Tito di Gormenghast

Mervyn Peake

Traduttore: A. Ravano
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 gennaio 2014
Pagine: 545 p., Brossura
  • EAN: 9788845928642

83° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Fantasy

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Descrizione
Apriamo questo libro e ci troviamo in un mondo parallelo al nostro. È Gormenghast, un immane castello, che nessuno dei suoi abitatori ha percorso in tutti i suoi anfratti. Un tempo, doveva essere pieno di tinte squillanti: ora è un intreccio di crepe, e le tinte sfumano fra grigio, verde lichene, rosa antico e argento. Vi incontriamo esseri disparati: un nobile melanconico e saturnino, settantaseiesimo conte di Gormenghast, che è il reggitore del luogo; sua moglie, avvolta in una nube di gatti bianchi; la figlia, selvatica e sognante fra giocattoli vecchi, libri e pezze di stoffa; dignitari di cartapecora, dalle gambe di ragno, custodi di un ordine ormai inaridito; orripilanti figuri che sovraintendono alle cucine; giovani acrimoniosi, che covano la rivolta. Ma c'è qualcosa che unisce questi personaggi: il loro corpo e la loro psiche sono una concrezione del castello - così come il castello è una concrezione del loro essere. Nessuna vita è per loro concepibile al di fuori di quei corridoi di pietra, di quei saloni, di quelle torri, di quei solai. La natura non esiste, se non come riflesso del castello, dove la polvere è polline: perché Gormenghast è tutto. La nascita di un erede maschio, Tito di Gormenghast, porterà una minaccia di cambiamento, per il solo fatto di essere qualcosa di nuovo. E qui ha inizio la saga narrata da Peake, un'impresa grandiosa della letteratura fantastica - e insieme un vasto disegno allegorico che traspare dietro l'esuberanza delle immagini.

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    Sandro Gramm. '74

    07/11/2018 09:30:45

    Primo volume di una straordinaria e corposa trilogia. L'universo di Gormenghast è un fantasmagorico e pittoresco esempio di come la narrativa fantasy possa fare tranquillamente a meno delle solite battaglie magiche, degli elfi, nani, troll e così via. Mervyn Peake è stato un grande illustratore, e ciò si nota nella qualità barocca della sua prosa, in cui il flusso narrativo stuzzica l'immaginazione generando meravigliosi disegni in bianco e nero formati dal lento scorrere della parola scritta. Il castello di Gormenghast, cupo, antico e desolato pare pulsare di vita propria, e forgia, plasma le forme esteriori ed interiori di tutti i personaggi, sempre al di sopra delle righe, grotteschi sino all'estremo, patetici, surreali, comici e malinconici. Un'opera unica nel suo genere, dove l'impalpabile atmosfera d'orrore sembra trasudare dalle antiche pietre del castello stesso. Un immenso affresco surrealista, bizzarro, raffinato ed oscuro.

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    Marco

    22/09/2018 00:17:28

    Il primo volume della saga di Gormenghast è semplicemente magnifico. Un'ambientazione strepitosa, dei personaggi surreali, una prosa ricercata e barocca: sono questi gli ingredienti principali di questo grande capolavoro.

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    Stefano

    20/09/2018 07:24:43

    Sono d'accordo con quanto dice la descrizione del libro: questo è un genere narrativo a sè. E' catalogato come fantasy ma non ho letto niente di simile. La narrazione è molto lenta, cosa che a me non è piaciuta, ma la storia è tale da indurre a leggerla tutta.

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    LelaCosini

    18/09/2018 18:49:57

    Quello di Gormenghast è un mondo particolare, certo per l'ambientazione, ma soprattutto per i personaggi, che sono molti e molto diversi tra loro. Non sto a parlare dei luoghi, delle cerchie, delle sale dal momento che l'autore si dilunga moltissimo, già dalle prime pagine, in articolate descrizioni di ogni cosa, e passerei direttamente ai caratteri che vagano in questi spazi. Personalmente ho fatto una distinzione tra i personaggi più assurdi e quelli realistici. Tra gli assurdi ci sono la contessa Gertrude, le gemelle, Sugna e tutti quelli con comportamenti e ragionamenti bizzarri. I realistici mi sono sembrati Ferraguzzo, il dottore, Fucsia, quelli che sono sempre particolari, ma che ragionano e pianificano. Ci sono anche tante vie di mezzo, per carità. Io però sono riuscita a seguire con più interesse i personaggi più credibili che gli strambi. Questo è il primo di una serie, quindi non so come evolveranno le cose. La prima cosa che colpisce dalle prime righe è sicuramente la scrittura articolata che, per quanto affascinante, con le lunghe descrizioni rallenta molto la lettura. Ho trovato abbastanza tedioso lo spazio dedicato a Keda e alle continue lamentele della balia. C'è da vedere come il piccolo Tito porterà avanti quel mondo di antichità, abitudini e riti da seguire alla lettera, dal momento che già da infante ha mostrato scarso rispetto delle sacre tradizioni.

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    EGO

    07/05/2018 18:29:30

    Ottimo. Un libro da leggere con calma e ponderazione.

