molto tempo che non facevo una lettura così noiosa, e mi stupisco di tutti i commenti positivi che, francamente, non comprendo. brutto brutto brutto!

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    Giuseppe

    20/09/2010 09.15.38

    Che libro stupendo! Non c'è da dire molto su questo splendido romanzo, se non che si tratta davvero di un grandissimo capolavoro. Non so come mai a qualcuno non sia piaciuto, ma questo romanzo è da leggere assolutamente. La storia raccontata è destinata a restare impressa nel lettore per sempre. Uno dei più bei libri mai letti. Consigliatissimo.

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    Valentina

    05/09/2010 21.56.07

    Devo discostarmi dalla maggioranza, ma non ho apprezzato assolutamente nulla di questo libro. La traduzione ha dimenticato anche le regole della punteggiatura in italiano. La trama non c'è, non si capisce, i personaggi evolvono a scatti, i dialoghi sono oscuri... Ho faticato a finirlo, e all'ultima pagina ho tirato un sospiro di sollievo. Forse se fossi in grado di leggerlo in lingua originale potrei apprezzarlo di più... ma mi resterà il dubbio.

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    cristina

    12/01/2010 17.26.14

    l'ho appena terminato e penso che sia semplicemente il libro più bello che io abbia mai letto. non si possono descrivere a parole le emozioni che questo romanzo dà, in un crescendo che ti porta a provare tenerezza e disperazione per le vite dei protagonisti. è incredibile come susciti la curiosità del lettore più per quello che non dice, che lascia all'immaginazione. concordo con quelli che hanno espresso perplessità sulla qualità della traduzione, ma vale comunque la pena leggerlo

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    Damiano

    24/08/2009 20.46.07

    Il voto pessimo è alla versione italiana di questo romanzo, il cui valore intrinseco ahimé continuerà a essermi ignoto finché non se ne pubblicherà una traduzione decorosa. Qualcuno ha scritto: "Ottima la traduzione della Pivano". Io non sono sicuro che la traduzione sia della Pivano, che appare solo come curatrice, avendo scritto l'introduzione; quel che è certo è che la traduzione è semplicemente insultante, una delle più pedestri mai lette. Due esempi. A pag. 124 un personaggio infastidito da un cane "divenne il recipiente d'una profusione di scuse". Ora, la frase in Italiano non ha senso. Penso che il traduttore abbia incredibilmente tradotto "recipient" con "recipiente", sebbene fin dalla seconda media si impari che "recipient" significa "destinatario". Se il traduttore l'avesse saputo, avrebbe più decentemente reso quella frase con: "divenne il destinatario d'una profusione di scuse", frase di sicuro sensata. Secondo esempio. A pag. 131, "Rosemary fece un'uscita che aveva imparato da giovane e che nessun direttore aveva mai cercato di migliorare". L'errore è meno grave, ma sempre insopportabile. Scommetto che nell'originale c'è la parola "director" e che l'inarrivabile traduttore l'ha resa sbrigativamente con "direttore", invece che con il più corretto "regista", vocabolo ben più congruo, visto che Rosemary è un'attrice di cinema, le cui uscite verrebbero più logicamente corrette da "registi" che da generici "direttori" (di cosa poi? direttori di banca? direttori di albergo? direttori dell'ufficio postale?) È pazzesco dire che questa è una buona traduzione. A me dispiace perché traduzioni così incredibilmente sciatte e penose, di cui ignoro - lo ripeto - l'autore, penalizzano Francis Scott Fitzgerald, che a questo punto potrebbe anche essere il più grande scrittore del Novecento senza che i lettori italiani se ne possano rendere conto, visto che i suoi suoi romanzi sono così massacrati da traduttori senza pudore che, furbescamente, gli editori non citano.

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    gobbonero

    27/06/2009 23.56.29

    senza infamia e senza lode, magari mi aspettavo chissà che cosa. comunque, superata la prima parte, si legge piacevolmente. ma hemingway è un'altro paio di maniche.

