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Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 232 p., Brossura
  • EAN: 9788806201579
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Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    05/06/2016 21.38.37

    Forse 5 è troppo ma 4 mi sembrava poco. Bella storia, lettura scorrevole e una descrizione dell'India che, vera o non vera, colpisce. Consigliato.

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    umberto

    22/09/2012 00.08.27

    libro molto particolare, che ti parla dell'India, dei suoi miti e, se vogliamo, anche dei suoi luoghi comuni come nessun altro te ne ha parlato finora

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    Lucio

    16/01/2012 12.48.59

    Molto più che un libro di denuncia. Certo, è sicuramente un romanzo che smaschera le contraddizioni che caratterizzano la più grande democrazia del mondo, con un racconto lucido, sferzante ed ironico. Ma c'è di più. La "tigre bianca" è la storia di una maturazione, di una crescita di consapevolezza interiore che è al tempo stesso accettazione della propria dannazione. Proprio questo è il profilo più interessante del racconto: la dannazione come redenzione. La dannazione, infatti, costituisce l'esito di un processo di maturazione che emancipa il servo e lo conduce alla libertà. Solo che il prezzo della libertà è la dannazione, non c'è alternativa. Il protagonista non rimpiange per un solo attimo di essere dannato, perchè considera impagabile la propria condizione di uomo libero. La storia personale si intreccia con quella dell'India, al tempo stesso libera e dannata: dannata perchè libera. Non è un caso che il racconto si dipani come epispola al Primo Ministro cinese. La Cina costituisce, infatti, l'antitesi dell'India. La mancanza di libertà rende, infatti, la Cina efficente e ordinata, proprio perchè rispettosa delle regole. Questo binomio iscindibile tra libertà e dannazione riscatta da ogni abusata e nauseabonda retorica un totem, quello della libertà, che oggi ingenuamente decliniamo sempre e soltanto al positivo, dimenticando che la libertà può presentare un costo altissimo: Lucifero dovrebbe saperne qualcosa!

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    Antonio

    23/09/2010 23.51.29

    Si legge facilmente e con piacere in un paio di giorni. Dà un'immagine dell'India non convenzionale. La storia è un po' cruda ma fornisce un'idea precisa di cosa significhi il detto "mors tua, vita mea".

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    Patroclo

    05/04/2010 13.49.00

    Adiga costruisce con semplicità e divertendo il lettore un riuscitissimo spaccato della "modernità" in India, con un romanzo che dice molto di più di molti reportage o saggi. quello che convince di più e di cui il libro non potrebbe fare a meno è la voce ingenua e allo stesso tempo sarcastica del protagonista

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    gianni

    29/03/2010 10.51.19

    Bel libro, soprattutto se si considera che è un’opera prima. Il libro è crudo, spietato, sicuramente una denuncia del sistema di corruzione che vige tuttora in India, forse la più grande democrazia del mondo, ma sicuramente malata dl vizio originale di una estrema diffusione della corruzione. Il libro narra della ascesa di un servo, che riesce a rompere il sistema, la “gabbia per polli”, che tiene le persone ultime relegate ai soli lavori più umili. Purtroppo per liberarsi dalle sue condizioni di partenza il protagonista del libro deve ricorrere ad un omicidio, ma il tutto appare come inevitabile. Il libro è un racconto di finzione ma è sicuramente anche documentaristico nel suo intento di denunciare il sistema di corruzione vigente in un paese emergente, sicuramente un paese, viste anche le sue dimensioni, trainante per l’economia mondiale; economia che si regge tuttora su di un sistema in cui esiste ancora la schiavitù, in cui esistono persone a cui è concesso e permesso tutto, e persone il cui valore è inferiore a quello delle bestie; il tutto succede oggi. Libro da leggere e da meditare.

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    giorgio g

    05/12/2009 18.20.11

    E’ un libro bifronte: da un lato appare come un piatto raccontino della vita di un indiano povero che i padroni trattano come un animale (un “underdog” come dicono gli anglosassoni), mentre dall’altro è una denuncia della corruzione che permea a tutti i livelli la società indiana e dello sfruttamento che le classi privilegiate esercitano sulle classi inferiori. E’ senz’altro originale l’idea di strutturare il libro come un insieme di lettere che il protagonista invia nientemeno che al Primo Ministro cinese atteso per una visita a New Delhi, meno originale l’idea di fargli raggiungere l’elevazione sociale attraverso il delitto e la rapina. E’ comunque un libro che vale la pena di leggere per conoscere una realtà che ci è nascosta dallo splendore del cinema di Bollywood, dell’ informatica di Bangalore e dei mirabolanti aumenti del PIL. Sì, ma a che prezzo umano?

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    Paolo

    18/07/2009 22.11.10

    Una lettura veramente piacevole e coinvolgente, specie per chi crede alla bufala secondo la quale i successi economici dell'India e della Cina dipendano dalle loro capacita' innovative e dalla competitivita' del loro mercato del lavoro.

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    simona

    18/12/2008 11.53.27

    Sorpresa. Questo autore che non conoscevo e che ho cooptato in biblioteca durante un attacco di prestito compulsivo si è rivelato, per il suo punto di vista rabbioso e provocatorio, una lettura molto interessante e diversa dagli altri romanzi di autori indiani che ho letto finora, uno svelamento di vari tipi di maschere: quelle dell’India pacifica e spirituale della campagna e quelle dell’India moderna e computerizzata di Bangalore. Il testo è una sorta di romanzo di formazione alla rovescia, un delitto senza castigo e senza pentimento dove un ragazzino intelligente, che avrebbe tutte le doti per emergere con mezzi leciti quali lo studio e il lavoro, è costretto dal contesto(le Tenebre, cioè il villaggio della campagna indiana) a farsi strada con il crimine per sfuggire a un destino di sottomissione millenaria. Più della trama quello che ho trovato degno di nota è lo sguardo dell’autore, che ribalta tanti luoghi comuni sull’India, ad esempio la sacralità del Gange, il pacifismo (e quindi Gandhi) come fenomeni positivi, la spiritualità, e conia delle immagini che funzionano molto bene. Una per tutte, la mentalità della Gabbia per Polli che imprigiona chi fa parte delle classi povere impedendo anche di poter immaginare una vita diversa. Ho letto tanti altri romanzi con personaggi provenienti dalle classi svantaggiate dell’India contemporanea, l’ultimo è stato Giochi Sacri di Vikram Chandra, dove uno degli ispettori vive in uno slum, ma nessuno di questi altri personaggi esprime una rabbia così forte nei confronti della situazione in cui si trova a vivere non per propria incapacità ma per condizionamenti legati al sistema delle caste. Provocatoria anche la profezia sul futuro, per il protagonista in mano alle razze gialla e marrone causa decadimento della razza bianca provocato tra le altre cose dalla sodomia legalizzata e dall’abuso di telefonia cellulare.

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    claudio

    21/11/2008 10.30.15

    Veramente bello, degno del premio inglese che ha vinto recentemente. E' il romanzo d'esordio di un giovane indiano che, attraverso sette lettere scritte dal protagonista al presidente cinese prossimo a una visita ufficiale in India, ci racconta l'estrema discordanza fra i pochi ricchi e i molti più che poveri dell'India attuale.

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