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    Cosimo Sportelli

    18/06/2017 22:34:47

    La scrittura di Peake è molto densa, fatta di descrizioni minuziose che, in punti dedicati a scorci naturalistici, diventano veri e propri quadri. La cosa può piacere, così come no (a me personalmente piace moltissimo); un lettore pigro che preferisce l’azione potrebbe trovarla un po’ indigesta. Le pagine farcite di termini desueti e lo stile alquanto barocco innalzano ulteriormente l’asticella della soglia d’attenzione richiesta. In un’epoca di omologazione linguistica e stilistica, ritrovarsi a leggere qualcosa che ha una propria connotazione non può che far piacere. Molte situazioni descritte sanno di commedia. Ma accanto a questa narrazione dal tono scanzonato troviamo pagine di tutt’altro tono, volte a mettere in luce la miseria umana e la fragilità della psiche. Ovunque a Gormenghast aleggia la solitudine, nonostante le schiere infinite di servitori necessari a mandare avanti un baraccone come quello del castello dei de' Lamenti. Ognuno degli abitanti di questo piccolo grande mondo di pietra è in realtà un pianeta a parte, rinchiuso in un proprio bozzolo di sentimenti e pensieri cui non dà accesso agli altri. All’inizio la lettura può sembrare lenta, anzi, lo è senza dubbio volendo trasmettere l’idea di un mondo immobile, sonnolento, abitato quasi da automi facenti parte del grande ingranaggio arrugginito, eppur perfettamente funzionante, che è Gormenghast, fatiscente e tetro ammasso di pietre e tradizioni antiche. Le cose, però, prima lentamente, poi in modo sempre più veloce, finiranno per precipitare alterando gli equilibri in modo tragico. Se c’è una cosa che rende speciale questo libro è che leggendolo ci si accorge che è nato per divertire, per emozionare e intrattenere nel senso più alto del termine. Punto. Una storia. Narrata e letta per il puro piacere che sa dare il racconto. E se quando si arriva all’ultima pagina viene subito voglia di correre in libreria per comprarne il seguito, direi che quello che si è appena finito è davvero un bel libro.

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    Paolo Deghenghi

    11/12/2011 09:58:27

    Autore misconosciuto, Marvyn Peake propone con questo primo capitolo della trilogia di Gormenghast un affresco grandioso che sarà difficile dimenticare. Lo stile energico, anche se qua e là indulge alla magniloquenza, riverbera di profondità poetica nella descrizione di un mondo alternativo che sembra partorito dal magico connubio del sogno con l'incubo. Le pagine sono fitte e sono tante, forse troppe, ma quasi mai si ha la sensazione di un appesantimento della lettura, nonostante il ritmo della storia abbia una cadenza non dettata dalla successione degli eventi. Ciò che sembra muovere l'autore a scrivere, soprattutto nelle prime, proemiali 200 pagine, è la necessità di non svegliarsi, di non interrompere la magica sospensione di una verità che si rivela. E questa verità, forse, più di ogni altra, è l'incanto che produce l'immaginazione quando essa è sovrana. Sia che essa rappresenti luoghi e scenari (tutti all'insegna del grandioso e del meraviglioso), sia che si soffermi sui molti personaggi per darcene un esaustivo quadro d'insieme. Irraggiungibile, almeno per me, la visione del castello che Ferraguzzo ci offre nella sua fuga sui tetti diruti e abbandonati da secoli: una vera passeggiata onirica in un'altra dimensione scaturita dal silenzio delle pietre, così come capita di rammentare quando da bambini guardando sopra le case il cielo disegnava un altrove improvviso il cui possesso era possibile con il più semplice dei gesti: chiudere gli occhi e volare sulle ali della fantasia.

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    Denebola

    19/10/2009 10:13:18

    Pur non avendomi proprio conquistata,questo libro mi ha comunque affascinata moltissimo.Direi che è forse uno dei romanzi più d'atmosfera che abbia mai letto,dove l'ambientazione si impone al lettore in modo incredibilmente efficace,grazie a una scrittura barocca e seducente.I personaggi,a prima vista caricature fiabesche ed estreme,sono figure a tutto tondo,ognuna con un carattere ben definito e articolato;gli atteggiamenti e le dinamiche che intercorrono tra loro non sono mai scontati e danno il sale alla trama,rendendola interessante e inaspettata.A contendersi il mio affetto sono stati la dolcissima Fucsia e il bizzarro ma arguto Floristrazio;tuttavia il più intrigante è senz'altro Ferraguzzo:non solo per la sua astuzia e la spregiudicatezza,ma anche perchè,pur essendo connotato in modo alquanto negativo,conserva un'ambiguità di fondo,che rende imprevedibile la sua evoluzione.

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    Luca Varrese

    04/05/2008 13:12:39

    Un fantasy eccellente se per fantasy si intende qualsiasi vicenda che si svolge in un AltroDove e AltroQuando non meglio identificati. Una quantità incredibile di dettagli rendono il castello davvero reale e l'atmosfera è stranamente affascinante, anche se ovviamente bisogna avere la pazienza necessaria per leggerlo visto che il ritmo è volutamente lento. L'unico difetto è che la trama è banale; si può anche pensare che in realà all'autore non interessasse volendo egli descrievre solo un mondo alternato, però a quel punto tanto valeva essere ancora pià melodrammatici.

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