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John R. Hicks

Traduttore: L. Ditta
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1992
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788815031952

recensione di Messori, M., L'Indice 1993, n. 4

Al di fuori della cerchia degli economisti professionali, Hicks è famoso per aver gettato le basi dell'interpretazione manualistica della "Teoria generale" di Keynes. Nel 1937 egli pubblicò infatti quel modello SI-LL che, negli anni successivi, avrebbe costituito il nucleo della "sintesi neoclassica" e avrebbe avuto per più di mezzo secolo un peso di assoluta preminenza nei programmi dei primi corsi di economia di tutte le università del mondo. Eppure, se la tesi non apparisse troppo eccentrica, si potrebbe affermare che l'articolo del 1937 rappresenta un contributo incidentale rispetto alla linea di ricerca portata avanti da Hicks il cui filo unificante della ricerca hicksiana è costituito dall'analisi dinamica dei processi economici che si susseguono nel tempo ed è, quindi, in netto contrasto con la configurazione di equilibrio in un punto del tempo propria allo schema della "sintesi neoclassica".
Ma cosa si deve intendere per analisi dinamica dei processi economici che si susseguono nel tempo? Come Hicks sottolinea in un importante articolo del 1958 ("Methods of Dynamic Analysis"), si tratta di esaminare ogni singolo processo economico tenendo conto che: 1) il suo svolgersi dipende dalle decisioni e dagli effettivi accadimenti dei processi precedenti, dalle divergenze fra quelle decisioni e quegli eventi, dalle conseguenti decisioni correnti e dalla loro (parziale) realizzazione; 2) il grado di corrispondenza fra decisioni e accadimenti del periodo corrente condiziona in vari modi i processi economici successivi. Hicks sostiene che i punti 1) e 2) stanno a fondamento dell'impostazione sequenziale, che combina l'analisi delle fasi del singolo periodo con l'analisi dei legami fra diversi periodi (o "teoria della continuazione"). Il nucleo della ricerca hicksiana è, pertanto, costituito dal tentativo di elaborare una teoria sequenziale e di risolvere i difficili (e crescenti) problemi che tale teoria pone. Emergono così le radici analitiche di Hicks: più ancora di Keynes, dell'economia politica classica e della teoria di Walras, si tratta della tradizione austriaca e - soprattutto - dei seguaci svedesi di Wicksell.
Per dar conto delle ultime affermazioni, sarebbe necessario ripercorrere il contenuto dei lavori di Hicks a partire, almeno, dal fondamentale libro del 1939, "Valore e capitale". Nelle parti terza e quarta di quel volume, dedicato appunto all'analisi dinamica, l'autore delinea infatti un modello di "equilibrio temporaneo" in grado di indicare i più importanti nodi analitici che lo sviluppo di una teoria sequenziale deve risolvere: il peso dell'incertezza e delle aspettative, la (diversa) durata temporale e l'evoluzione dei singoli processi produttivi, l'organizzazione dei mercati, il ruolo degli stock ("reali" e monetari) nella definizione dei legami fra periodi e il ruolo dei flussi (in primo luogo monetari) per il funzionamento dei singoli periodi.
Nei sessant'anni che intercorrono fra il 1939 e il 1988 (data della morte di Hicks e della pubblicazione, postuma, di "Una teoria di mercato della moneta"), ciascuno dei più importanti contributi del nostro autore è volto ad esaminare dettagliatamente e a risolvere questi nodi. Per esempio: in "Capitale e tempo" (1973), Hicks elabora una teoria "neoaustriaca" per dar conto della diversa durata temporale e dell'evoluzione dei processi produttivi; in "Capitale e sviluppo" (1965) e in "La crisi dell'economia keynesiana" (1974), egli sostiene che, diversamente dai mercati finanziari, l'organizzazione dei mercati dei beni implica che i prezzi siano in genere fissati dai produttori o dagli acquirenti e che, quindi, non si aggiustino automaticamente rispetto a variazioni nella domanda o nell'offerta; in "Le due triadi" (1967) e in "The foundations of monetary theory" (1982), Hicks sottolinea il ruolo cruciale delle scorte monetarie a fini precauzionali per affrontare l'incertezza rispetto al futuro e per sfruttare in modo flessibile nuove opportunità; ancora nell'ultima parte di "The foundations of monetary theory", egli sottolinea l'importanza dell'offerta di nuovi flussi monetari da parte del sistema bancario nell'ambito di ogni periodo.
