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Norberto Bobbio

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1989
Pagine: XVI-218 p.
  • EAN: 9788806116002

recensione di Bonanate, L., L'Indice 1989, n. 9

È Thomas Hobbes il filosofo politico che più affascina Bobbio; benché Hobbes non sia che uno soltanto dei cinque maggiori filosofi politici dell'età moderna (tra i dieci che Bobbio ha definito "i suoi autori", i restanti quattro dell'età moderna essendo Locke, Rousseau, Kant e Hegel; e i cinque dell'età successiva o contemporanea: Cattaneo, Pareto, Croce, Weber e Kelsen), è senz'altro al filosofo di Malmesbury che egli è ritornato più frequentemente e in un più lungo arco temporale. Dopo il primo contatto prebellico - nel quale Bobbio presentava il saggio hobbesiano di un autore allora troppo poco noto in Italia e oggi forse fin troppo, Carl Schmitt (la recensione è compresa nell'"Appendice" di questo nuovo volume) - Bobbio ritorn• su Hobbes immediatamente dopo la fine della guerra, attrattovi dal "quotidiano scontro col volto demoniaco del potere" (cfr. la "Bibliografia" bobbiana pubblicata da Angeli nel 1984 - un aggiornamento è in stampa per coprire il periodo 1984-1988), tenendo un corso all'università di Padova nel 1947 (di cui è testimonianza il saggio "Legge naturale e legge civile nella filosofia politica di Hobbes", pubblicato dapprima negli "Scritti in memoria di Gioele Solari", cap. V della nuova raccolta) e subito dopo curando l'edizione annotata del "De cive" (anche l'introduzione a quella traduzione è ora riunita agli altri scritti hobbesiani, cap. III) - come non vedere nelle scelte di quel tempo un appello a quel razionalismo hobbesiano che è poi sempre stato anche la divisa di Bobbio? Ma ancora dagli anni cinquanta fino a quelli ottanta a Hobbes Bobbio è ritornato più e più volte, dedicandogli riflessioni originali, come nel caso del saggio su "Hobbes e le società parziali" (cap. VI) e sistemazioni globali, come nella "Teoria politica di Hobbes" (cap. II): non presentazioni meramente storico-ricostruttive, ma discussioni problematiche, ritorno paziente alla 'lezione dei classici', confronto tra quelli del passato e quelli del nostro secolo (basti pensare al confronto tra Hobbes e Kelsen).
Uno soltanto dei capitoli non reca riferimenti diretti a Hobbes o a una sua opera nel titolo, ed è quello che apre il volume illustrando quello che Bobbio ha chiamato "Il modello giusnaturalistico", all'interno del quale Hobbes trova il suo posto di iniziatore del giusnaturalismo moderno, che prende le mosse dalla dicotomia tra 'stato di natura' e 'società civile', ovvero tra anarchia e ordine, o ancora tra guerra e pace. Forse proprio nella centralità di quest'ultima alternativa - tra guerra e pace - va cercata la ragione del costante ritorno a Hobbes compiuto da Bobbio nel quadro della sua ricorrente preoccupazione per la salvaguardia di un'umanità sottoposta al rischio della fine termonucleare. L'articolo posto "A guisa di conclusione" così come la "Premessa" originale al volume ne sono limpida testimonianza - ancora una volta accomunando altre due coppie fondamentali nel percorso bobbiano: l'intreccio tra ordine interno e pace internazionale, quello tra politica e diritto - anche se ancora titubante quanto alla possibilità che il 'modello hobbesiano' abbia davvero successo anche nei rapporti internazionali. Voluto dall'editore come omaggio per gli ottant'anni di Norberto Bobbio questo volume è il primo di una serie di altri, che raccoglieranno gli scritti sui "Diritti dell'uomo" e su "Politica e diritto".