Teorie del tutto. La ricerca della spiegazione ultima

John D. Barrow

Traduttore: T. Cannillo
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 1992
In commercio dal: 5 luglio 1996
Pagine: 404 p.
  • EAN: 9788845909184
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    ottavio pergolizzi

    09/12/2009 09:54:35

    Io da modesto ed umile dilettante,sono convinto che se si vuole arrivare a concepire la teoria del tutto,occorre innanzitutto spazzare via l'elettrone,il fotone e quindi riportare a tre le sole forze che interagiscono con la materia, dopodiche, riprendere in considerazione quanto il grande Aristotele sosteneva,cioè,che la materia è divisibile all'infinito.Fatto ciò vedrete che qualcuno potrà realizzare un modello strutturale in grado di spiegare i vari fenomeni che riconducono alla cosidetta elettricità. Ottavio Pergolizzi.

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    Mauro Lanari (un grazie a Fabio)

    24/02/2009 16:53:35

    Istituito nel 1972, il Premio Templeton è considerato il Nobel per le tematiche di carattere teologico. Attualmente viene chiamato “Prize for Progress Toward Research or Discoveries about Spiritual Realities” (premio per il progresso nella ricerca o scoperte sulle realtà spirituali) e si assegna ogni anno alla personalità meglio distintasi grazie al proprio contributo in ambito religioso. Nel 2006 lo ha vinto il matematico e cosmologo John David Barrow per “i suoi scritti sulla relazione tra la vita e l'universo, e sulla natura della consapevolezza umana [che] ha prodotto nuove prospettive sulle questioni centrali riguardo la scienza e la religione". Nel libro del ’91 “Theories of Everything” (ToE, in italiano “Teorie del Tutto”, TdT), Barrow fornisce un breve saggio e assaggio di tale encomiabile tentativo d’approccio scientifico ai problemi teologici. Da pag. 60 a 69 affronta la tematica forse più complessa, la cosiddetta ”analogia entis”, e lo fa usando l’armamentario della teoria degli insiemi. A tanto impegno e ingegno corrisponde un risultato deprimente: l’”analogia entis” è un argomento con una tradizione immensa, che parte dalla logica platonica e aristotelica, acquista un lessico latino con Boezio, si sviluppa durante la Scolastica, perviene a una precisa definizione col Concilio Lateranense IV del 1215 (tra la forma divina e la realtà naturale regna, nell’identità e univocità, una differenza ed equivocità tali per cui “maior dissimilitudo in tanta similitudine”, cf. DS 806), e nel ‘900 sfocia in un acceso dibattito fra cattolici e protestanti come Przywara e Barth. Ben venga dunque l’utilizzo dell’insiemistica: però, almeno, con le competenze che appartengono già a un alunno italiano della seconda elementare. Invece Barrow esamina sì la casistica combinatoria tramite i diagrammi d’Eulero-Venn, ma tralasciando quelli più significativi per la rappresentazione dell'"analogia entis": ne propone solo cinque e sconcerta con l’omissis d’altri fondamentali (quali l’intersezione, la tangenza e la disgiunzione).

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    «Come, quando e perché l’universo ha avuto origine? Questi interrogativi di carattere fondamentale sono stati fuori moda per secoli: gli scienziati ne diffidavano, teologi e filosofi se ne erano stancati. Poi, d’improvviso, gli scienziati hanno cominciato a porseli con la massima serietà, e i teologi si sono trovati, scavalcati, a dover tenere dietro alle teorizzazioni matematiche della nuova generazione di scienziati... Oggi i fisici credono di essersi imbattuti in una chiave capace di guidarci al segreto matematico che sta al cuore dell’universo: una scoperta che punta verso una “teoria del tutto”, una sorta di quadro onnicomprensivo di tutte le leggi di natura dal quale deve derivare, in modo logicamente ineccepibile, l’inevitabilità di tutto ciò che ci circonda. Una volta in possesso di questa stele di Rosetta cosmica, potremmo leggere il libro della natura in tutta la sua estensione temporale, e intendere ogni cosa che sia stata, che è e che sarà. Di questa possibilità si è sempre fantasticato senza mai avere alcuna certezza: ma l’ottimismo attuale non sarà ingiustificato?». Tali sono le domande e il tessuto tematico che incontriamo in questo libro, quasi come prosecuzione di quel lungo percorso che, nel Mondo dentro il mondo, ci aveva permesso di circumnavigare la questione della natura delle leggi di natura. Le risposte di Barrow, che si appellano anche alla teoria del principio antropico, da lui sviluppata insieme a Tipler, non incoraggiano una certa scomposta euforia, di cui si avvertono qua e là i segni anche nelle opere di scienziati rigorosi, ma vogliono metterci di fronte a un fatto fondamentale: la scienza ha già dimostrato di riuscire a produrre una enorme compressione di una enorme quantità di fatti naturali usando un numero sempre più ridotto di princìpi. Se la natura fosse del tutto casuale, questa compressione non sarebbe possibile in alcun modo: allora «la scienza si ridurrebbe a una sorta di francobolli senza criteri, all’accumulo indiscriminato di ogni fatto accessibile».

