Le terre del Sacramento - Francesco Jovine - copertina

Le terre del Sacramento

Francesco Jovine

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Curatore: F. D'Episcopo
Editore: Donzelli
Collana: Fiabe e storie
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 27 giugno 2011
Pagine: 257 p., Rilegato
  • EAN: 9788860366443
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Le terre del Sacramento

Francesco Jovine

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Le terre del Sacramento sono quelle di un feudo incolto della Chiesa, confiscate dal novello Stato dopo l'Unità, e rocambolescamente approdate in mano alla "Capra del Diavolo", un possidente velleitario e impenitente giocatore. Ma i protagonisti del romanzo sono Luca Marano - "un ragazzo di vent'anni, agile e aitante, di chioma nera e di fresco incarnato" -, che si mette alla testa dei braccianti per rivendicare dapprima col lavoro e poi con l'occupazione il possesso di quelle terre, e Laura, la scaltra moglie del proprietario, che prima promette ai contadini un contratto di enfiteusi e poi li abbandona alla violenza degli squadristi. Luca morirà proprio su quei campi maledetti, ma il suo coraggio e il suo esempio lasciano intravedere una possibilità di riscatto. Apparso postumo nel 1950 e subito insignito del Premio Viareggio, "Le terre del Sacramento" riscosse unanime consenso di critica e di pubblico. Come in "Signora Ava", l'altro grande romanzo di Jovine, pubblicato nel 1942, la scena è il Mezzogiorno, con i suoi notabili accidiosi e inquieti, i cafoni miseri e sfruttati, e i preti divisi tra il privilegio e la paura. Ma questa volta il tempo non è più quello lirico-fiabesco di "gnora Ava"; la miseria e le lotte per la terra non sono più quelle ataviche e immutabili d'impronta verista: le ultime pagine di Jovine trasudano lacrime e sangue, quelle del primo dopoguerra, segnato dall'avvento del fascismo e dai manganelli delle camicie nere.
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    sandro landonio

    18/11/2014 01:07:47

    Non mi é sembrato un libro particolarmente interessante. Si risveglia nelle ultime trenta pagine, con un estremo finale prefico che mi é piaciuto molto, ma il resto della vicenda scorre lento con una miriade di personaggi che, pur ben rappresentando i diversi aspetti della società di provincia del Meridione, creano qualche problema d'orientamento al lettore. Sicuramente é un bell' affresco dell'origine dei problemi del nostro Sud, ma spesso Jovine non riesce a superare la mera rappresentazione verista ovvero di messaggi più universali ne vengono trasmessi pochi ed anche quei pochi sono concentrati all'ultimo.