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    Diego

    03/06/2008 14.43.40

    Non servono molti aggettivi per "Tender is the night", è semplicemente un romanzo meraviglioso, leggerlo infonde gioia, tenerezza e soprattutto calore, calore umano, quello dei protagonisti che vivono e trasudano dalle pagine di carta, lasciano il loro limbo di personaggi narrativi e prendono vita nella nostra mente, rimanendo impressi forse per sempre, raramente uno scrittore è riuscito in questa impresa, Fitzgerald ci è riuscito e personalmente gliene sono grato. Ottima la traduzione della Pivano, "Tender is the night" è un'opera difficile da rendere in italiano, serviva una grande sensibilità di interprete unita a una profonda conoscenza della nostra lingua, la Pivano ci è riuscita e ha reso un romanzo già grande ancora più grande.

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    Claudio

    19/03/2008 21.12.24

    Dovrebbero proibirlo...è stupefacente.

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    Chiara

    01/12/2007 17.17.40

    Pura poesia. Dall'inizio, alla fine. Leggi e non leggi, dice e non dice, eppure il lettore capisce tutto, nulla è nascosto seppur non scritto e non detto... La storia e' drammatica e tenera allo stesso tempo ma alternata a fasi di un'ironia sconcertante che li' per li' sembrano anche buttate li' per caso, senza senso (dovuto sicuramente anche al fatto che quest'opera, di fatto, è un'incompiuta, e soprattutto sottoposta ad innumerevoli stesure, alcune delle quali non sue) ma che invece continuano a portarti avanti nella lettura, fino ad un finale disarmante e che ti lascia addosso quel tipo di malinconia che non è tristezza, ma gioiosa nostalgia di qualcosa che ti manchera', di un vuoto, ma un vuoto ricchissimo di grandi emozioni, puramente romantiche

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    Lucia

    15/09/2007 15.58.28

    La prima parte è caratterizzata da ampie descrizioni a cui fanno da sfondo i protagonisti e i personaggi di contorno le cui vicende si percepiscono quasi di sfuggita, come se il lettore potesse "vederne" soltanto alcuni frammenti e non riuscisse a focalizzare la trama nella sua continuità. Tutto lo stile fa percepire in maniera inequivocabile il vuoto nella vita dei personaggi che vagano per il mondo vivendo alla giornata in uno sfondo amaro, fatto di banalità, ozio e menzogne. Nelle parti successive il ritmo cambia, la storia prende corpo ma non si viene abbandonati da quel senso di malinconia e di sconfitta, di perdita ineluttabile e di fatalità. Ottima lettura ma non infonde certo buon umore.

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    Ardid79

    11/09/2007 20.17.16

    Di lui avevo letto tanti anni fa il bellissimo “Il grande gasby” e non so perche’ questo romanzo l’avevo snobbato fino ad ora. Invece la struggente storia d’amore tra un medico psichiatra e una ex paziente (che velatamente racconta la vera storia tra l’autore e la moglie Zelda, afflitta da problemi psichiatrici) , che si consuma in lunghissimi viaggi tra la Costa Azzurra, Parigi e Zurigo, mi Ha travolta. Sembrava di sentire il sottofondo di musica jazz, le risate, i lunghi discorsi inconcludenti che ha volte sfociavano in follia. Scritto benissimo, una lunga riflessione sull’amore che ti porta via tutto, anche te stesso.

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    Paolo

    11/07/2007 09.10.36

    Ci sono molti brani del libro che vanno riletti e gustati, qui si vede la capacita' di un vero scrittore di comunicare sensazioni.

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    CiammaiC

    02/05/2007 14.53.59

    L'ho trovato bello. L'inizio non mi ha preso (forse per poca mia attenzione), ma poi, dalla seconda delle tre parti, il romanzo diventa molto coinvolgente. Ritengo che la storia sentimentale dei protagonisti sia il fulcro preponderante del romanzo, anche se ci sono considerazioni di carattere sociale.

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