Traduttore: A. D'Elia
Editore: 66th and 2nd
Collana: Bookclub
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 25 agosto 2016
Pagine: 540 p., Brossura
  • EAN: 9788898970292
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Descrizione
Per la traduzione di Terminus Radioso Anna D’Elia ha vinto il Premio Von Rezzori 2017, attribuito dalla giuria composta da Bruno Ventavoli, Ilide Carmignani e Susanna Basso


«Un libro stupefacente, complesso, denso, che unisce l’iconografia sovietica alle leggende sciamaniche e alla science fiction». - Libération

«Ma realtà e sogno nel libro sono equipollenti. È l'abilità dell'autore a permettere di addentrarsi in Terminus radioso come in un romanzo avventuroso e avvincente, mai opaco. Infatti, benché l'atmosfera sia onirica, riesce a renderla empirica».Cinzia Fiori, La Lettura

«Terminus radioso fa del lettore una specie di Empedocle che sporgendosi oltre la bocca del cratere contempla il magma iridescente della narrazione fino a quando - ed è proprio ciò che deve avvenire - non finisce per sprofondare al suo interno.» - Giorgio Vasta, Venerdì di Repubblica

Steppa sconfinata. Bianco nitore d'inverno. E d'estate le erbe, mutanti, che ondeggiano accarezzate dal vento. Un mondo contaminato, reso invivibile dalle esplosioni di reattori nucleari impazziti, orgoglio di una Seconda Unione Sovietica sull'orlo dell'abisso. Unica eccezione a questo vuoto dominato dalla natura è Terminus radioso, un kolchoz dove la vita continua a scorrere intorno a una pila atomica sprofondata nel terreno. Laggiù Nonna Udgul, a cui le radiazioni hanno regalato una sorta di immortalità, gestisce le operazioni di smaltimento dei rifiuti radioattivi, e Soloviei, il presidente, guida con i suoi poteri sovrannaturali i pochi superstiti in un'atmosfera di sogno che ha i contorni dell'incubo. E poi passano i secoli, i superstiti si disperdono, il viaggio del treno che correva lungo i binari alla ricerca di un campo di lavoro si è concluso chissà quanti anni prima. Finché un giorno migliaia di corvi si alzano in volo. E poi tutto continua, ancora, nella realtà parallela del Bardo, dentro una trappola di Soloviei, in una fine infinita, ma che importa. In questo universo - singolare, visionario, violento - tempo e spazio sono dimensioni liquide dove vivi, morti e simil tali vagano in un immenso, eterno futuro. Un universo allucinato, percorso dall'umorismo del disastro. L'universo di Antoine Volodine.

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    Marco C.

    22/09/2018 16:23:31

    L'ho vissuto, sentito nella carne. Ho sentito le radiazioni travolgermi, aprirmi la mente e trasportarmi nel mondo tanto inquietante quanto affascinante costruito da Volodine. Tra onirico, fantastico e reale: la terra di "Terminus Radioso" è un simil-bar-do popolato da post-vivi/post-morti nomadi che vagano in questa taiga priva di confini (parola senza senso in questo caso) geografici, temporali, vitali. Più che chiedersi chi siano i vivi e chi i morti, viene da chiedersi se in un contesto simile abbia senso parlare di vita e/o di morte. Forse vado controcorrente, ma "Terminus Radioso" non credo sia un romanzo "difficile": certo, richiede attenzione, disorienta (belle le riflessioni sull'Io che suscitano alcuni passaggi), ma una volta dentro riesce a farsi leggere tutto d'un fiato e la voglia di scoprire, di "capire" (o almeno provarci), di approfondire la logica folle che governa questo "post-mondo" aumenta sempre di più.

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È tornata la fantascienza? Sembra di sì, anche quella che mira a più alti livelli di qualità e attenzione, dal new weird esploso con la trilogia dell’Area X di VanderMeer (Stile Libero Einaudi) al “post-esotismo” di Volodine, un nuovo tipo di immaginario totale (totalitario) che ingloba le dimensioni realistica, onirica, fantastica e politica e che trova nella distopia di Terminus radioso una realizzazione affascinante. Dopo il crollo della Seconda Unione Sovietica, sconfitta dai barbari dalla testa di cane fanatici e sanguinari crociati dello sfruttamento, tre valorosi combattenti decidono di fuggire nelle zone contaminate dalle radiazioni delle centrali nucleari implose e impazzite, nella steppa brulicante di erbe mutanti dai nomi evocativi: vulpiane sterili, settentrine, gran mugghianti, erbegianni comuniste... Contemporaneamente un treno di soldati e prigionieri procede stancamente alla ricerca di un campo di lavoro, ossimorico ultimo rifugio concentrazionario di libertà dagli orrori esterni. Uno dei tre, Kronauer (un caso che sia un eteronimo dell’autore?), soldato dalla salda morale proletaria in cerca di aiuto attraversa la spaventosa taiga e giunge al

kolchoz Terminus radioso. Il cui presidente è uno sciamano discendente dai maghi bolscevichi e tornato alla vecchia cultura e alle pratiche asiatiche della magia nera. Ha raggiunto una quasi immortalità grazie alle radiazioni, padre/marito incestuoso di tre figlie/mogli domina penetrando nei sogni altrui, zombi, non-vivi-non-morti o quasi-vivi-quasi-morti, manipolandoli e punendoli capricciosamente con tormenti di centinaia o migliaia di anni. Le varie storie si incontrano e degradano ineluttabilmente verso l’estinzione della civiltà, dell’umanità, della vita forse. Il lettore non può che lasciarsi trascinare dall’eleganza della scrittura e dall’immaginazione magmatica di un indistinto “noi” narrante in un flusso di in-coscienza, onirico e ipnotico, dentro universi paralleli di magia/orrore e sogni/incubi.

Recensione di Fernando Rotondo