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François Mauriac

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
Pagine: 139 p. , Brossura
  • EAN: 9788845923876

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    alida airaghi

    20/02/2017 11.12.19

    A Thérèse Desqueyroux, figura di donna ambigua e umanissima, François Mauriac dedicò non solo l’opera omonima del 1927, ma anche un secondo romanzo nel 1935, e due novelle successive, ossessionato dalla storia esistenziale e giuridica di lei, ispirata a un reale fatto di cronaca. Cattolicissimo fustigatore dei costumi corrotti della provincia francese, nascosti sotto un perbenismo di facciata, l’autore sembra parteggiare per la protagonista, rea confessa e mai pentita di un tentato uxoricidio. La sua antipatia è tutta indirizzata al marito di lei Bernard, latifondista ottuso e volgare, interessato solo alla rendita fondiaria, alla caccia, al cibo e alla propria cagionevole salute. Un uomo che appartiene «alla razza dei ciechi, all’implacabile razza dei semplici». L’ambiente in cui si colloca la vicenda appare da subito grigio e soffocante, immobile nella sua crudele indifferenza. Su questo sfondo opprimente si muove Thérèse, gelida creatura chiusa nel suo rancore di perpetuamente incompresa, costretta dal padre e dalla società a ingabbiarsi in un matrimonio da subito avvertito come una prigione, accerchiata dall’intera famiglia del marito, dalla servitù, dal paese bigotto e ignorante. Thérèse non sopporta Bernard, i suoi maldestri approcci sessuali, il suo russare, la sua conversazione poco brillante: rimane estranea anche alla nascita della loro unica bambina. A questo punto, il tentato avvelenamento del marito risulta l’unica via praticabile per uscire dalla sua prigione esistenziale: scoperta e processata, viene salvata dal carcere grazie alla testimonianza dello stesso Bernard, che la scagiona per salvare l’onorabilità della famiglia. Nonostante la libertà riottenuta, patisce però una ben più severa condanna da parte di tutto il cerchio domestico e sociale: offesa e umiliata da tutti, accetterà di venire allontanata da casa, trasferendosi a Parigi nel tentativo di uscire dal suo disadattamento caratteriale, confusa nell’anonimato della metropoli.

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    filippo nox

    16/04/2012 07.56.28

    Un bel libro che si legge in un pomeriggio. Non conoscevo l'autore e devo dire che mi ha piacevolmente impressionato per lo stile pulito e scorrevole, per le descrizioni introspettive dei personaggi, per la capacità di dare un'idea dell'ambiente di quell'epoca. COnsigliato.

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    lalla

    02/03/2012 13.24.21

    In questo libro l'autore ci descrive molto bene i sentimenti come il materialismo e la brama di dominare che travolgono la borghesia di provincia (Argelouse e Saint-Clair). Mauriac in questo romanzo ci fa prenetrare con molta intensità, direi anche profonda, nel dramma della vita di Thèrése Desqueyroux lontana da ogni possibilità di riscatto.

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    enrico.s

    21/06/2010 17.16.05

    Mauriac, in Italia, è uno scrittore poco conosciuto e poco apprezzato. Forse perchè poco pubblicato. Ed è un vero peccato, perchè si tratta di un narratore di razza, capace di dare sostanza e spessore ai suoi personaggi dalla psicologia approfondita con acume e sottigliezza, a volte, sorprendenti. Anche la trama è ben delineata, così come il contesto sociale in cui si svolge la vicenda, descritto anche con durezza da un autore che, forse perchè "cattolico" si crederebbe, erroenamente, come indulgente verso il suo ceto borghese. Lo stile di scrittura è splendido, degno di un NObel (vero), senza scadere in sperimentalismi inutili. Voto 4/5 solo perchè il romanzo è piuttosto corto.

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    Angelo48

    16/09/2009 17.12.33

    Mauriac è stato trascurato in Italia da lungo tempo, ma si tratta di un grande scrittore (premio Nobel nel 1952). In questo mirabile romanzo breve il lettore è inevitabilmente portato a solidarizzare, o comunque provare umana comprensione, con un personaggio cui le pastoie imposte dalle convenienze/obblighi sociali della piccola chiusa provincia francese (la vicenda è ambientato nelle Landes, regione del versante atlantico il cui paesaggio assurge a coprotagonista del romanzo) impongono un tentativo di omicidio per evadere dalla oppressiva realtà quotidiana. Therese è costretta a vivere in un mondo estraneo alla sua personalità ed a subire un matrimonio che servirà solo a renderla definitivamente consapevole di questa incompatibilità. Questo la porta a concepire il suo piano criminale e ad inaridire drammaticamente la sua umanità fino alla quasi totale assenza di sentimenti anche nei riguardi della piccola figlia. La maestria narrativa di Mauriac conferisce a questo personaggio ed all'ambiente che la circonda un autentico spessore letterario.

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