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Terrorista - John Updike - copertina

Terrorista

John Updike

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Traduttore: S. Piraccini
Editore: Guanda
Anno edizione: 2007
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788860880239
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Gaia la libraia

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Ahmad Mulloy è un ragazzo diciottenne che vive a New Perspect, nel New Jersey. Sua madre è americana di origine irlandese e suo padre, sparito ormai da molti anni, era invece egiziano. Ahmad cresce praticamente da solo, in una società di cui riconosce ogni giorno di più i limiti e la superficialità. È un ragazzo serio e intelligente, ma si trova sempre più isolato nel mondo in cui deve crescere, incapace di entrare in contatto con i suoi coetanei, ragazzi e ragazze alienati, preda di false immagini di felicità, privi di qualsiasi valore guida. E nemmeno i professori riescono a convincerlo: Ahmad si sente respinto e comincia a giudicare, impietoso, un mondo di cui avverte il declino inesorabile. Ecco perché si avvicina, con la sua serietà e la sua fiducia, al Corano e all'imam della sua cittadina, lasciandosi convincere a lasciare gli studi per diventare un autista di camion. Ed è su un grande camion che il giovane Ahmad, lentamente plagiato dal religioso cui si è affidato, concepisce il progetto che deve porre fine ai suoi giorni: far saltare in aria il Lincoln Tunnel di New York.
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    roberto

    02/01/2021 11:20:34

    Una scrittura estremamente realistica e precisa che funziona benissimo per una storia che fa riflettere e consente un'immedesimazione molto profonda.

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    Bruno di Geronimo

    22/09/2013 11:49:51

    La scrittura è eccezionalmente equilibrata tra letteratura e cronaca, romanzo e saggio, sotto l'egida rigorosa dell'ebraismo, inteso come filosofia di vita e punto di vista sociologico. I dettagli quasi maniacali che Updike illumina formano un lessico denso e significante, nella pittura di un quadro quanto mai realistico. E' il principio di realtà che infatti guida il romanzo. Ma la visione di Updike a mio avviso è troppo pessimistica, priva di speranza, come quella degli Ebrei che hanno perso la fede. E un Ebreo ateo è un ossimoro impossibile.

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    HULK

    23/05/2007 12:10:31

    Questo autore da 50 anni racconta gli USA, con ironia, dramma, la saga di coniglio etc. Libro coraggioso, ma credo abbia ragione , la banalità del male. Questo è quanto al solito colpisce il sottoscritto. Chi commette le atrocità più efferate è l'uomo 'Normale'. 'Mi limitavo alla conabilità' giustificazione di una rotella del genocidio nazista. Ma il male essendo banale, si tente a sottovalutarlo, oppure ad utilizzare la paura come mezzo per arrivare e gestire il potere. Alla paranoia del protagonista, un diciottenne plagiato,da un grottesco iman, fa da contraltare l'addetto alla sicurezza, cristiano rinato, anch'esso paranoico. Tra i due ,le persone che tirano avanti, lavorano male, ma che non concepiscono l'odio, il disprezzo per se stessi, come ragione di vita

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    PROT

    23/05/2007 11:08:38

    dire che è un libro scritto male è ingiusto... in effetti ci sono alcuni paragrafi che sono abbastanza prolissi... comunque per essere il primo libro di updike che leggo, devo dire che mi è piaciuto... ne leggerò altri sicuramente

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    ant

    14/03/2007 21:51:56

    C'è nel libro, il tentativo di coinvolgere nella vicenda ,tutt'è tre le grandi religioni monoteistiche del mondo(cristianesimo, ebraismo, islam). Ahmad(il protagonista) si allontana sempre di più da quella che è la vita di tutti i giorni, per assumere un comportamento distaccato da tutto e tutti,e che lo porterà ad un passo dal fare una grande sciocchezza. Spero che serva almeno da monito per chi s'incammina in certi percorsi.......

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    Sarah

    10/03/2007 08:37:25

    un libro "interessante" ma assai poco coinvolgente.mi aspettavo qualcosa di diverso, forse, ma non mi ha preso, ho fatto un po'fatica a finirlo.

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    Libetta

    23/02/2007 00:43:56

    Nel ricordare la possibilità che i terroristi eventuali siano persone con le quali abbiamo quotidianamente a che fare, nel libro non soltanto l'addestramento, la manipolazione e la decisione di agire vengono addomesticati e resi familiari dall'aver prima conosciuto il protagonista nelle vesti normali di bravo ragazzo ma anche ridicolizzati nella semplicità della loro risoluzione, una sorta di presa in giro per l'eccessiva preoccupazione che accompagna il quotidiano degli americani delle grandi città, caricaturale anche per mano delle coincidenze francamente favolistiche che coinvolgono i personaggi. Quel terrore è ignoto e preferiamo rimanga tale, spostarlo tanto vicino e renderlo così plausibile fa pensare a dell'opportunismo da parte dell'autore in quella sorta di competizione ad assicurarsi un posto tra gli oracoli dell'orrore dall'undici settembre in poi, nelle letteratura come nelle arti visive.

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    luigi

    13/02/2007 08:48:03

    questo libro è scritto malissimo,sarà colpa della traduzione ma certi passaggi non si capiscono proprio.In ogni caso l'ho trovato inutilmente prolisso in parecchi punti,pesante. Peccato,perchè l'idea alla base è originale,buona,ma scritta cosi diventa un mattone come pochi.

Vedi tutte le 8 recensioni cliente
  • John Updike Cover

    Scrittore statunitense. Entrato appena ventenne nella redazione del «New Yorker», vi pubblicò poesie (raccolte poi in Pali del telefono, The telephone poles, 1963) e racconti (La stessa porta, The same door, 1959) che della rivista newyorchese hanno la cifra stilistica: il nitido funambolismo verbale, i toni dell’ironia e della nostalgia. Il romanzo breve Festa all’ospizio (The poorhouse fair, 1959) e i felicissimi racconti di Le piume del piccione (Pigeon feathers, 1962) rivelano gli sviluppi di una scrittura personale, delicata e nervosa, tesa a rappresentare le lacerazioni del quotidiano, le epifanie dello sguardo infantile, le trasparenze della memoria. Frattanto, in Corri Coniglio (Rabbit run, 1960 - tradotto da Bruno Oddera per Mondadori nel 1961), il suo... Approfondisci
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