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scheda di Magni, A., L'Indice 1993, n. 3

"Teorie del Tutto" (TdT), ovvero la ricerca di una formulazione fisica definitiva dell'intera successione di eventi che è il nostro universo. L'autore usa giustamente il plurale "teorie": ciò sta a indicare come, a un'ipotetica spiegazione ultima della realtà, contribuiranno non solo i fisici impegnati nei campi più avanzati, ma anche ricercatori provenienti da altre discipline, non necessariamente collegate alla fisica. Come immagine finale, comunque, è da intendersi per TdT un'unificazione di tutte le leggi della fisica e della natura in un unico, grande enunciato, che metta ordine nell'attuale caos che regna nelle discipline fisiche: un'unificazione che comprenda gravitazione, interazioni forti ed elettrodeboli: il Graal perseguito da Einstein per anni. Già fin dall'inizio viene delineato con chiarezza il piano dell'opera. Contrariamente a quanto si pensa, sia nel caso dell'elaborazione di una nuova teoria scientifica, sia nel caso più specifico dell'elaborazione della TdT, non si tratta semplicemente di arrivare a una risposta interagendo, modificando o estendendo la nostra conoscenza delle leggi della natura: questo è un ingrediente essenziale, ma non il solo. Secondo l'autore si danno otto "ingredienti" essenziali: 1) le leggi di natura; 2) le condizioni iniziali; 3) l'identità di forze e particelle; 4) le costanti di natura; 5) le simmetrie infrante; 6) i principi organizzativi; 7) gli errori di selezione; 8) le categorie di pensiero. (Vogliamo sperare che si sia arrivati a otto ingredienti spontaneamente, senza aggiungerne o toglierne alcuno, e non per fare un'eco alla cosiddetta "Via dell'Ottetto" richiamata da Gell-Mann). Questi otto pilastri della ricerca scientifica vengono introdotti fin dal primo capitolo, e costituiscono il tema degli otto capitoli restanti: il libro è quindi strutturato con ammirevole chiarezza. Senza voler entrare nei dettagli dei capitoli, ciascuno dei quali gode di notevole autonomia, va detto che in generale l'autore riesce ad essere estremamente chiaro pur evitando costantemente di scendere in dettagli tecnici. Si diffonde molto di più in confronti con differenti posizioni filosofico-scientifiche, o ad esempio in richiami all'insiemistica ovvero alla teoria dell'informazione, di quanto non indulga sulla teoria delle stringhe, o sulla cromodinamica quantistica. Ciò può apparire strano, visto che si tratta di rispettabili pretendenti al ruolo di mattone fondamentale per una TdT, ma, da un lato la teoria delle stringhe è attualmente un po' in ribasso, dall'altro è opinione dell'autore, bene espressa nel settimo capitolo, come "... un riduzionismo ingenuo, che tentasse di ridurre ogni cosa ai suoi costituenti minimi, sia fuori luogo". Enormi quantità di denaro sono state investite nel campo della fisica delle altissime energie, ma a quanto pare c'è chi sta iniziando a chiedersi se una risposta, sotto forma di teoria unitaria, coerente e consistente, sia possibile solo con l'aiuto di altre branche della scienza: una teoria di base che provenga dai grandi acceleratori, intrecciata a una teoria che dia ragione della complessità, interdipendenza e auto-organizzazione del mondo che ci circonda: contrariamente a quanto si pensa, le vere complicazioni in campo scientifico sorgono spesso a metà strada fra le altissime e le bassissime temperature, fra le altissime e le bassissime energie: ovvero nella zona in cui viviamo.