E sintomatico che, oltre ad essere l'ultimo libro scritto da Hicks, "Una teoria di mercato della moneta" rappresenti anche il primo e sistematico tentativo di far confluire in uno schema analitico unitario larga parte dei risultati ottenuti nei lavori sopra citati. Come pone in evidenza S. Zamagni nella presentazione all'edizione italiana del libro in esame, Hicks collega infatti la teoria monetaria, che rappresenta il tema centrale dello scritto e che si incardina sul ruolo istituzionale ed economico svolto dal sistema bancario, alla teoria dell'organizzazione e del funzionamento dei mercati; Hicks si sforza, inoltre, di collegare la teoria monetaria alla sua concezione neoaustriaca del processo produttivo, qui utilizzata per esaminare gli investimenti innovativi. Così la parte prima di "Una teoria di mercato della moneta" (capitoli I-IV) è dedicata all'analisi del funzionamento dei mercati; la parte seconda (capitoli V-X) e i capitoli XI-XII affrontano i problemi monetari e finanziari anche mediante l'esplicito riferimento ai risultati raggiunti nella prima parte; il capitolo XIII fa ricorso alla precedente elaborazione monetaria per criticare e ridefinire la concezione keynesiana degli investimenti e per sottolineare i legami fra moneta, innovazione e produzione.
Poiché ritengo che l'analisi sequenziale hicksiana rappresenti uno degli apporti più significativi alla teoria economica del Novecento, penso anche che il carattere di sintesi di "Una teoria di mercato della moneta" sia, già di per sé, sufficiente a rendere il libro un "classico" della storia dell'analisi economica.
Eppure, considerare il libro in esame soltanto come un "classico" sarebbe riduttivo. "Una teoria di mercato della moneta" si integra perfettamente nell'attuale dibattito e apre nuove prospettive di ricerca. Ciò grazie soprattutto al fatto che la combinazione dei precedenti risultati hicksiani consente di reinterpretare vecchi ma importanti e insoluti problemi analitici e di prospettarne soluzioni coerenti con alcune delle attuali impostazioni teoriche "di frontiera".
Per giustificare quest'ultima affermazione, mi limiterò a un solo esempio in materia monetaria. Nella seconda metà degli anni trenta si sviluppò un aspro dibattito fra Keynes, fautore della teoria della preferenza per la liquidità, e alcuni economisti più ortodossi (Robertson, Ohlin) fautori della teoria dei "fondi mutuabili". Senza entrare ora nel merito di tali impostazioni, basti sottolineare che ambedue presentano limiti: la teoria della preferenza per la liquidità perviene alla determinazione di un tasso monetario dell'interesse e dell'equilibrio fra stock monetari, ma non esamina n‚ la creazione bancaria di nuovi mezzi di pagamento n‚ l'equilibrio fra flussi monetari; la teoria dei fondi mutuabili si basa sull'analisi dei flussi monetari ed incorpora il credito bancario, ma sfocia nella definizione tradizionale - e variamente criticabile - di tasso dell'interesse naturale.
Il dibattito fra queste impostazioni monetarie si è protratto fino ad anni recenti, ma non ha portato n‚ al prevalere di una delle due teorie n‚ a un'efficace sintesi. Mi sembra che ciò abbia condizionato in larga misura, ed in modo negativo, gli sviluppi di teoria monetaria in quanto ha ostacolato la possibile coesistenza fra determinazione monetaria dei tassi dell'interesse ed analisi del credito bancario e degli altri flussi monetari. Hicks tentò di operare una sintesi fra "preferenza per la liquidità" e "fondi mutuabili" già alla fine degli anni trenta (cfr. in particolare "Valore e capitale"). Si trattava, però, di un tentativo analiticamente debole. In "Una teoria di mercato della moneta" Hicks prende le distanze da questo suo stesso precedente tentativo e propone una nuova sintesi nell'ambito di un processo sequenziale.
Non mi sembra utile n‚ specificare la proposta hicksiana, n‚ farne emergere gli aspetti problematici che pure permangono. Mi preme viceversa sottolineare che tale proposta mira ad elaborare una teoria monetaria di stock e flussi, in cui possono trovare spazio sia tassi monetari dell'interesse che un'offerta endogena di mezzi creditizi. Questa prospettiva di ricerca si armonizza con recenti e interessanti modelli di teoria monetaria che riservano un ruolo cruciale alle banche ed ai limiti di quantità nell'offerta di credito (razionamento del credito).
Se ne può concludere che "Una teoria di mercato della moneta" (cfr., in particolare, il cap. IX, ma anche un breve articolo dello stesso anno, intitolato "LF and LP"), pur non aspirando a racchiudere tutti i contributi di Hicks nel campo dell'economia, può essere assunto come il suo testamento teorico. Ed essendo il testamento di uno dei più grandi economisti del Novecento, non è sorprendente che tale libro possa essere letto sia come un "classico" della storia del pensiero economico che come un contributo per nuovi sviluppi analitici.