  Non è un caso, e neanche un mistero: che l'opera di Francesco Jovine sia stata pressoché ignorata, per tutta la seconda metà del Novecento, è frutto di un enorme equivoco dell'università e della cultura, cosiddetta, di sinistra. Una svista colpevole perché la vicenda esistenziale e letteraria di Jovine, considerato il più importante scrittore molisano, si sarebbe prestata a una giusta e specifica rivalutazione storica e postuma, come è accaduto ad esempio per Fenoglio. Nato nel 1902 in un paesino vicino a Campobasso, Guardalfiera, dove ha trascorso l'infanzia a contatto con il mondo contadino, Jovine si trasferì a ventitré anni a Roma dove si laureò e divenne assistente del pedagogista Giuseppe Lombardo Radice, avvicinandosi agli studi sul Mezzogiorno. Tornato in Molise come inviato giornalistico, scrisse quello che è considerato il suo capolavoro, Signora Ava, un romanzo sul Risorgimento visto dal Sud e sul brigantaggio, e nel 1943 aderì alla Resistenza al fianco dei militanti del Partito d'Azione e di quello comunista. Il suo dopoguerra fu breve: scrisse alcune opere teatrali e narrative e morì nel 1950, a soli quarantotto anni. Lo stesso anno uscì postumo il suo secondo libro importante, Le terre del sacramento, un romanzo sulle lotte per la terra nel Meridione e sull'avvento del fascismo, subito insignito del Premio Viareggio. Dopo la pubblicazione di un'altra opera postuma negli anni ottanta, l'importanza di Jovine è stata, a dir poco, sottovalutata, come si sono diradate le ristampe delle sue maggiori opere. Le "terre del Sacramento", che danno il titolo a questa vera e propria epopea contadina, sono quelle appartenute alla chiesa e contese da una famiglia locale della città di Calena, i Cannavale, il cui erede Enrico è soprannominato la "Capra del diavolo" per il suo comportamento libertino e per il suo atteggiamento anticlericale: questi terreni non coltivati da tempo, oltre a essere gravati da pesanti ipoteche, sono "dannati" dalla superstizione dei contadini di Morutri, il paese confinante con il feudo, che vedono nella cappella abbandonata del Sacramento, colpita periodicamente da fulmini, il concretizzarsi delle loro paure. La situazione evolve con il matrimonio di Enrico Cannavale con Laura De Martiis, la figlia caduta in disgrazia dell'ex presidente di corte d'appello di Napoli, la quale, diventando la padrona di casa, si adopera per salvare il patrimonio del marito, tra cui anche le terre della discordia. Il recupero del Sacramento passa attraverso i prestiti dalle banche private e dal Credito meridionale, ma soprattutto è necessaria l'alleanza con i contadini di Morutri con la promessa dei proventi futuri e delle concessioni di parte dei terreni. È qui che entra in scena Luca Marano, figlio di una delle famiglie Morutri, studente in legge a Napoli che appoggia il piano della De Martiis e diventa, di fatto, la guida dei contadini schiacciati dalla povertà e dalla fame. Non è rilevante svelare l'evoluzione della vicenda, per alcuni versi complessa e intricata, per altri chiarissima grazie anche al modo di raccontare di Jovine lineare e realista, ma è importante sottolineare che Le terre del Sacramento è un romanzo in cui compaiono tutti gli elementi della "questione meridionale" nata sotto il fascismo. Soprattutto, il libro è il racconto dell'avvento del fascismo visto dalla provincia (un racconto fatto mediante una geniale nevicata che sembra bloccare il tempo e annunciare il clima di terrore e morte futuro). Al centro della geografia disegnata da Jovine vi è una provincia del Sud, rappresentata dalla città immaginaria di Calena, dove si muovono vari attori sociali tipici, come il signorotto aristocratico locale, Enrico Cannavale, la borghese ambiziosa della città, Laura De Martiis, e il proletario Luca Marano che ha fatto della cultura e dell'istruzione la sua arma politica. Le pagine più belle sono proprio quelle della formazione e della presa di coscienza del giovane, oppure quelle della rivolta dei contadini a un sistema ingiusto da secoli descritto da un prete-educatore, che ricorda il Fra Cristoforo manzoniano: "Sono venti secoli che in nome di Cristo si fa di tutto per ritardare l'avvento della giustizia sulla terra. Si impedisce che la forza interna della società abbia il suo sviluppo. Si mettono i poveri contro i poveri, gli sciagurati contro gli sciagurati. Si adopera il terrore lontano dell'inferno e si fa l'inferno sulla terra". Ed è così che Luca Marano riesce a convincere i suoi compaesani che è giusto lottare e ribellarsi all'autorità. "Siete stati sempre ingannati, (…) vi hanno fatto paura con il diavolo e con la disgrazia; ma io vi dico che il Signore non può prendersela con quelli che vogliono lavorare la terra e farla fruttare". Grazie a Donzelli, un editore che ha una vocazione in sostanza storica e che dopo Signora Ava ha ripubblicato questo romanzo per il suo valore di documento notevole sull'avvento del fascismo, è giusto e quasi doveroso oggi scoprire e riscoprire uno scrittore meridionale notevole e totalmente ignorato in questi ultimi sessant'anni. Nicola Villa
  • Francesco Jovine Cover

    (Guardialfiera, Campobasso, 1902 - Roma 1950) narratore italiano. Ispirò alla nativa regione molisana le sue opere più significative: dal romanzo Signora Ava (1942) alla raccolta di racconti L’impero in provincia (1945), all’altro romanzo Le terre del Sacramento (1950, premio Viareggio), sorta di epopea del lavoro contadino e commossa celebrazione della propria terra. I temi tradizionali del feudo che va in rovina e del conflitto tra padroni e contadini vengono rappresentati, all’avvento del fascismo, con una forte carica polemica e uno stile asciutto che intreccia il rilievo di caratteri balzachiani alla coralità della struttura. Narratore di tradizione essenzialmente veristica, J. accolse nelle sue opere le istanze dell’antifascismo e delle lotte sociali del dopoguerra, senza tuttavia rinunciare... Approfondisci
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